Not in Sakartvelo’s nameDopo la legge russa, a noi georgiani rimane solo la disobbedienza civile

Il partito di governo Sogno georgiano ha annullato il veto del presidente della Repubblica, approvando così la norma sugli agenti stranieri. In attesa delle elezioni parlamentari di ottobre, l’Ue deve far sentire la sua voce e condannare questa scelta che avvicina Tbilisi al Cremlino

LaPresse

La sera del 27 maggio, il giorno prima che il partito Sogno Georgiano (GD) superasse il veto della presidente della Repubblica Salome Zourabichvili alla legge sugli agenti stranieri, stavo tornando a casa quando ho incontrato Maka Botchorishvili, deputata di GD e presidente della commissione per l’integrazione europea del Parlamento georgiano. Dopo esserci guardati negli occhi, le ho gridato: «Per favore, domani non annullate il veto della presidente». La deputata Botchorishvili si è avvicinata e abbiamo discusso animatamente. Avevo la sensazione che pensasse che sarebbe stato facile battermi con le sue ripetitive argomentazioni preparate a tavolino sulla necessità di questa legge, allora ho continuato a chiederle se la legge russa minacciasse l’integrazione della Georgia nell’UE, rifiutandomi di entrare nei dettagli della norma. «A lungo termine, la prospettiva dell’ingresso della Georgia nell’Unione europea non è minacciata», ha continuato a ripetermi Botchorishvili, affermando che la leadership globale è in continuo cambiamento e che la Georgia ha un disperato bisogno di stabilità, che alcuni attori ostacolano costantemente. Mi hanno scioccato le affermazioni della deputata e mi è apparso subito chiaro che tutti i miei sforzi sarebbero stati vani. «Può dire ciò che vuole, la decisione è già stata presa», ha detto la presidente della commissione. E se n’è andata.

Il giorno seguente, mentre migliaia di manifestanti si sono nuovamente radunati davanti al Parlamento assistendo all’udienza parlamentare in diretta su un maxischermo, ottantaquattro deputati di Sogno georgiano e dei suoi alleati hanno votato per annullare il veto della presidente della Repubblica, approvando di fatto la legge con tanto di firma del presidente della Camera dei deputati. «Schiavi», «traditori», «russi», hanno gridato i manifestanti mentre i deputati annullavano il veto.

Nonostante tutti ci aspettassimo che il governo avrebbe agito in questo modo, è stato comunque un momento straziante affrontare la realtà con migliaia di altri manifestanti. Si potevano vedere persone piene di lacrime, rabbia, odio e delusione.

«Abbiamo perso la battaglia, ma la guerra è ancora davanti a noi», cantavano alcuni, cercando di risollevare gli animi, sottolineando le imminenti elezioni parlamentari di ottobre. «La legge russa non funzionerà nel nostro Paese! Rimarrà un pezzo di carta che nessuno rispetterà! Le autorità hanno volontariamente creato una minaccia all’economia, alla reputazione internazionale, all’ordine civile e alla pace del nostro Paese. Lo hanno fatto di proposito, in modo che i cittadini di questo Paese non possano più aiutarsi a vicenda», hanno dichiarato le Organizzazioni non governative. 

Il voto è stato seguito rapidamente dalle dure reazioni degli Stati Uniti e dell’Unione europea. Nelle loro dichiarazioni, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno affermato che l’UE «prenderà in considerazione tutte le opzioni» e che «farà di tutto per sostenere le ambizioni [del popolo georgiano]», dato che il caso della Georgia dovrebbe essere incluso nell’agenda del Consiglio europeo per la prossima riunione. Anche diversi Stati membri dell’UE hanno commentato il voto con grande preoccupazione. 

Condannando la legge, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Matthew Miller ha ribadito: «Terremo conto delle azioni di Sogno georgiano nel prendere le nostre decisioni». Il senatore americano Jim Risch ha dichiarato: «Mentre gli Stati Uniti continueranno a sostenere il popolo georgiano, il loro governo non dovrebbe più godere del sostegno degli Stati Uniti». E si è impegnato insieme ad altri senatori statunitensi a chiedere conto ai funzionari georgiani della loro decisione politica. 

Celebrando la vittoria, il premier Irakli Kobakhidze ha fatto un’altra dichiarazione ingannevole, sostenendo che la legge sulla trasparenza porrà fine alla polarizzazione nel Paese e «garantirà una base migliore per l’adesione della Georgia all’UE». Il superamento del veto alla legge sull’influenza straniera ispirata dal Cremlino è una tragedia per il popolo e per lo Stato georgiano. È anche una battuta d’arresto strategica per gli interessi occidentali nella regione e una chiara vittoria geopolitica per Mosca.

Giorgi Kandelaki, ex deputato e ricercatore presso il Laboratorio di ricerca sul passato sovietico, ritiene che ciò sia stato possibile grazie ad anni di burocratizzazione del dossier georgiano nelle principali capitali occidentali, con burocrati di calibro sempre più basso a gestire il dossier senza alcun controllo politico significativo. Questo è diventato sempre più evidente quando i governi occidentali hanno mostrato meno interesse e interazione con i funzionari georgiani sotto il governo GD, mentre l’influenza russa in tutti i settori della vita socio-economica e politica della Georgia si è riaffermata.

Mentre il Cremlino celebra il successo della sua operazione maligna, rimane la speranza che la nazione georgiana – sostenuta dalla presidente, dai gruppi della società civile e dai principali partner occidentali – possa unirsi per le prossime elezioni. Nonostante gli sforzi del governo per truccare le elezioni, una forte affluenza alle urne potrebbe rendere vane le azioni nefaste del partito Sogno Georgiano.

Decine di migliaia di persone in piazza dimostrano che i georgiani non tollerano un governo autocratico, che è fondamentalmente in contrasto con i valori europei della democrazia e che li riporterebbe nell’orbita della Russia. Ora tocca all’Occidente intraprendere un’azione appropriata e decisiva per chiamare a rispondere delle loro azioni tutti i funzionari georgiani che stanno minando la costituzione del Paese e la chiara volontà del suo popolo. Non è troppo tardi per riportare il Paese sulla giusta strada attraverso una resistenza unita e costante sulla scena locale e internazionale.

La domanda è se l’Ue possa imporre dei costi significativi, dato che l’Ungheria rimane l’unico alleato di Sogno giorgiano nell’Unione europea, bloccando la necessaria risposta unanime dell’UE a questa crisi. È chiaro che GD continuerà a contare sul sostegno di Budapest, come dimostrano i tentativi falliti dei ministri degli Esteri dell’UE di rilasciare una dichiarazione congiunta in cui si chiedeva al governo georgiano di abbandonare il disegno di legge all’inizio di questo mese. Non fare nulla, o intraprendere un’azione simbolica, premierebbe di fatto il cattivo comportamento di Sogno georgiano. L’Ue ha negoziato con successo con l’Ungheria in diverse occasioni sul tema decisivo dell’aiuto all’Ucraina. Se ora l’Unione diventa ostaggio della resistenza di Budapest, questo rappresenterà un significativo fallimento dell’Europa e un’ulteriore vittoria geostrategica per il Cremlino.

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