Gradazioni alcoliche Pizza vuol dire anche mixology

I cocktail durante la cena ormai non sono più una novità e lo testimoniano le decine di locali che continuano a offrire questo particolare pairing, destinato a entrare di diritto nei menu

Qui, nel nostro cammino fatto di creatività, di spicchi da mordere e impasti da scoprire, stiamo affrontando già da un po’ quelli che non sono gli abbinamenti più classici e culturali. Lo facciamo senza però voler abbandonare il conosciuto, che ha bisogno senza dubbio di essere scoperto in un’altra luce e valorizzato. Ma allo stesso modo stiamo andando oltre, perché è il settore che ce lo richiede, in una strada che ha preso la tradizione e l’ha plasmata verso gusti irriverenti e  più freschi. No, non si sta discutendo se ci sia o meno una rivoluzione in atto: la storia la si scrive cammin facendo e quello che ci vuole dimostrare è che, accanto a pizza e birra, rapporto meraviglioso che nessuno vuole perdersi, c’è un mondo di abbinamenti scalpitante e bisognoso di riconoscimenti ufficiali. 

Di pizza e cocktail si parla ormai da più di un decennio. In Italia per lo meno da quando nel 2013 aprì Dry Milano, locale che decise di iniziare un’era diversa basata proprio sul concetto di abbinamento tra pizza e cocktail. È stata la prima pizzeria a puntare su questo abbinamento, che forse all’epoca sembra ardito, ma che oggi rientra in una cultura gastronomica che potremmo definire normale, un qualcosa a cui ora siamo abituati e da cui, anzi, ci aspettiamo sempre di più: abbiamo alzato l’asticella insomma. Un trend, per dirla con termini giovani e anglosassoni, che ormai quasi diamo per scontato. E infatti, i luoghi in cui pizza e mixology si fondono in un tutt’uno non accennano a sparire, ma riescono a trovare terreno fertile nelle menti geniali, per esempio, di due imprenditori del settore, come Fabrizio Margarita e Dom Carella, che hanno inizio proprio a fine febbraio al loro nuovo progetto, Ultra, sempre posizionato nella città meneghina, dove il bancone del bar diventa il palcoscenico intorno a cui si svolge tutta la vita di tutto il locale, dalla sala alla cucina, senza discontinuità di vista e di dialogo. 

Non andremo a farvi una carta di abbinamenti da provare con la pizza, perché il bello è proprio questo, la versatilità di questo alimento che si presta a un milione di interpretazioni e che insieme alla creatività del pizzaiolo può trovare un mare di dettagli declinabili quasi all’infinito. Certo, ognuno dice la sua. Al Dry la Margherita la si consiglia a un Vintage Negroni, mentre a Torino, a I Santi Pizza Fritta, la si accompagna con un Gin Fizz al basilico. Al Garage Pizza & Co. di Milano, il gusto emiliano della mortadella si sposa con un democratico Spritz Aperol. E la classicissima Capricciosa trova il suo degno compagno un Martinez, l’antesignano del Dry Martini, nella visione del sommelier Mirko Di Simone, del Ristorante 1978 di Valerio Braschi. E se andiamo all’estero, possiamo trovare abbinamenti ancora più arditi, con la pizza farcita con bacon canadese e ananas, assieme al Mai Tai al mango e cocco. Il limite è rappresentato solo dagli ingredienti e dalla capacità del pizzaiolo di trovare l’anello di congiunzione perfetto. 

Questo articolo fa parte di “A Spicchi”, il progetto di  Petra Molino Quaglia. Qui il link per l’iscrizione alla newsletter mensile, da condividere con gli appassionati della pizza.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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