Filiera industrialeIl ruolo della cantieristica navale nello sviluppo dell’eolico offshore galleggiante

L’adesione di Fincantieri all’Associazione delle energie rinnovabili offshore (Aero), spiega Fulvio Mamone Capria, contribuirà al «rilancio delle produzioni metallurgiche» e all’implementazione di «porti logistici di costruzione e assemblaggio di floaters e aerogeneratori»

AP Photo/LaPresse (ph. Julia Nikhinson)

La transizione energetica ed ecologica è, a tutti gli effetti, una nuova rivoluzione industriale. Per realizzarla, il tessuto imprenditoriale di ogni Paese deve prendere coscienza delle sfide presenti e future, mobilitando e convertendo risorse, materie prime e forza lavoro per il bene del Pianeta. Un esempio recente e incoraggiante è l’adesione di Fincantieri, principale gruppo navale d’Europa, all’Associazione delle energie rinnovabili offshore (Aero).

L’Italia è tra i leader continentali nel navalmeccanico, nel metallurgico e nelle infrastrutture portuali: sono tutti punti di partenza che, secondo il Global wind energy council (Gwec), potrebbero rendere il nostro Paese il terzo mercato mondiale per quanto riguarda l’eolico offshore (in mare) galleggiante, con ricadute positive anche a livello di occupazione. Questo modo innovativo (e pulito) di produrre energia, stima un report della Community floating offshore wind, potrebbe generare ventisettemila nuovi posti di lavoro nazionali entro il 2050. 

«L’adesione di Fincantieri al nostro progetto associativo offrirà ulteriore concretezza e forza alla nostra missione, condivisa un anno fa con i soci fondatori, alla quale hanno già aderito altre decine di società legate allo sviluppo di progetti di energia rinnovabile ed alla supply chain dedicata alle attività offshore: l’eolico in mare è un’opportunità unica ed irripetibile per la nazione, sia di crescita industriale e occupazionale che di tutela ambientale, che avrà come base strutturale il coinvolgimento delle comunità locali», racconta Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero. 

L’Italia, aggiunge il presidente dell’associazione nata circa un anno fa per iniziativa di tredici soci fondatori, «ha tutte le carte in regola per diventare una piattaforma tecnologica nel Mediterraneo per la progettazione, la costruzione, l’assemblaggio e la messa in esercizio degli impianti di eolico offshore galleggiante. Le nostre migliori imprese, esperte nei lavori marittimi e nella cantieristica navalmeccanica, aziende di alta specializzazione ingegneristica e di fornitura di servizi logistici, che hanno sviluppato nei decenni enormi capacità di sviluppo infrastrutturale, oggi, tutte insieme, possono concorrere a costruire nel nostro Paese una risposta, in chiave europea, alla necessità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione con la produzione di energia rinnovabile dal mare»

Fincantieri, spiega Alessandro Concialini, SVP Floating Offshore dell’azienda, può portare «know-how in ambito navalmeccanico, radicamento nel tessuto economico e una costante propensione all’innovazione», favorendo anche la comunicazioni con le Regioni e gli enti locali. L’obiettivo, dice Fulvio Mamone Capria, è consentire «il rilancio delle produzioni industriali metallurgiche, sviluppando porti logistici di costruzione e assemblaggio di floaters e aerogeneratori e offrendo formazione e occupazione a decine di migliaia di operatori specializzati». 

Il salto di qualità definitivo, infatti, riguarda la creazione di una vera e propria filiera industriale di approvvigionamento italiana. Le realtà storicamente attive nell’oil & gas che vogliono accettare le sfide dell’eolico offshore galleggiante – che risolverebbe il problema dei fondali marini poco profondi per l’ancoraggio delle turbine –, abbracciando un settore che vuole coniugare obiettivi industriali, ambientali e climatici (mettendoli tutti in cima alle priorità). 

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