Bipopulismo nazionaleLa sbandata antieuropea del Pd, e quella di tutta la politica italiana

Il partito di Schlein si è astenuto sulla riforma del Patto di stabilità, subendo ancora una volta l’influenza dei Cinquestelle, nonostante il ruolo di Gentiloni e il voto favorevole degli altri Socialisti e Democratici e europei. Specularmente, Fratelli d’Italia si è piegata sulle posizioni di Salvini. Buona campagna elettorale!

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Un altro segno di sbandamento, stavolta in sede europea. Il Partito democratico ieri è stato l’unico partito del gruppo dei Socialisti e Democratici ad astenersi sulla riforma del Patto di stabilità presentata da quella Commissione di cui Paolo Gentiloni, certo non un nemico del Partito democratico, ha la delega. Il giudizio dei dem italiani sulle nuove regole che prevedono come rientrare dal deficit eccessivo (oltre il tre per cento) e dal debito (sessanta per cento) era stato duro fin da quando è arrivato il nuovo testo, più “rigorista” della prima bozza-Gentiloni. E infatti Elly Schlein era per votare contro, come aveva spiegato in una riunione Peppe Provenzano, mentre il riformista Alessandro Alfieri era per votare a favore. Il giudizio della sinistra è in due parole quello di Andrea Orlando: «Siamo tornati all’austerità».

Di avviso diverso gli europarlamentari di orientamento non solo e non tanto riformista quanto realista come Irene Tinagli, Pina Picierno, Paolo De Castro, Achille Variati, Patrizia Toia. Conclusione classica e sinceramente poco attraente: l’astensione. Mentre i Cinquestelle, che con la Lega è il partito meno europeista, votava no. Giuseppe Conte ha usato le stesse parole di Orlando: «Torna l’austerità. Il Patto di stabilità condanna l’Italia a tagli miliardari che colpiranno ogni anno sanità, diritti, investimenti, imprese, infrastrutture e crescita, per dare spazio a nuove manovre lacrime e sangue».

Forse se non si fossero buttati miliardi col Superbonus oggi non ci sarebbe bisogno di più rigore. Ma è chiaro che l’asse Conte-sinistra Pd fa finta di non sapere che l’economia europea e italiana sono in una condizione molto seria. Politicamente, dunque, ieri si è vista una doppia dinamica identica, a sinistra e a destra: gialloverdi antieuropeisti, Movimento 5 stelle e Lega, che inducono da una parte il Partito democratico e dall’altra Fratelli d’Italia ad astenersi. La figuraccia di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti è evidente: si sono piegati all’antieuropeismo di Matteo Salvini. Così comincia la campagna elettorale della destra italiana, in chiave antieuropea. Complimenti.

Ma tornando al partito di Elly Schlein: c’è da notare che la sua critica “da sinistra” delle nuove regole non ha convinto nemmeno il compagno Pedro Sánchez – i socialisti spagnoli hanno votato a favore – sempre esaltato come il campione delle istanze della sinistra. Con questa astensione il Nazareno ha voluto sganciare un siluro a Gentiloni? Tutti lo negano, e in fondo il diretto interessato ha problemi per la testa un po’ più importanti, anche se il suo ironico commento sulle astensioni dei partiti del nostro Paese – «Abbiamo unito la politica italiana» – tradisce un certo fastidio. Però è probabile che il Partito democratico si appresti a fare una campagna elettorale che tenderà al populismo antieuropeo, come Conte. Altro che Gentiloni. Quello che è sicuro è che nel day after del massacro politico-mediatico sulla vicenda del nome di Schlein nel simbolo e della nuova débâcle giallorossa in Basilicata, il Partito democratico ha infilato un’altra perla nella sua collana di gesti incongrui, come se provasse un gusto perverso a imboccare strade senza uscita, nella più totale solitudine di quel socialismo europeo che in teoria dovrebbe essere il suo faro.

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