Il cambiamentoLa sinistra britannica si è liberata di Corbyn, e ora può tornare a vincere

Keir Starmer ha abbandonato molte delle politiche massimaliste del suo predecessore, adottando un insieme di proposte che combinano principi progressisti con elementi della tradizione del New Labour di Tony Blair

LaPresse

Jeremy Corbyn ha confermato che si presenterà come candidato indipendente per il collegio di Islington North alle elezioni nazionali previste per il 4 luglio. Con una lunga carriera politica che lo ha visto mantenere il seggio per ben quaranta anni consecutivi, l’ex leader del Labour ha dichiarato che non è più in linea con le posizioni del suo ex partito, ormai solo un ricordo lontano, segnato da divisioni interne e controversie. Negli anni, infatti, Corbyn è emerso come una figura contraddittoria, un personaggio con molti chiaroscuri, caratterizzato da una combinazione di ideali autentici e altruisti, ma anche da un comportamento eccentrico e imprevedibile.

Sono però state le elezioni del 2019 a dare il colpo di grazia a Corbyn e il suo progetto politico. Nonostante il suo appello a una visione di sinistra trasformativa, il Labour, incapace di capitalizzare il crescente malcontento verso il governo conservatore, subì una sconfitta devastante contro Boris Johnson. Pochi giorni dopo, Jeremy Corbyn annunciò le sue dimissioni, innescando la successione del suo ministro per la Brexit, Keir Starmer. «Condurrò questo grande partito in una nuova era, con fiducia e speranza, così che quando arriverà il momento, potremo servire di nuovo il nostro Paese al governo», dichiarò Starmer il giorno dell’elezione.

Da leader di un partito condannato all’opposizione per le sue politiche massimaliste, Starmer ha messo in pratica una radicale svolta riformista del Labour con l’obiettivo di ricalibrare la linea politica del partito per intercettare il più ampio numero di cittadini e costruire una valida alternativa ai Tories.

La rivoluzione gentile di Starmer è partita dalla rinuncia a molte politiche del passato e a Corbyn stesso, che nei giorni scorsi è stato ufficialmente espulso dal partito dopo l’iniziale sospensione nel 2020. Tale decisione ha inviato il chiaro segnale agli elettori che il Labour non è più la casa di Corbyn, portando significativi vantaggi politici per Starmer. 

Ma concretamente, la decorbynizzazione del partito è avvenuta nelle politiche e nelle tematiche portate avanti in questi anni. L’approccio politico del Labour guidato da Keir Starmer si basa infatti su un insieme di proposte che abbracciano sia principi progressisti sia elementi di continuità con la tradizione del New Labour di Tony Blair.

Queste proposte includono un aumento del cinque per cento dell’aliquota fiscale per i redditi più alti, un rafforzamento del servizio sanitario pubblico, l’abolizione di leggi restrittive sugli scioperi, la tolleranza zero nei confronti dei crimini e l’istituzione di un nuovo comando per la sicurezza delle frontiere.

A differenza di Corbyn, che ha adottato una posizione più ostile verso le imprese e il settore finanziario, Starmer ha messo al centro delle sue policy la ripresa economica, presentandosi come un alleato delle imprese. Ha promosso politiche per sostenere le piccole aziende, per creare posti di lavoro ben retribuiti e per investire nell’innovazione e nelle tecnologie verdi. Mentre Corbyn aveva portato avanti una visione più socialista dell’economia, con una maggiore interferenza dello Stato e un’agenda di redistribuzione della ricchezza più aggressiva, Starmer ha abbracciato un approccio più pragmatico, cercando di bilanciare la necessità di una maggiore equità sociale con la promozione della crescita economica e la sostenibilità fiscale del Paese.

Sul fronte della politica estera, Starmer ha enfatizzato il ruolo del Regno Unito come attore globale impegnato nella promozione della pace, dei diritti umani e della cooperazione internazionale. Ad esempio, il leader dell’opposizione britannica ha adottato un approccio più tradizionale e allineato con la politica estera occidentale riguardo l’invasione della Russia in Ucraina. Starmer si è impegnato infatti a sostenere l’integrità territoriale dell’Ucraina, sostenendo un approccio basato sulla diplomazia e sulla cooperazione internazionale per risolvere il conflitto, evitando così il tipo di retorica anti-Nato e pro-Russia che caratterizzava la posizione di Corbyn. Basta pensare che, solo un paio di settimane fa, Corbyn ribadiva la sua convinzione che l’Occidente non dovrebbe armare l’Ucraina perché potrebbe aprire la strada all’invasione territoriale della Russia.

Anche per quanto riguarda il conflitto Israele-Palestina, Starmer ha adottato un approccio più soft rispetto alla linea di Corbyn, che era notoriamente critico nei confronti di Israele e favorevole ai diritti dei palestinesi. Dall’inizio del conflitto, Starmer si è impegnato a mantenere una solida relazione con Israele, difendendo il diritto dello Stato a difendersi. Tuttavia, soprattutto dopo le critiche ricevute dai suoi stessi parlamentari, ha criticato le azioni israeliane che violano il diritto internazionale o minano il processo di pace, proclamandosi a favore di un immediato cessate il fuoco e del riconoscimento dello Stato di Palestina come parte del processo di pace. 

Secondo i sondaggi, solo il diciassette per cento degli inglesi ritiene che la difesa e la sicurezza nazionale siano uno dei maggiori problemi che il Paese deve affrontare (dietro ad altre tematiche chiave come l’economia, la salute e l’immigrazione), ma le guerre in Ucraina e Gaza, e una più ampia preoccupazione per la situazione in Medio Oriente e le minacce della Cina, saranno citate ripetutamente durante la campagna per enfatizzare l’attuale momento di instabilità globale. 

Oltre alle proposte politiche, Keir Starmer sta promuovendo una nuova narrazione, facendo del cambiamento la parola chiave del suo programma. Essere riconosciuto come il candidato del cambiamento è la mossa predefinita per i leader dell’opposizione che ambiscono a sfidare i loro avversari. Ma per Starmer questo slogan è un’istanza sintetica e incisiva, che rispecchia non solo il diffuso senso di frustrazione del pubblico riguardo allo stato attuale del Paese, ma anche il lavoro svolto internamente nel Labour negli ultimi quattro anni. 

Questo suo approccio, questo suo riposizionamento fuori e dentro il Labour, sembra funzionare. È infatti dalla fine del 2021 che il partito d’opposizione è avanti nei sondaggi rispetto al partito al governo; con gli ultimi dati, a sei settimane dal voto, che mostrano il sostegno al Labour al quarantacinque per cento, contro il ventitré per cento dei conservatori.

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