Urne (sempre) aperteLe ennesime elezioni in Bulgaria e il complicato rapporto con la Russia

La frammentazione politica ha reso difficile la formazione di governi stabili e ha impedito passi significativi nella lotta alla corruzione. I bulgari torneranno per la sesta volta in tre anni al voto nazionale, lo stesso giorno delle Europee

LaPresse

Il prossimo 9 giugno i cittadini bulgari voteranno per la sesta volta negli ultimi tre anni alle elezioni nazionali. Lo stesso giorno si voterà anche per le Europee. L’ufficialità è arrivata in questi giorni dopo l’approvazione formale da parte del Parlamento. Nel frattempo, il Paese sarà guidato da un Governo ad interim con a capo il conservatore Dimităr Glavčev che resterà in carica fino alla scadenza elettorale. 

Un atto che si è reso necessario dopo che le due principali forze politiche del Paese, i conservatori di Gerb e i liberali di Continuiamo il cambiamento-Bulgaria Democratica (PP-DB), non hanno trovato un accordo sulla rotazione ai vertici del Governo. Il patto tra i due partiti prevedeva un’alternanza nelle posizioni apicali: nei primi nove mesi a guidare il Paese è stato il liberale Nikolaj Denkov che si sarebbe dovuto avvicendare, da aprile, con la vicepremier e Ministra degli esteri uscente in quota Gern Mariya Gabriel. Ma oltre alla guida dell’esecutivo, il partito dell’ex Commissaria europea per l’innovazione ha chiesto ai liberali anche un importante rimpasto dei Ministri del governo Denkov. La proposta – che non era nei patti – non è stata accettata e l’accordo è saltato.

Sembrava che la coalizione formata dai conservatori e liberali fosse in grado di garantire quella stabilità che alla Bulgaria manca dal 2020, quando l’allora Primo ministro Bojko Borisov fu costretto alle dimissioni in seguito alle imponenti manifestazioni di piazza contro la corruzione, che nel Paese è a livelli altissimi. Sulla lotta alla corruzione da allora non sono stati fatti grandi passi in avanti, anche se negli ultimi nove mesi Denkov ha avviato alcune indagini interne per individuare eventuali infiltrazioni tra i funzionari del Governo e dei servizi segreti, questi ultimi tradizionalmente vicini a Mosca. 

La corruzione in Bulgaria passa anche da qui, dall’influenza russa nei centri di potere e nelle infrastrutture energetiche. Anche da questo punto di vista l’esecutivo uscente ha provato a invertire il trend: sotto la guida di Denkov, Sofia è passata da una dipendenza quasi totale dall’energia russa a una relativa indipendenza, differenziando i fornitori di combustibile per la centrale nucleare di Kozloduy ed eliminando un’esenzione che permetteva di aggirare le sanzioni dell’UE sul petrolio russo. Sofia ha inoltre sostenuto l’Ucraina sin dal febbraio 2022, fornendo assistenza tecnica e munizioni rivelatesi particolarmente preziose perché conformi agli standard bellici di derivazione sovietica e quindi adatte alle armi in dotazione all’esercito ucraino.

Che in Bulgaria l’influenza russa e la corruzione siano collegate è proprio l’ex primo Ministro Denkov a sottolinearlo in un’intervista al Financial Times: «Gran parte dell’influenza russa in passato, ad esempio nel settore energetico, è arrivata attraverso la corruzione. Lavoriamo per spingere queste due agende in parallelo perché sappiamo che sono collegate l’una all’altra». Denkov ha poi definito «discutibili» i negoziati che hanno portato ai lavori di implementazione del gasdotto Turkstream, recentemente tornato argomento d’attualità dopo la pubblicazione di un documento che dimostrerebbe come i russi avrebbero aggirato le norme bulgare sugli appalti per controllare l’implementazione del Turkstream in Bulgaria nel periodo 2019-2021. In questo modo Mosca è riuscita a far arrivare il gas russo in Serbia e Ungheria bypassando l’Ucraina. La roadmap di questo percorso era stata concordata con il governo Borisov che aveva spianato la strada anche a interventi futuri. 

Il punto è che Borisov è ancora il leader del partito che fino a qualche settimana fa governava con Denkov. Formalmente Gerb ha fatto saltare l’accordo a causa del mancato rimpasto nell’esecutivo. Il partito conservatore chiedeva infatti che fossero sostituiti undici ministri del governo uscente come segno di discontinuità. Sullo sfondo resta però la differenza di vedute dei due leader sui rapporti con la Russia e sulla lotta alla corruzione. Borisov ha sempre mantenuto una relazione di amicizia con il Cremlino e sotto il suo governo, Mosca ha aumentato la propria influenza nel Paese anche e soprattutto in ambito energetico.

In questi ultimi anni la Bulgaria ha provato a invertire la tendenza in un clima non semplice. La frammentazione politica e la conseguente fragilità dei Governi sono state l’ostacolo principale, oltre ovviamente alla corruzione e alle interferenze russe. È lecito aspettarsi che il Cremlino proverà a influenzare anche le prossime elezioni del 9 giugno. Di sicuro Mosca non ha gradito l’attenzione che il governo Denkov ha riservato alla lotta alla corruzione (e di conseguenza agli interessi russi). 

Putin ci proverà, un cambio di rotta del prossimo esecutivo sulla lotta alla corruzione e sul sostegno all’Ucraina sarebbe una vittoria importante per la Russia. Mosca ritroverebbe un terreno fertile dove fare affari e politicamente Sofia andrebbe a rafforzare il fronte europeo filorusso composto al momento solamente da Slovacchia e Ungheria. I sondaggi per il momento sembrano andare in un’altra direzione ma sarà necessario tenere alta la guardia sulle interferenze e sulle campagne di disinformazione di Putin.

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