Guarda come filaLa mozzarella in carrozza di Missy Robbins

Nata e cresciuta a Washington, la chef americana ha trovato la sua dimensione culinaria nella cucina italiana e i suoi ristoranti sono elogiati anche dai più importanti critici del settore

Foto di Stefano Vegliani

Missy Robbins non ha antenati italiani, ma è cresciuta a Washington in un quartiere ad alta densità di nostri connazionali. «Da bambina ho mangiato tonnellate di fettuccine Alfredo ed è il primo piatto che ho imparato a cucinare» racconta a Linkiesta Gastronomika.

Cresciuta in una famiglia che amava viaggiare, e di conseguenza pranzare fuori, la giovane Robbins si è appassionata all’idea di lavorare in un ristorante: «Il mio primo impiego in un locale fine dining è stato a Washington. Il ristorante si chiama 1789, ma la svolta che mi ha fatto appassionare definitivamente alla pasta è arrivata con il trasferimento a Chicago da Spiaggia, una pietra miliare della cucina italiana negli Stati Uniti. Considero in fatti Tony Mantuano il mio mentore». Spiaggia era tra i ristoranti della città più amati da Michelle e Barak Obama prima di trasferirsi a Washington alla Casa Bianca.

Missy Robbins

Missy Robbins oggi ha tre ristoranti, tutti a Williamsburg, dove è approdata nel 2016 riuscendo finalmente ad avere un ristorante tutto suo. Allora Williamsburg non era ancora il quartiere trendy di oggi, ma la gentrificazione era già cominciata, le premesse c’erano tutte. Lilia, il primo ristorante, è nella parte nord est del quartiere; vicino al fiume, nella zona dove è stata realizzata la più importante riqualificazione, quella che riguarda l’area del vecchio zuccherificio Domino, ha aperto Misi e da circa un anno ha aperto Misi Pasta che offre la vendita al dettaglio di tutti i formati di pasta fatti in casa, i sughi, i libri della chef, ed è anche un bistrot dove mangiare qualcosa.

Misi compare al quarantunesimo posto, in discesa di quattro posizioni, nella classifica del New York Times, ma Missy Robbins resta indubbiamente un punto di riferimento per chi ama la pasta a New York. Pasta ma non solo, perché il menu di Lilia contempla anche pesci e carne, in aggiunta Misi Pasta offre qualcosa che ci ha incuriosito, tanto da decidere di andare ad assaggiare.

Foto di Stefano Vegliani

Non c’è solo il New York Times con il suo critico Pete Wells che scatena l’interesse dei golosi locali, anche il famoso settimanale New Yorker va tenuto d’occhio per scoprire le novità e tendenze dell’universo food della città. Proprio il settimanale ha dedicato un ampio articolo alla chef che tra le altre cose celebra la mozzarella in carrozza del menu di Misi Pasta. Aiuta l’assaggio la facilità nel trovare un posto nel piccolo bistrot, mentre l’autrice dell’articolo Helen Rosner sottolinea che in otto anni di tentativi non è mai riuscita a prenotare da Lillia tanto da affermare che «se conoscete qualcuno che ci riesce tenetevelo stretto».

La grande foto in apertura dell’articolo del New Yorker mostra la Mozzarella in carrozza tagliata in due, tenuta in mano e unita da un filo di formaggio fuso. Tanto entusiasmo meritava una verifica così siamo stati da Misi Pasta, che occupa il piano terra di una tipica casa di mattoncini in classico stile brooklyniano. Ci sono una ventina di posti a sedere, la maggior parte su banconi condivisi: attorno al bar, davanti alla cucina a vista e con affaccio sulla vetrina.

La Mozzarella è un antipasto, viene preparata in loco a giorni alterni con la pasta di mozzarella che arriva direttamente da un produttore nel New Jersey e che viene conservata in frigo. Al momento della comanda viene fritta della friggitrice e poi ripassata nel forno per asciugare l’olio e renderla ancora più croccante. Non si tratta però di una ricetta classica, una semplice fetta di mozzarella impanata e fritta, c’è un ingrediente, una farcitura, che non siamo riusciti a riconoscere e che non c’è stato verso di farsi dire dalla chef.

Misi Pasta è oramai uno dei pochi locali dove puoi sederti a mangiare fino alle dieci di sera, perché la maggior parte chiude alle nove. La città che non dorme mai nell’era post Covid si è ridimensionata negli orari. La qualità del cibo nel piccolo spazio su Grand Street è quella garantita dalla tradizione del gruppo, ma il costo, considerando quanto sia diventato impegnativo sedersi a tavola nella Grande Mela, è più che accettabile: per provare la mozzarella, aggiungendo un abbondante piatto di bucatini limone e bottarga e un affogato al caffè con il gelato fatto in casa, calcolate tasse e mancia al venti per cento, abbiamo speso 62 dollari. Aggiungendo del bere alcolico invece dell’acqua del sindaco Adams il costo aumenterebbe tra 15 e 30 dollari a seconda se si sceglie una birra, un cocktail o un calice di vino. Insomma un prezzo milanese. Perché non provate!

Foto di Stefano Vegliani
Foto di Stefano Vegliani

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