L’esperta e i babbeiFrancesca Albanese è lo specchio del degrado delle Nazioni Unite

La “UN Special Rapporteur” è perfettamente in linea con il segretario generale Onu, secondo cui gli stupri di massa di Hamas non vengono dal nulla. Ma il problema vero sono quelli che la intervistano e la chiamano solo per tirare fuori l’interpretazione geopolitica di marca goebbelsiana: «Ecco, vedi?! Lo dice anche lei!»

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Questa Francesca Albanese, una laureatina che in tv sente l’esigenza di spacciarsi per avvocato e nel curriculum mette “lawyer”, e nel profilo “X” (già Twitter) ostenta la carica di “UN Special Rapporteur”, è soltanto l’albero: la foresta è invece la platea di babbei che ne accredita gli spropositi, notevoli non da oggi, ma tanto più omaggiati a far tempo dal pogrom del 7 ottobre.

La signora, en passant usurpatrice di titoli professionali non posseduti, en touriste in Oceania per spiegare che in Israele c’è l’apartheid, nel solco delle dichiarazioni del suo referente, il segretario generale Guterres, secondo cui lo sgozzamento dei neonati e gli stupri di massa non vengono dal nulla, è la stessa che denuncia le complicità delle democrazie occidentali nel genocidio perpetrato da Israele: perché, spiega, quei Paesi sono soggiogati dalla lobby ebraica e ne lasciano correre le pratiche criminali. È la stessa che su Facebook faceva propri e reiterava i dispacci iraniani circa le responsabilità della Cia e del Mossad nei massacri parigini del 2015. È la stessa che definiva «resistenza» le gesta di Hamas.

Ma appunto: è forse lei, il problema? O non è invece, ben più temibilmente, l’esercito di analfabeti (quando va bene), o di mascalzoni (ben più spesso) che quando quella ti tira fuori l’interpretazione geopolitica di marca goebbelsiana strilla «Ecco, vedi?! Lo dice anche l’esperta dell’Onu!». Lo dice anche l’esperta dell’Onu che c’è la lobby giudaica che soggioga gli Stati Uniti d’America e l’Europa. Lo dice anche l’esperta dell’Onu che le stragi in Francia le hanno fatte la Cia e il Mossad. Lo dice anche l’esperta dell’Onu che quella di Hamas è resistenza.

E la intervistano. E la chiamano. E le chiedono di dire la sua. Come esperta. Come esperta dell’Onu. Come esperta dei diritti umani. Mica per far vedere a che livello si è ridotta un’organizzazione internazionale già abbastanza compromessa, se mantiene nei suoi ranghi una consulente che si lascia andare a simili enormità.

Macché: la intervistano, la chiamano, le chiedono di dire la sua tutti seri, tutti convinti, tutti sussiegosi nel dare altezza al dibattito celebrando la dottrina da corteo “Fuori i sionisti da Roma” di una che straparla di lobby giudaica.

Una così fuori di testa, che si permette di sbertucciare le prese di posizione della Commissione europea perché non dice «genocidio»; una così platealmente sconsiderata, che si permette di accusare uno Stato sovrano, Israele, di averla messa nel mirino di una cospirazione (ha fatto anche questo).

Se organizzano il referendum “dal fiume al mare” c’è caso che la mandino a fare da osservatrice imparziale.

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