La rincorsaIl social partito di Alessandro Tommasi alla prova delle elezioni europee

In un loft a pochi passi dai Navigli di Milano dodici ragazzi e ragazze lavorano alla campagna elettorale per eleggere il trenottenne fondatore di Will al Parlamento europeo. Niente gazebo, niente sondaggi: «Voglio portare Nos al tavolo della creazione di un nuovo soggetto liberal democratico», dice il fondatore candidato con Azione di Carlo Calenda

Nel 2019 c’era stato Volt, il partito paneuropeo dei giovani fautori della democrazia dal basso. Ma non è andata bene. Cinque anni dopo, la novità delle elezioni europee 2024 in Italia si chiama Nos. Un po’ piattaforma digitale, un po’ social network, un po’ startup civica. La storia è quella di un imprenditore che fonda un partito per cambiare la politica.

Qualcuno potrebbe vederci un remake 2.0 della saga di Silvio Berlusconi. Ma Alessandro Tommasi, comasco, trentotto anni, prima di tutto ha vent’anni in meno di quel Cavaliere che scese in campo nel 1994. E se proprio deve trovare qualcosa a cui ispirarsi, preferisce più “En Marche”, il movimento centrista del presidente francese Emmanuel Macron, da cui ha mutuato la formula della domandona sulle urgenze da risolvere posta durante gli incontri elettorali. «Cosa non vi fa dormire la notte?», chiede Tommasi agli elettori. Poi loro inquadrano un Qr code, rispondono e in tempo reale vedono comporsi un grafico con le percentuali delle risposte. E da lì parte il dibattito.

Perché Nos vuole essere prima di tutto un partito giovane e interattivo, che nasce dai social e dal digitale. Con testa su Instagram, caroselli e card divulgative, e gambe negli eventi offline dove si vedono pochi capelli bianchi. L’impronta da Millennial è subito evidente. Dall’immancabile cappellino da baseball dei New York Yankees, che Tommasi toglie solo quando entra quando nei Palazzi romani della politica, fino al garage-loft a pochi passi dai Navigli di Milano, dove ha stabilito la war room con dodici ragazzi e ragazze che stanno lavorando alla campagna elettorale in vista dell’8 e 9 giugno.

Proprio come il giovane Macron politico, Tommasi vanta già un lungo elenco di esperienze professionali: assistente al Parlamento europeo, consulente di Cattaneo Zanetto, membro del team “Lobby” di Confindustria e del cda del Sole 24 Ore, manager in Airbnb e Lime, fino alla fondazione nel 2020 di Will Media, il social-giornale venduto nel 2022 a Chora Media per ben 5,2 milioni di euro.

Il 24 giugno 2023, con un video diffuso sui social, arriva l’addio a Will. Nell’autunno del 2023, a pochi mesi dalle europee, l’annuncio della nascita di Nos durante un evento alla Fondazione quartieri spagnoli (Foqus) di Napoli. Gli obiettivi: «rivoluzionare la politica» e farsi eleggere a Bruxelles per costruire «una società a prova di futuro», dice seduto su una delle poltrone del set allestito per le dirette social. «Proviamo a dare una smossa. A me fare solo la fotografia di un problema non piace più».

Tutto parte da Instagram, proprio come Will. Ma con le regole della politica da Boomer, quella che in Italia impone ai nuovi partiti la raccolta di 150mila firme (vere, non digitali) per correre a un’elezione, bisogna pur fare i conti. E Tommasi alla fine oggi è candidato nelle liste di Azione di Carlo Calenda per la circoscrizione Nord-Ovest, dopo un accordo sottoscritto a febbraio e presentato in Senato. A Tommasi, «chiederemo di darci una mano per attirare i giovani perché si impegnino e partecipino», ha detto Calenda. Gli altri candidati di Nos, che hanno partecipato a una sorta di selezione lanciata in rete, sono Gabriella Zanzanaini e Luca Pietro Ungaro, nella circoscrizione Centro.

Le parole chiave sono «disintermediazione», «cambiamento», «partito orizzontale», che ricordano un po’ i Cinque Stelle degli albori (accostamento che a Tommasi fa venire l’orticaria). Come questo si concili però con un partito come Azione, che ruota tutto intorno a un leader come Carlo Calenda, è difficile dirlo. Con Calenda «ho buon rapporto», dice Alessandro. «Ma spesso fatico ad adeguarmi alle logiche della politica tradizionale. Perché è un sistema disegnato per tenere fuori i nuovi i nuovi entranti».

La campagna elettorale di Nos segue una strada diversa dalla BlaBlaCar calendiana. «La logica non è rubarci i voti a vicenda. Parliamo a elettori diversi. Noi vogliamo riacchiappare i delusi e quelli che si sono allontanati dalla politica», dice Alessandro. I soldi per la campagna elettorale ce li ha messi per metà lui, l’altra metà arriva da benefattori privati. E ogni mese vengono pubblicati i dati su finanziamenti, spese e obiettivi raggiunti.

«Facciamo tutto da soli. Ad oggi abbiamo quaranta community organizer, oltre seimila persone iscritte nel database e più di ottocento che si sono offerte come volontari per organizzare eventi e incontri». Ma «non facciamo i gazebo. I nostri potenziali elettori molto probabilmente non si fermerebbero mai». Roba da militanti vecchio stile. Così come i sondaggi pre-elettorali. A Nos non fanno neanche quelli. «Usiamo molto i dati dei social, che per noi sono il termometro più importante», dice Tommasi.

A meno di venti giorni dalle elezioni, i follower su Instagram di Nos sono poco meno di settantasettemila. Tommasi ne ha più di trentunomila. In rete si trova pure una sorta di test di affinità dal titolo “Perché Nos in Europa?”, che misura il grado di compatibilità con le proposte del partito.

Tommasi spiega: «Abbiamo costruito Nos su tre livelli: la community social, le proposte, l’attivazione. Il social è il momento in cui ti innamori. Ma la comunità digitale non è il fine ultimo. Bisogna annusarsi, ascoltare, parlare, discutere e attivarsi per fare politica». E il salto è tutto qui. «La cosa meravigliosa», dice, «è che con una storia su Instagram, che dura ventiquattro ore, riusciamo a portare quarantacinque persone anche in un piccolo paesino lombardo. Tanto più esci da Milano, tanto più senti parlare di luoghi dove i giovani si attivano nella quotidianità».

Tommasi si divide tra gli incontri elettorali e le presentazioni del suo libro “La rincorsa”, da poco uscito per Feltrinelli, dove racconta il suo percorso professionale. Oltre che negli incontri dal vivo “Perché Nos?”, capita di incontrare per strada gli attivisti della campagna elettorale con una ruota in mano. Ogni spicchio colorato della ruota corrisponde a un argomento, la si fa girare e si spiega agli elettori la proposta di Nos sul tema su cui l’ago si è fermato.

«Nei primi incontri i partecipanti erano molto giovani. Oggi si vedono sempre più anche i genitori», racconta Alessandro. «All’inizio magari si dividono giovani da una parte e anziani dall’altra, come una puntata di “Ciao Darwin”, poi si creano bellissimi confronti sui temi che “li tengono svegli la notte”. Noi stimoliamo il dibattito, poi sono loro a parlare». Certo, «alla fine ricordo pure di mettere la x su Tommasi alle elezioni. Ma se la politica oggi è lontana, è perché non ascolta. Noi vogliamo fare una roba diversa».

Tommasi immagina una politica «competente e trasparente», che parli di «temi concreti e non della curvatura delle banane». Nel corso della sua carriera da elettore, ha votato dalla destra liberale al Pd di Matteo Renzi (anche se poi si è alleato con il “nemico” Calenda) per passare poi a PiùEuropa. Oggi si definisce riformista e liberal-democratico. E la famiglia politica a cui guarda è Renew Europe, che poi è il gruppo a cui aderiscono Italia viva e Azione. «In passato Barack Obama ci ha fatto sognare, così come Matteo Renzi nel suo massimo splendore. Perché c’era un disegno di futuro», dice.

Le similitudini tra la gestione di un partito e quelle di un’azienda sono frequenti nei discorsi di Tommasi. Parla di budget, di coach. E si sente nell’aria l’eco della scuola del rottamatore del Pd. Non a caso, forse, nel merchandising di Nos vanno a ruba le magliette con le «frasi fatte pronunciate più spesso dai politici italiani». Da «deriva autoritaria» a «Ho fiducia nella magistratura». In una delle sue newsletter del venerdì, Tommasi ha spiegato che è stato «l’ego il motivo dell’avvio di una spirale discendente» di Matteo Renzi. Da questa disillusione, forse, l’idea di chiamare il suo partito Nos. «Ora non c’è uno che sappia disegnare un mondo futuro», dice. «O è tutto meraviglioso o si agitano le paure, dal Natale cancellato nella scuola di Pioltello alla carne coltivata. Non ho mai sentito così tanta discussione con lo sguardo nello specchietto retrovisore come nella politica»».

Le proposte economiche di Nos vanno dall’aumento della produttività per far crescere i salari all’introduzione di una forma di reddito integrativa per chi non percepisce retribuzioni adeguate. Dall’istituzione del congedo di paternità obbligatorio all’introduzione di un meccanismo di ingresso degli immigrati allineato alle esigenze del lavoro. Tommasi si dice favorevole allo ius scholae e al matrimonio omosessuale. Il partito si è schierato per il sostegno dell’Ucraina contro la Russia. E il 25 aprile gli attivisti sono scesi in piazza con dei manifesti doppi in cui le immagini della Resistenza italiana contro i fascisti erano accostate alle foto della resistenza ucraina. Tra le proposte europee, c’è la revisione del Green Deal, la costituzione di un commissario per la difesa fino un cambiamento dei trattati tanto radicale quanto difficile da realizzare: «Proponiamo di abolire il Consiglio così com’è e creare una seconda Camera federale che possa rappresentare gli Stati».

Sui muri del covo milanese, tra i monopattini parcheggiati all’ingresso, è appesa una sorta di battaglia navale in rosso e blu con i temi da trattare, i bacini di elettori da colpire e i mezzi di comunicazione da usare. Su un altro poster è scritto «Non ci sono dogmi. Né “secondo me”. Ma solo tesi supportate dai dati». Tommasi non è un idealista, conosce bene il mondo e sa che la politica, oltre che «data driven», è anche «sangue e merda», per parafrasare Rino Formica.

Quanto di tutto quello che immaginano nel garage sui Navigli si tradurrà in preferenze vere e reali in cabina elettorale è difficile dirlo. «Questa è la grande incognita: lo scopriremo solo il 10 giugno», dice. «Ma qualsiasi cosa dovesse accadere dopo il voto, continueremo ad andare avanti e queste persone continueranno a lavorare per Nos», assicura. «Anche se non necessariamente con la mia leadership. L’ho detto sin dall’inizio che il mio sarebbe stato un impegno a tempo».

Eppure, l’ambizione di Tommasi è ancora più ardua del seggio di Bruxelles. «Voglio portare Nos al tavolo della creazione di un nuovo soggetto liberal democratico», spiega. «Dire che c’è un modo diverso di fare politica e di scrivere le regole della contendibilità e della gestione della leadership». L’esperienza fallimentare del Terzo polo, a quanto pare, non l’ha scoraggiato.

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