Vota AntonioIl disperato tentativo di Tajani di non farsi fagocitare dagli alleati di governo alle europee

I partiti della maggioranza sono in competizione tra loro, ma Forza Italia deve tenere d’occhio anche Stati Uniti d’Europa e Azione. Per questo il vicepremier e ministro degli Esteri deve sgomitare per cercare spazio tra il partito della premier e la Lega ringalluzzita da Vannacci

Lapresse

Gli ultimi sondaggi danno in leggero calo Fratelli d’Italia e una tenuta della Lega, quanto basta per non farsi scavalcare dai forzisti. Ora, è ancora tutto scritto sulla carta mentre quello che sarà segnato nelle schede elettorali delle Europee potrebbe ribaltare questa istantanea demografica. Tuttavia segna una tendenza preoccupante, se confermata, per i partiti della maggioranza, in particolare per Giorgia Meloni che fa rotta, anche grazie alla sua candidatura come capolista ovunque, verso il trenta per cento e invece le varie rilevazioni, comprese le medie, la danno inchiodata attorno a quel ventisei per cento delle elezioni politiche del 2022.

È chiaro che le singole forze politiche devono battere sull’identità e sul proprio elettorato, soprattutto quelle che hanno dei vicini limitrofi di opinione pubblica. Fratelli d’Italia guarda alla Lega ringalluzzita dalla candidatura del papa straniero Roberto Vannacci, mentre Forza Italia sta cominciando a fare i conti con l’attivismo di due concorrenti più diretti come la lista Stati Uniti d’Europa e Azione.

È chiaro quindi che Antonio Tajani debba fare il pazzo su alcuni temi che lo espongono al suo elettorato di riferimento. Come era accaduto sulla tassazione dell’extragettito delle banche che hanno goduto massicciamente di profitti dovuti alla crescita dei tassi di interesse negli anni passati. Tajani si mise di traverso a una decisione presa in solitudine da Salvini e Meloni nell’estate dello scorso anno. E riuscì a fermarla. Adesso sarà difficile che Tajani riesca nel tentativo di bloccare l’operazione del Mef per ergersi a difensore di un certo mondo, di un certo elettorato. È la battaglia all’ultimo sangue che ha ingaggiato sul superbonus edilizio, in particolare con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che vuole estendere i crediti verso lo Stato da cinque a dieci anni. In più il ministro leghista vuole imporre la retroattività. Tutto per chiudere la voragine aperta dal Superbonus 110 per cento.

Tutto il mondo delle banche, quello dei costruttori e dei cittadini che hanno usufruito del Superbonus fa il tifo per Antonio che è arrivato a definire la retroattività una scelta contraria alla nostra civiltà giuridica. Si tratta di un emendamento presentato dal Mef e che non era stato concordato con il vicepremier, ministro degli Esteri e, soprattutto, capo della delegazione di Forza Italia nel governo.

Ora il rischio è che in Commissione Finanze del Senato il governo, con l’emendamento Giorgetti, possa andare sotto. E allora al Senato il governo, per salvare la maggioranza, visto che Forza Italia è pronta a votare contro, ha “traslocato” un senatore dalla commissione Giustizia a quella che si occupa di finanza. Portando così da diciannove a venti i componenti e neutralizzare il forzista Claudio Lotito.

Al di là della vicenda in sé, che comunque ha effetti importanti per i cittadini che si trovano dentro il problema, è chiaro che la lotta dentro la maggioranza per il voto è sempre più dura. È il sistema proporzionale, bellezza. Sono i voti di preferenza che Tajani deve totalizzare per trascinare il suo partito davanti alla Lega, e non farsi sbranare dai concorrenti del centro liberal-democratico. E così presentarsi in Europa come il vero erede di Silvio Berlusconi. Ma a questo giro “vota Antonio” potrebbe non funzionare, mentre Meloni fa le prove generali di premierato e Salvini va in giro con la madonna pellegrina Vannacci.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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