Ciclo dell’acquaLe anomalie delle piogge e le conseguenze dell’azione umana

Le precipitazioni sono il più frequente, ma anche il più misterioso ed elusivo tra gli eventi meteorologici. In “Quando fuori piove” (Il Saggiatore), Vincenzo Levizzani spiega come l’umanità, nel corso della storia, le ha vissute e affrontate, e come si comporta adesso

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Sentiamo tutti i giorni che sono in atto cambiamenti climatici di tale portata da sconvolgere completamente il nostro modo di vivere attraverso l’aumento della temperatura, lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento del livello dei mari e molto altro ancora. Tutto verissimo, purtroppo, ma la domanda principale è: che cosa succederà al regime delle precipitazioni? Sì, perché se cambia il regime delle precipitazioni allora cambia il ciclo dell’acqua e questo è un fatto cruciale per la vita, come abbiamo già ampiamente visto. Pioverà troppo o troppo poco? Questa è la domanda principale: in entrambi i casi saremo soggetti a cambiamenti che influenzeranno pesantemente il nostro modo di vivere, per essere blandi nelle nostre considerazioni. Cerchiamo di capire di più anche su ciò che succederà nel nostro piccolo bacino del mar Mediterraneo.

Fa più caldo, e quindi?
Innanzitutto, la temperatura media del pianeta è cresciuta di 1,1 ºC dal 1880 e questo è dimostrato dalle osservazioni satellitari e da centinaia di migliaia di stazioni meteorologiche su tutta la Terra. Questo tasso di riscaldamento è almeno un ordine di grandezza più veloce di qualunque tasso di riscaldamento abbiamo trovato nei dati paleoclimatici degli scorsi sessantacinque milioni di anni. Questo sia detto per sgombrare il campo da equivoci generati da affermazioni molto dubbie che ancora si sentono anche nel mondo scientifico.

I modelli climatici indicano chiaramente che l’aumento della temperatura del pianeta intensificherà il ciclo dell’acqua attraverso l’aumento dell’evaporazione dagli oceani. L’accresciuta evaporazione si tradurrà in temporali più frequenti e intensi, ma contribuirà d’altra parte a rendere più aride certe aree del globo. Di conseguenza, le aree interessate dai temporali più intensi sperimenteranno un aumento delle precipitazioni e quindi del rischio di inondazioni, mentre le aree lontane dalle traiettorie dei temporali molto probabilmente saranno soggette a diminuzione delle precipitazioni con un aumento del rischio di siccità. Fin qui, mi sembra che ci sia poco da eccepire.

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In media, i modelli mostrano che il riscaldamento si dovrebbe tradurre nelle zone secche che diverranno sempre più secche e quelle umide sempre più umide, specialmente alle medie latitudini. La media dei modelli indica forti aumenti della precipitazione vicino all’equatore, soprattutto nell’oceano Pacifico. Maggiori precipitazioni sono previste anche in Artide e Antartide, dove le temperature più basse limitano al momento attuale la quantità di vapore acqueo che l’aria può contenere.

Per quanto riguarda l’area del Mediterraneo, si stima che possa ricevere il 20 per cento in meno di precipitazione da qui al 2100, con riduzioni simili a quelle dell’Africa del Sud. L’Australia occidentale, il Cile e l’America centrale potrebbero divenire più secche del 10 per cento. Allo stesso tempo, la probabilità di precipitazioni estreme potrebbe crescere di quattro volte in porzioni dell’Africa centrale, in Cina e sulla costa est del Nord America. Questi cambiamenti tendono a crescere in proporzione al riscaldamento. Infatti, per esempio, se la Terra si dovesse scaldare soltanto di 2 ºC invece che di 4 ºC, la percentuale di cambiamento della precipitazione sarebbe più o meno della metà.

Il riscaldamento globale e il ciclo dell’acqua
Abbiamo parlato diffusamente del ciclo dell’acqua e di quanto sia importante per la vita sulla Terra. Questo è già vero in condizioni «normali» (ammesso che riusciamo a dare una definizione di questo termine per il clima), cioè in quelle in cui siamo abituati a vivere e che non sono necessariamente identiche a quelle in cui vivevano i nostri progenitori. Sì, ma il clima sta cambiando e lo sta facendo a una velocità molto più alta di quanto pensassimo anche solo fino a qualche anno fa. Che succede o succederà all’acqua?

L’acqua è in costante movimento tra atmosfera, terre emerse e oceani, modellando il clima del nostro pianeta e gli ecosistemi. L’acqua immagazzina e scambia calore tra le diverse parti del sistema Terra ed è essenziale per mantenere la vita. La crescita della popolazione umana, soprattutto nello scorso secolo, ha sensibilmente accresciuto l’estrazione e l’uso di acqua, che a sua volta riduce la disponibilità di acque dolci in parecchie regioni del globo, sia per gli umani che per gli ecosistemi. Per di più, il riscaldamento globale altera il ciclo dell’acqua nel sistema Terra e muta la circolazione atmosferica: queste due cose insieme contribuiscono ad aumentare il numero e l’intensità di siccità e alluvioni. Il meccanismo è molto complesso e i modelli fanno fatica a descriverlo nella sua totalità e nelle interconnessioni che occorrerebbe avere sempre presenti.

Ci si potrebbe chiedere: se l’acqua è molto più abbondante nel sistema atmosferico terrestre rispetto agli altri gas serra, per esempio la famigerata anidride carbonica (CO2), perché attribuiamo quasi esclusivamente a questi ultimi la responsabilità dell’aumento della temperatura? La ragione è molto semplice: l’acqua ha un tempo di residenza in atmosfera che è molto più breve di quello dei gas clima-alteranti che permangono per decenni o secoli. Ecco perché sono i gas serra emessi in atmosfera dall’uomo i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Naturalmente, l’aumento della temperatura, come abbiamo già discusso, aumenta l’evaporazione e quindi il contenuto di vapore acqueo in atmosfera. Ciò contribuisce ad accrescere il riscaldamento: si chiama processo di feedback ed è un circolo senza fine. Chi non si rende conto di ciò ha seri problemi di comprensione dei processi fisici del ciclo dell’acqua.

Il ciclo dell’acqua è così importante per la vita sulla Terra da oscurare qualunque altra considerazione sui cambiamenti climatici. Perché? La ragione sta negli effetti sulle varie attività umane che il cambiamento del ciclo dell’acqua di fatto ha: copertura nuvolosa e frequenza, intensità e distribuzione delle precipitazioni; re-irradiazione del calore in atmosfera e quindi l’intensità dell’effetto serra; copertura di neve e ghiaccio che influisce su vari processi, tra i quali la quantità di luce solare riflessa dalla superficie della Terra (e quindi la temperatura locale) e il livello dei mari; qualità e disponibilità delle acque dolci per gli umani e per gli altri organismi; produttività e biomassa, la varietà delle specie viventi in tutti gli ecosistemi terrestri (con le relative conseguenze sulla pesca, la caccia e le attività agricole); velocità dell’erosione e della sedimentazione dei suoli; circolazione oceanica, specialmente quando grandi volumi di acqua dolce vengono immessi negli oceani a causa dello scioglimento dei ghiacci (un fattore che può indebolire la forza delle correnti oceaniche verticali); infine, intensità degli eventi meteorologici estremi. Per esempio, l’accresciuta evaporazione dagli oceani divenuti più caldi e le aumentate temperature in atmosfera possono aumentare la frequenza e l’intensità di siccità, uragani o eventi alluvionali.

Insomma, l’equilibrio delle precipitazioni finora descritto è molto delicato e noi stiamo entrando come un elefante in un negozio di cristalleria. Non stiamo modificando piccoli dettagli, stiamo purtroppo modificando il ciclo nella sua essenza. Qui le «opinioni» non richiedono un like sui social network, no. Non ci dovrebbe interessare se il nostro vicino ci crede oppure no: è irrilevante. Non è una questione di democrazia, ma di scienza. I dati scientifici sono incontrovertibili e l’opinione dell’uomo della strada o dello scettico stanno soltanto facendo perdere tempo, purtroppo.

Quando fuori piove. Storia e futuro della pioggia - Vincenzo Levizzani - copertina

Tratto da “Quando fuori piove. Storia e futuro della pioggia” (Il Saggiatore), di Vincenzo Levizzani, pp. 296, 24€

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