Run valleyL’innovazione tecnologica trova terreno fertile nella calzatura sportiva (Made in Italy)

Intelligenze artificiali, piastre in fibra di carbonio, intersuole iper-reattive, materiali leggeri e software che analizzano lo stile di corsa senza marker fisici: l’Innovation Summit di Diadora, all’Arsenale di Venezia, ha confermato che performance e tecnologia sono due elementi inscindibili. A tutti i livelli

Larissa Iapichino, da poco entrata nel team Diadora (courtesy of Diadora)

A circa mezz’ora di water taxi dalla stazione di Venezia Santa Lucia, l’Arsenale era, è e rimarrà per sempre il simbolo dell’innovazione del capoluogo veneto. Qui, in questo antico complesso di cantieri navali e officine – sottoposto negli anni a interventi di riqualificazione e restauro –, nacque la prima linea produttiva al mondo. Le navi costruite all’Arsenale, per rendere l’idea, permisero alla Serenissima di superare gli ottomani nel mar Egeo per conquistare le più importanti rotte nordeuropee. 

Non è un caso che Diadora, storica società italiana di abbigliamento sportivo con sede a Caerano di San Marco (Treviso), abbia scelto questa location iconica per organizzare l’Innovation Summit del 23 aprile 2024: «Oltre a essere un centro d’innovazione, l’Arsenale è anche un centro di confronto e scambio di idee, e questo mix tra innovazione e inclusività è proprio l’anima di Diadora», racconta a Linkiesta Etc Enrico Moretti Polegato, presidente dell’azienda del gruppo Geox fondata nel 1948. 

Tra scarpe tecniche per l’atletica e sneaker da usare tutti i giorni, una delle sfide principali di Diadora è quella di coniugare lifestyle e innovazione, performance e comfort, tecnologia e tradizione. Il risultato si è visto anche nei futuristici allestimenti realizzati in un edificio dell’Arsenale, dove il brand ha mostrato – nel quadro della campagna di comunicazione Run Valley – sei tecnologie all’avanguardia: Blushield, Anima, XT, Atomo, Anima N2 e Anima PBX con la piastra di carbonio. A colpirci nell’immediato, una volta entrati, è stato un software in grado di studiare la tecnica di corsa senza marker fisici: la tecnologia sfrutta la cinematica del movimento (non considerando quindi le forze alla base del movimento stesso), individuando lo stile di corsa ideale per permettere al runner di ridurre il rischio infortunio senza rinunciare al risultato. E l’intelligenza artificiale, in pochi minuti, analizza i risultati senza perdere tempo nelle fasi di data collection

Courtesy of Diadora

«L’intelligenza artificiale sta cambiando la parte di progettazione e il modo di porsi verso l’esterno: è uno strumento importante per raggiungere il cliente, ma anche per il cliente stesso. Quest’ultimo può capire meglio qual è il prodotto più adatto a lui, alle sue necessità come persona e come sportivo», dice Enrico Moretti Polegato. Il quattro volte oro olimpico Michael Johnson, tra i più grandi quattrocentisti di sempre, era soprannominato The Duck per via del suo particolare stile di corsa. Erano altri tempi, ma la tecnica non è solo un fattore estetico, avendo un impatto non irrilevante in termini di sovraccarico e, quindi, di infortunio. 

L’occasione dell’Innovation Summit è stata preziosa anche per vedere ai raggi x le tecnologie delle scarpe da running di Diadora. La tecnologia Anima, ad esempio, si fonda su un composto con un livello complessivo di reattività pari al sessantacinque per cento, capace di aumentare la reattività dell’intersuola e di ridurre il peso del venti per cento: il tutto per garantire un movimento di corsa più fluido e stabile, soprattutto negli allenamenti quotidiani sulle lunghe distanze. Poi c’è Atomo V7000, l’unica scarpa da running Made in Italy negli ultimi trent’anni. E ancora: l’intersuola Anima PBX, che stravolge i paradigmi dei materiali tradizionali grazie a una reattività del composto pari all’ottanta per cento e a una riduzione del peso del quaranta per cento; abbinata a una piastra cento per cento carbonio, diventa la compagna ideale per atleti d’élite. 

Larissa Iapichino e Enrico Moretti Polegato (courtesy of Diadora)

L’intersuola Anima PBX sarà alla base della scarpa Lungo Carbon – anch’essa dotata di piastra in carbonio – usata in preparazione da Larissa Iapichino, entrata da poco nel team Track and field di Diadora. La giovane lunghista italiana, detentrice del record mondiale under 20 indoor (6,91 metri) e del record italiano indoor assoluto (6,97 metri), è stata annunciata dal brand proprio durante l’Innovation Summit di Venezia. 

Da non dimenticare anche Blushield, una tecnologia pensata per mantenere un equilibrio perfetto del corpo durante la corsa, minimizzando il comportamento asimmetrico dei piedi e riducendo la pronazione eccessiva. Per i corridori più esperti ed esigenti, invece, c’è il composto Anima N2, capace di incrementare del quaranta per cento il rimbalzo dell’intersuola. Merito delle più recenti tecnologie di supercritical foaming, ideali per garantire livelli di reattività impensabili fino a qualche anno fa.  

Da Ayrton Senna a Francesco Totti, passando per Dino Meneghin: Diadora è una società storica, valorizzata da volti leggendari. Riuscire a usare la tradizione come bussola, senza farsi ostacolare dall’eredità del passato, non è sempre facile per un brand che punta sulla tecnologia per migliorare la performance degli sportivi: «Quando percorri la tua strada, devi sempre ricordarti chi sei. Noi rispettiamo il patrimonio storico che l’azienda ha portato quando l’abbiamo acquisita. Bisogna valorizzare l’identità, ed eventualmente sacrificare i progetti di crescita all’autenticità. Non viceversa», ci spiega Enrico Moretti Polegato.

Il tutto, ovviamente, va coniugato con un fattore imprescindibile e che ha un disperato bisogno di concretezza: la sostenibilità. «Si tratta di un elemento che non riguarda il solo prodotto», dice il presidente di Diadora. «È l’ambizione di far diventare Diadora un’azienda che ragioni in maniera sostenibile. Il prodotto è sostenibile non solo per il materiale, che è fondamentale, ma perché è l’output di un’azienda sostenibile».

La Lungo Carbon (courtesy of Diadora)

Per questo, Diadora ha introdotto novità sotto tutti i livelli: corporate, stakeholder esterni e prodotto. «A livello di corporate abbiamo eliminato l’uso della plastica monouso dall’headquarter ed eliminato le bottiglie d’acqua. Stiamo anche cercando di fare di Diadora un bel posto dove lavorare, perché è importante anche la sostenibilità sociale. Stiamo ad esempio offrendo servizi come l’asilo aziendale e la palestra aziendale, doverosa per un’azienda sportiva. Nella collaborazione con stakeholder esterni, inoltre, promuoviamo attività sul territorio per lo sport». 

Un esempio virtuoso riguarda George Weah, presidente della Liberia dal 2018 al gennaio 2024 ed ex calciatore sponsorizzato Diadora, che ha aperto a Monrovia un centro sportivo per bambini di strada: il brand veneto è sponsor tecnico. «In termini di prodotto – conclude Enrico Moretti Polegato – abbiamo introdotto delle linee più sostenibili e di prodotto vegan (materiali che derivano dall’uva, ad esempio), eliminato la plastica degli imballaggi e certificato la nostra carta Fsc. In più, abbiamo un sistema di auditing indipendente per i fornitori».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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