Il pifferaio di TeheranLeggere Khamenei ad Harvard e altre notizie dell’era balorda

L’ayatollah ha inviato un messaggio di solidarietà ai ragazzi americani che protestano nei campus, come aveva già fatto nel 2015. A qualcuno dovrebbe venire il sospetto della posizione politica che ha scelto di prendere, ma forse non accadrà

AP/Lapresse

Non so se gli studenti americani conoscono la storia del pifferaio di Hamelin, dubito perché ad oggi non hanno mai saputo una cosa che fosse una, ma insomma c’è questo pifferaio che prima attira tutti i topi della città e li fa morire, poi siccome non viene pagato per la disinfestazione attira tutti i bambini della città e, indovinate? Esatto, muoiono pure loro. Chiedo scusa per lo spoiler, ma almeno sapete cosa succederà. Quindi: ieri l’ayatollah Khamenei ha pubblicato una lettera di solidarietà e gratitudine per gli studenti americani: «As the page of history is turning, you are standing on the right side of it».

Ovviamente Khamenei sa che gli studenti hanno imparato ben cinque parole nuove, cioè “dissenso” e “parte giusta della storia” grazie a mesi di acampada montessoriana, e quindi scrive: «Cari studenti universitari degli Stati Uniti d’America, questo messaggio è un’espressione della nostra empatia e solidarietà con voi. Mentre la pagina della storia sta girando, voi siete dalla parte giusta. Avete formato un ramo del Fronte di Resistenza e avete iniziato una lotta onorevole di fronte alle pressioni spietate del vostro governo, che sostiene apertamente il regime sionista usurpatore e brutale».

Portata a casa l’empatia, manca giusto la resilienza. Khamenei dice: cari ragazzi noi siamo uguali, io sono proprio come voi, capitalismo brutto, Occidente brutto, sionismo brutto e terrorista, viva la resistenza.

Non c’è niente in questa lettera che gli studenti non abbiano detto, non c’è niente con cui possano essere in disaccordo. E poi ci sono loro, i professori del glamping occupato. Penso a questi insegnanti con un PhD in ogni materia che si sentono la pacca sulla spalla dell’ayatollah, e me li immagino commossi che telefonano alla mamma e che le dicono che finalmente ce l’hanno fatta, perché la mamma ti vuole bene anche se sei un sociopatico. «Il sostegno e la solidarietà dei vostri professori è uno sviluppo consequenziale e significativo. Questo può offrire un po’ di conforto di fronte alla brutalità della polizia del vostro governo e alle pressioni che sta esercitando su di voi. Anch’io sono tra coloro che si immedesimano in voi giovani e apprezzano la vostra perseveranza».

Lo sentite anche voi il suono del piffero? Chiude la lettera con un consiglio, o una premonizione: studiate il Corano. Se Khamenei scrive una lettera agli studenti americani compiaciuto e con tanti complimenti, anche solo per una certa qual assonanza, per un vago ricordo sepolto sotto le macerie delle microaggressioni quotidiane, uno Gen Z dovrebbe dire: ma questa cosa della lettera l’ho già sentita, me la ricordo che stava su TikTok, stai a vedere che i miei sensi di ragno mi dicono che è una red flag. Certo, non una red flag come uno che ha un podcast, ma quasi.

Qualche mese fa su TikTok c’era solo gente che commentava con toni di meraviglia “Letter to the American People” di Bin Laden. Io cercavo invano come tagliare la frangia a tendina, ma venivano fuori solo questi spostati che dicevano “eh però alla fine aveva ragione, nel 2001 non lo avevo capito”. Forse non lo avevi capito perché non eri ancora nato? Chissà.

In seguito, questi spostati hanno iniziato a pubblicare i video della loro conversione all’Islam: i miei pronomi sono lei/loro e oggi vi spiegherò il Corano, ma già che ci siete comprate il Cicaplast B5 che fa bene alla pelle. Non è che il contagio sociale funziona solo per determinati argomenti, il contagio sociale si applica pure alla skincare, alla politica, all’identità.

Khamenei aveva già scritto due lettere ai giovani nel 2015: “To the Youth in Europe and North America”, e su Twitter erano state diffuse con l’hashtag Letter4you.

Ieri l’hashtag è tornato con Letter4you2024. Nelle lettere del 2015 invitava i giovani a non avere pregiudizi verso l’Islam, a studiare il Corano, scriveva che il terrorismo era brutto e che Israele era uno stato terrorista. Quelle lettere le aveva scritte perché dal 7 all’8 gennaio del 2015 eravamo tutti Charlie Hebdo, ma oggi non possiamo più essere Charlie Hebdo perché sappiamo fare solo una cosa alla volta, e adesso è il momento di condividere le grafichette su Instagram. Khamenei che mostra solidarietà agli studenti è una chiusa talmente perfetta da lasciare sbalorditi. E adesso? E adesso niente. Prima ci si tagliava le ciocche per le ragazze iraniane, e adesso il regime che le fa morire, che le perseguita, che le incarcera ti dice che sei proprio una brava persona e che in fondo voi due siete uguali. Forse la parte giusta della storia sta diventando un po’ troppo affollata.

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