I negoziati al CairoIn attesa della risposta di Hamas all’ultima proposta israeliana per il cessate il fuoco

L’Egitto ha invitato oggi una delegazione di Israele a partecipare alle trattative su un accordo per la restituzione degli ostaggi. Dovrebbe essere presente anche una rappresentanza del gruppo terroristico palestinese. Mentre emergono forti divisioni nel gabinetto di guerra di Tel Aviv. E Netanyahu teme un mandato d’arresto dall’Aia

AP/Lapresse

L’Egitto ha invitato una delegazione israeliana a partecipare oggi al Cairo nell’ambito dei negoziati in corso per un accordo per la restituzione degli ostaggi detenuti da Hamas. Dovrebbe essere presente anche una delegazione dello stesso gruppo terroristico palestinese, da cui si attende una risposta all’ultima proposta di Israele per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza

Un alto funzionario di Hamas ha detto all’Afp in forma anonima che il gruppo palestinese «non ha grossi problemi» con l’ultima proposta di Israele ed Egitto per un cessate il fuoco a Gaza. «L’atmosfera è positiva, a meno che non vi siano nuovi ostacoli da parte di Israele. Non ci sono grossi problemi nelle osservazioni e nelle richieste che Hamas presenterà riguardo ai contenuti» della proposta, ha detto il funzionario.

Israele potrebbe posticipare l’offensiva su Rafah nel caso riuscisse ad assicurarsi un accordo che preveda la liberazione degli ostaggi. Ieri sera il presidente americano Joe Biden ha parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu ribadendo la posizione di Washington sull’invasione della città nel sud della Striscia, mentre il segretario di Stato Antony Blinken ha iniziato il suo tour in Medio Oriente che lo porterà oggi in Arabia Saudita e mercoledì in Israele.

Intanto emergono divisioni molto forti dentro il gabinetto di guerra israeliano. Netanyahu si oppone a un’intesa con Hamas. Mentre il capo della destra ripete che l’offensiva a Rafah è necessaria per la «vittoria totale».

Ma Benny Gantz, ex ministro della Difesa che ha lasciato l’opposizione per partecipare al gabinetto ristretto, ha fatto sapere che se i ministri più oltranzisti si opponessero a un’intesa per la liberazione degli ostaggi il governo non avrebbe più il diritto di esistere. «Riportare a casa gli ostaggi è più importante di Rafah», ha detto.

Israele ora teme anche che la Corte penale internazionale dell’Aia spicchi un mandato di arresto nei confronti del premier Netanyahu, del ministro della Difesa Yoav Gallant e del capo delle Forze armate Herzl Halevi, con l’accusa di aver commesso crimini di guerra a Gaza. Questo impedirebbe al premier di viaggiare nei 120 Paesi che hanno aderito al trattato

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