KomorebiL’approccio esistenziale giapponese a cui si ispirano registi e artisti di tutto il mondo

È il perno narrativo di “Perfect Days”, il nuovo film di Wim Wenders ora in sala. C’entra il rimando a una vita che si sofferma sui bagliori, rapida e momentanea. Ecco perché si sta diffondendo ovunque

courtesy of Lucky Red

Ogni lingua ha delle parole intraducibili legate alla cultura del proprio Paese di origine, in grado di esprimere interi concetti, anche complessi, in poche lettere. Komorebi è una di quelle. Si tratta di un vocabolo giapponese il cui significato letterale è “la luce che filtra tra gli alberi”, descrivendo quella sensazione inizialmente abbagliante data dal contatto diretto tra occhi e raggi del sole, seguita dalla pace prodotta dal verde brillante delle foglie e dai giochi di ombre che si creano sul suolo. Il fatto stesso che esista una parola specifica per descrivere questo tipo di fenomeno fa intendere che a livello culturale abbia un significato molto più radicato; Komorebi è infatti anche un vero e proprio incoraggiamento a trovare la luce nei momenti più oscuri della vita, come un mantra, un culto.

Il pensiero, definibile un vero e proprio credo, è ripreso anche dal film “Perfect Days”, firmato Wim Wenders, nelle sale italiane dai primi di gennaio e che sta facendo molto parlare di sé. Dalla poesia delle piccole cose agli aspetti drammatici, in tanti si sono espressi sull’opera, che si basa in effetti sull’impercettibile. Nella trama, infatti, non si può dire che accadano propriamente delle cose: tutto consiste nella sfumatura di una vita semplice che si rivela piena di rituali. Tra questi ultimi, Hirayama – il protagonista, che si guadagna da vivere pulendo i bagni pubblici della città di Tokyo – ogni giorno in pausa pranzo scatta una foto a rullino con la sua fedele Olympus alla chioma di un albero del parco, vicino a una delle toilette in cui presta servizio. O meglio, non alla chioma, ma alla luce che filtra da quest’ultima, che quotidianamente cambia.

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Durante il sabato, infatti, Hirayama mostra la sua routine di fine settimana che comprende lo sviluppo del rullino e la selezione di foto “riuscite” che vanno a finire in un archivio enorme nell’armadio, in cui si intende ci siano tutti scatti dello stesso soggetto, che non è infatti un elemento a caso.  La vita stessa dell’uomo, seppure di una pace invidiabile, non è perfetta e neanche priva di dolore, ma tutto si basa sul momento presente e sul cogliere la bellezza in elementi apparentemente semplici, nel trovare la luce che filtra anche laddove sembra esserci spazio per nient’altro che buio, seguendo veri e propri pilastri della cultura zen applicabili anche tangibilmente nel quotidiano.

Il concetto di Komorebi è stato infatti anche traslato in sensi più concreti nella vita di tutti i giorni, in architettura come in arte, e non solo in Giappone. Il Campus della UAD – The Architectural Design & Research Institute of Zhejang University, in Cina – in particolare l’atrio dell’edificio B1, progettato nel 2020, è stato appositamente realizzato con pannelli di alluminio perforati, appoggiati su travi e pilastri, che rivestono completamente l’area e creano appositamente un gioco di luce che dà l’impressione di camminare in una foresta di bambù. Il risultato è stato ottenuto utilizzando una tecnologia di progettazione avanzata, che partendo dai pixel di una foto reale rappresentate una foresta, li ha convertiti in dati vettoriali, successivamente impiegati per ricreare con esattezza gli angoli specifici in cui perforare le lastre per creare il gioco di ombre. L’effetto, estremamente credibile, è voluto per comunicare a chi entra all’area dello stabile un senso di pace.

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Numerose mostre, inoltre, hanno visto come protagoniste piante e illuminazioni, come la recente Trame di luce, realizzata nell’Orto Botanico di Roma e ai Giardini di Villa Reale di Monza. Installazioni tra gli alberi, utilizzando luci a led che si scontrano sulle piante creando ombre e proiezioni sul terreno. Benché ottenuto artificialmente, il risultato non è certo meno sorprendente. Attualmente visitabile ai Giardini di Palazzo Brancaccio di Roma, Lights in Nature, un evento disponibile fino al 18 febbraio trasforma l’area naturale in un gioco di proiezioni e luci che si scontrano sulle foglie, creando chiaroscuri sulle facciate esterne del palazzo. Questa è la prova che il Komorebi, infatti, non è solo una circostanza specifica, ma un vero è proprio stile di vita che affascina in ogni sua forma.