Bussola politicaLa bicicletta nel tessuto economico europeo e l’esperienza di Milano a Bruxelles

La ciclabilità non è un capriccio da radical chic distaccati dalla realtà, ma un asset da integrare nella vita economica, sociale e lavorativa delle nostre città. A ribadirlo, sfatando qualche falso mito, è un parere di Arianna Censi (assessora milanese alla Mobilità), approvato all’unanimità nella plenaria del Comitato europeo delle Regioni

LaPresse

Dalla newsletter settimanale di Greenkiesta (ci si iscrive qui) – Per la prima volta, scrivo e invio questa newsletter fuori dai nostri confini nazionali. Oggi mi trovo a Bruxelles, una città vibrante in cui succedono cose. Tante cose, spesso molto importanti. La capitale belga ospita il quartier generale della Nato ed è il cuore delle istituzioni europee. La bandiera blu con il cerchio composto da dodici stelle dorate è ovunque, già dopo qualche ora diventa un elemento piacevolmente familiare. Noi giornalisti, quando in un pezzo vogliamo evitare di ripetere in continuazione “Ue” o “Unione europea”, scriviamo “Bruxelles”. Perché Bruxelles è l’Unione europea, e viceversa. Qui si respira sempre un’aria particolare, non solo perché parliamo di una Città 30 in cui la mobilità sostenibile è perfettamente integrata nell’ecosistema urbano. Nel giro di due giorni, il calendario politico di Bruxelles può infatti offrire un Consiglio europeo straordinario e una plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), l’ultima prima delle elezioni di giugno, che ho seguito (e seguirò anche domani) da vicino. 

Ph. Linkiesta

Si stima che il settanta per cento delle leggi europee sia applicato a livello comunale o regionale: un dato che, da solo, testimonia la rilevanza di questo organo consultivo dell’Unione europea, composto dai rappresentanti locali e regionali dei ventisette Stati dell’Ue. Quando il Consiglio, il Parlamento e la Commissione dell’Ue si esprimono su temi come sanità, istruzione, occupazione, politica sociale, trasporti e mobilità, energia e clima – direttamente impattanti sulle amministrazioni locali e regionali –, devono sempre consultare il Comitato europeo delle Regioni. Quest’ultimo può anche esprimere pareri autonomi o associati a proposte legislative. 

I membri italiani del CdR sono tanti e noti. Da Marco Marsilio (presidente della Regione Abruzzo) ad Alberto Cirio (presidente della Regione Piemonte), passando per Dario Nardella (sindaco di Firenze) e Arianna Censi, unica assessora comunale (Mobilità a Milano) tra i politici italiani del CdR. È lei la relatrice del parere, approvato all’unanimità durante la sessione plenaria, relativo alla Dichiarazione europea sulla mobilità ciclistica, firmata il 3 aprile da Consiglio, Commissione e Parlamento dell’Unione europea. 

Tre le altre cose, Censi propone «che il Comitato europeo delle Regioni firmi la dichiarazione come chiaro segnale del proprio coinvolgimento nella fase attuativa». La Dichiarazione europea della mobilità ciclistica era attesa da tanto tempo e, nonostante non sia una direttiva vincolante, è uno strumento essenziale per orientare le politiche dei Paesi Ue. Soprattutto perché si tratta di un documento che va dritto al punto, anche in termini di integrazione della bicicletta nel tessuto economico dei singoli Stati e dell’intera Unione europea. Il testo sfata il mito della mobilità a pedali come capriccio da radical chic distaccati dalla realtà, ribadendo alcune questioni fondamentali.  

La Dichiarazione, infatti, sottolinea l’importanza del bike to work agevolato e premiato economicamente dalle aziende, della logistica sostenibile tramite cargo bike, delle bici elettriche aziendali e di altre misure per migliorare l’accessibilità (non solo economica) alla mobilità ciclistica. Stando al testo, gli Stati devono considerare la bike economy negli investimenti a tutti i livelli di governance, creando posti di lavoro di qualità nell’industria della bici e incrementando la produzione europea della componentistica «attraverso gli strumenti di difesa commerciale europei esistenti» (un problema che in Italia era sorto dopo l’aumento della domanda dovuta al bonus bici del 2020).

«Questa Dichiarazione non riguarda solo le biciclette, che aiutano a costruire comunità più coese e a dare spazio alle persone. Questa Dichiarazione è un’espressione della volontà del Comitato europeo delle Regioni e dell’Unione europea di cambiare la progettazione delle nostre città. Oltre alle ciclabili in centro, a Milano abbiamo voluto connettere la parte esterna con la parte interna della città. E con un altro percorso ciclabile abbiamo collegato otto scuole. La Dichiarazione è bellissima, certo, ma deve avere una relazione forte con la vita delle città e delle Regioni, coinvolgendo gli enti locali», ha detto Arianna Censi (Pd in Italia e Pse in Ue) durante la plenaria. 

Arianna Censi durante la plenaria al Comitato europeo delle Regioni

Il parere di Arianna Censi sulla ciclabilità è diviso in sessantasette punti, distribuiti in più paragrafi: infrastrutture, mobilità motorizzata, contributo nell’intermodalità, ruolo della normativa e dati. L’assessora meneghina alla Mobilità ha portato al CdR un problema che affligge non solo Milano, ma la maggior parte dei grandi centri urbani italiani: la carenza di aiuti da parte del governo centrale per le politiche volte a migliorare la mobilità sostenibile e il trasporto pubblico.

«Il livello nazionale deve assicurare il proprio sostegno alla transizione nelle città», creando meccanismi «che consentano alla pianificazione degli Stati membri a livello nazionale di sostenere la transizione nelle aree urbane», si legge nella proposta approvata in plenaria. Il parere di Censi ha poi ricordato l’obiettivo di raggiungere «fino a due milioni di posti di lavoro entro il 2030» nella filiera della ciclabilità (oggi siamo a quota un milione), oltre a chiedere alla Commissione europea di «facilitare gli investimenti in favore della mobilità delle persone nella prossima politica di coesione». 

Censi insiste affinché le infrastrutture per la mobilità attiva (non solo ciclistica, ma anche pedonale) vengano assimilate al cofinanziamento per lo sviluppo del TEN-T (Trans european network transport), una ragnatela transeuropea di strade e linee ferroviarie per collegare i principali snodi del continente. Infine, un riferimento all’approccio di Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che tra la direttiva contro le Città 30 e il nuovo codice della strada sta riducendo gravemente il margine di autonomia dei Comuni sui temi della mobilità. Queste leggi, secondo il parere approvato dal CdR, devono essere elaborate dagli Stati membri e condivise a livello europeo, così da stabilire standard minimi europei «nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità». Una strategia che, recita il testo, «dovrebbe tenere conto dell’uso locale del suolo e dell’adeguatezza delle soluzioni nei diversi contesti di traffico».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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