American style La mozzarella, il pomodoro e New York

Il sogno di diventare calciatore e un destino da pizzaiolo: questa è la storia di Massimo Laveglia, che in pochi anni si è imposto nella città americana con uno stile di pizza realizzato con un’idea tutta italiana, anche negli abbinamenti

Massimo Laveglia

Voleva fare il calciatore, anche in America. Pur senza pensare di trovare spazio nella MLS (Major League Soccer), dove hanno giocato Beckham, Higuain, Lampard, Kaka, Ibrahimovic, un calciatore semiprofessionista italiano può provare a guadagnarsi da vivere in una squadra di una serie minore americana. «Ero venuto in vacanza con un amico nell’estate 2013 e sono rimasto folgorato dall’energia di New York» racconta Massimo Laveglia, da Pistoia, oggi proprietario della pizzeria L’Industrie, che conta due aperture, quella storica di Williamsburg e la nuova nell’East Village. «In pochi mesi ho deciso di lasciare l’Italia, abbandonando un lavoro in una ditta di infissi che non mi soddisfaceva. L’idea di fare il calciatore è durata un paio d’anni, insegnavo anche ai bambini, ma non c’è stata la soddisfazione che mi aspettavo. Così, come fanno molti italiani che sperano di fare fortuna negli Stati Uniti, mi sono buttato nel mondo della ristorazione: lavapiatti e cameriere».

Nel 2017 Massimo Laveglia lavorava come cameriere in un ristorante a Soho e cominciava a pensare che gli sarebbe piaciuto avere un posto tutto suo. Un fornitore gli racconta che a Williamsburg c’è una piccola pizzeria che cerca un acquirente. «Era un buco di trenta metri quadri, il titolare era francese e l’attività andava piuttosto male: era un affare, ma anche un rischio. Non avevo la minima idea di come si facesse la pizza, ma mi sono buttato con una certa dose di incoscienza». L’inizio è stato complicato, vendere quaranta pizze al giorno non poteva permettere di vivere a lungo: il pensiero di alzare bandiera bianca c’è stato, ma la consulenza con il pizzaiolo romano Luca Pezzetta, che è venuto a New York per insegnare a Massimo i segreti dell’impasto, ha cambiato le prospettive.

Da L’industrie la pizza è in stile New York nella forma (disco grande servito a fette), ma italiana nella qualità e questo è stato il segreto della sua fortuna. La pizza si ordina al banco, dove si ritira per poi sedersi ai tavoli. Un format che funziona molto anche con il take away e il delivery per chi vuole portarsi a casa una pizza intera da dividere con gli amici.

«Ho puntato subito sulla qualità degli ingredienti» racconta Laveglia. «L’impasto è un mix di farine dove Petra Molino Quaglia rappresenta la parte più importante assieme a farine locali e un po’ di semolina. Il pomodoro è di qualità, ma californiano, così come la burrata viene dal Connecticut ed è molto meglio di quella che arriva abbattuta dall’Italia. Non credo a chi dice che agli americani puoi servire qualunque cosa, che non capiscono cosa hanno nel piatto. Io sono la dimostrazione tangibile che la qualità paga».

Durante il Covid c’è stata la possibilità di ingrandire il locale, di cambiare il forno. La fine del lockdown ha sancito il successo. Nel weekend la fila che si allungava lungo South 2nd era impressionante, anche un’ora di attesa per una slice di pizza margherita con la burrata (la più amata). Di questa micro-pizzeria hanno cominciato a parlare tutti: New York Times, Eater, Bloomberg, Vogue, The Infatuation. Così nel 2023 è arrivata la nuova apertura nel East Village su Christopher Street: zona più ricca, spazio più grande.

«Non voglio parlare di successo, ma siamo contenti» sottolinea con modestia Massimo Laveglia. «Credo che la mia fortuna sia stata lavorare solo con americani (ha un socio, Nic Baglivo, che prepara dei panini golosissimi con il pane fatto in pizzeria), gli italiani cercano sempre qualche scorciatoia, creano invidie sul posto di lavoro. I ragazzi americani sono più pragmatici. Sono arrivato qui senza una grande conoscenza della lingua, quando ho aperto il mio obiettivo era fare una buona pizza più che un grande business, non mi sono mai fermato davanti alle difficoltà. Con tutti i difetti che può avere questa città l’impegno e il merito vengono sempre premiati. E gioco ancora a calcio con gli amici».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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