Porto senz’armiLa Spagna negherà l’attracco alle navi con carichi militari destinati a Israele

Il governo guidato da Pedro Sánchez è forse quello più esplicitamente critico nei confronti della guerra condotta da Benjamin Netanyahu. In Europa soltanto l’Irlanda si è esposta in maniera altrettanto chiara sul tema

Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares ha motivato la decisione di rifiutare l’attracco nei porti nazionali a tutte le navi che trasportano armi destinate a Israele: «In Medioriente c’è bisogno di pace e non di strumenti per la guerra». Il primo diniego è avvenuto ieri e si tratta, ha spiegato Albares, di un caso che però riflette una condotta generale che sarà mantenuta dal governo iberico d’ora in avanti.

«Accade ora perché, per la prima volta, abbiamo individuato una nave che trasporta un carico di armi verso Israele e che vuole fare scalo in un porto spagnolo», ha detto Albares ai giornalisti a Bruxelles, «ma adotteremo questa politica con qualsiasi nave che trasporta strumenti di guerra verso Israele e che voglia fare scalo nei nostri porti».

Albares non ha fornito dettagli sulla nave, ma lo ha fatto il ministro dei trasporti, Óscar Puente, che ha nominato la Marianne Danica e la relativa richiesta di fare scalo nel porto sud-orientale di Cartagena il prossimo 21 maggio. Il cargo, battente bandiera danese, trasporta 27 tonnellate di materiale esplosivo partito da Chennai in India e diretto ad Haifa. 

C’è poi la Bokrum, un’altra nave che dovrebbe attraccare sempre a Cartagena nei prossimi giorni. A sollevare la questione, in questo caso, gruppi di filo-palestinesi che hanno esplicitamente chiesto alla sinistra spagnola di Sumar di allontanare il carico dalle coste. Su questa specifica vicenda, però, Puente ha detto che dalle verifiche effettuate sulla Borkum, il materiale militare a bordo è risultato diretto nella Repubblica Ceca, non in Israele.

La Spagna è una delle voci più critiche in Europa nei confronti dell’offensiva israeliana a Gaza e il suo governo, guidato da Pedro Sánchez. del Psoe, sta lavorando per mobilitare altre capitali europee attorno alla necessità di riconoscere uno Stato palestinese. Sánchez infatti è da sempre uno dei critici più espliciti del modo in cui Israele ha portato avanti la guerra dopo le atrocità terroristiche perpetrate da Hamas il 7 ottobre. Ha più volte descritto le “spiegazioni” del primo ministro israeliano Netanyahu come «inaccettabili e insufficienti».

Sánchez sostiene che la Spagna intende riconoscere uno Stato palestinese entro luglio 2024 e non vi sono molti altri leader europei che siano stati così chiari: sì al diritto di Israele a difendersi, ma senza giustificare un numero dei palestinesi morti come quello raggiunto negli ultimi mesi.

L’altra voce dell’UE considerata tra le più filo-palestinesi è quella dell’Irlanda i cui rappresentanti del governo hanno sempre definito “sproporzionata” la reazione dell’esecutivo di Benjamin Netanyahu. Le forti posizioni di Madrid e Dublino rimangono però sostanzialmente isolate nel consesso europeo. 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter