E-commercePer incontrare la domanda dei consumatori africani bisogna integrare le economie regionali

Bisogna rendere più accessibili e convenienti i prodotti che appartengono a poche decine di categorie merceologiche trovando modi innovativi di utilizzare le infrastrutture esistenti senza non copiare modelli americani o europei

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È il quarto di cinque articoli in cui due imprenditori, un’educatrice finanziaria, un’economista e una dirigente del settore delle criptovalute raccontano quali sono, secondo loro, le nuove tendenze del business mondiale (con particolare attenzione ai mercati meno conosciuti). Qui il primo articolo di Marcos Galperin, il secondo di Christine McDaniel, il terzo di Kyla Scanton. La quarta opinione è di Daniel Yu, fondatore e chief executive di Wasoko, una piattaforma di e-commerce business to business che opera in Africa centrale.

Il consumo totale di beni a rapida rotazione in Africa ammonta a miliardi di dollari all’anno. Si tratta di un mercato enorme che è destinato a crescere ulteriormente. In qualità di imprenditore nel settore e-commerce che lavora in Africa, il più grande equivoco con cui devo confrontarmi è l’idea che il tipico consumatore africano cerchi un’esperienza di e-commerce simile a quella del tipico consumatore occidentale. Per usare un po’ di stereotipi, un acquirente americano tipo potrebbe, ad esempio, cercare online un gelato biologico e vegano che gli venga consegnato in dieci minuti. Ecco, questo non è un problema che i consumatori africani devono affrontare. Detto questo, in Africa, come nella maggior parte dei luoghi del mondo, i fattori più importanti in base a cui decidere se fare un acquisto o meno sono il prezzo e il valore di quello che si sta comprando.

Il grosso della spesa dei consumatori africani, circa il settanta per cento, è destinata ai beni di prima necessità per la vita domestica: alimenti di base (come riso, zucchero e farina) e articoli come il sapone e i prodotti in cellulosa. La maggior parte di questi acquisti viene fatta in negozi locali a conduzione familiare che offrono un po’ di prodotti diversi. (Per fare un paragone, il supermercato americano medio permette di scegliere tra decine di migliaia di prodotti diversi, mentre un negozio online sulla sua piattaforma potrebbe averne oltre un milione).

L’attività di e-commerce in Africa si concentra sul rendere più accessibili e più convenienti i prodotti che appartengono a poche decine di categorie merceologiche. Ciò significa trovare dei nuovi modi di utilizzare le infrastrutture esistenti per far arrivare i prodotti ai consumatori e non cercare di copiare dei modelli americani o europei che non si adatterebbero al contesto africano. Invece di cercare di creare dei sistemi di consegna a domicilio in luoghi dove non ci sono i nomi delle strade o gli indirizzi non sono individuabili con precisione, la nostra azienda, Wasoko, vende a quei piccoli negozi, aggregando il potere d’acquisto di una comunità e facendo aumentare il fatturato di quei punti vendita anche di migliaia di dollari al mese.

A mio avviso, una delle cose più importanti da fare per espandere il mercato dei consumatori in Africa centrale è migliorare l’integrazione economica all’interno della regione. La maggior parte dei prodotti più venduti sulla nostra piattaforma – che sono beni di prima necessità come il riso, la farina, lo zucchero e l’olio da cucina – sono quantomeno lavorati in loco. Ci possono essere alcuni articoli che arrivano dall’estero, ma vengono prodotti da fabbriche in Kenya, in Tanzania o in Uganda e sono traspostati all’interno della regione. In prospettiva, i governi devono fare di più per consentire la specializzazione, in modo che ogni Paese possa concentrarsi su ciò che sa fare meglio.

Un quadro di riferimento per questa integrazione esiste già, grazie all’Accordo sulla zona di libero scambio continentale africana, che è stato firmato qualche anno fa da cinquantaquattro Paesi. Ma mancano ancora dei passi concreti. Se arriveremo all’effettiva attuazione di quell’accordo, allora potrà dispiegarsi appieno il potenziale economico del continente.

© 2023 THE NEW YORK TIMES COMPANY

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