Je suis MarineMeloni punta a indebolire popolari e socialisti grazie a Le Pen, ma potrebbe costarle caro

L’obiettivo della leader di Rassemblement National non è l’Europa, ma l’Eliseo. Invece la premier rischia di legarsi a un partito non atlantista

Lapresse Le Pen

La sirena Marine è la più pericolosa tentazione di Giorgia Meloni. La leader francese di Rassemblement National, per ripulirsi, ha scaricato la tedesca Afd, troppo di destra e revisionista sul giudizio sulle Ss: una classica operazione di maquillage per aprirsi la strada verso l’Eliseo e partecipare al gran galà delle nomine europee dopo il voto di giugno.

Non vuole continuare a rimanere nella ridotta di estrema destra, madame Le Pen, che vuole trasformare il gruppo Identità e democrazia in una forza di governo. Valorizzando, come scrive La Stampa da Bruxelles, l’alleanza del premier croato Andrej Plenkovic (Ppe) con i sovranisti del Movimento patriottico pronti ad aderire proprio a Identità e democrazia. Ma soprattutto pensando ai Paesi Bassi dove il partito di Geert Wilders guiderà il governo. A questo si aggiunge il corteggiamento a Viktor Orbán da parte di Le Pen e Matteo Salvini.

Alla fine ci sarà un bel pacchetto di mischia di premier sovranisti nel Consiglio europeo. Agganciare Meloni e i Conservatori sarebbe l’operazione perfetta per tirare fra le gambe dei protagonisti principali della futura Europa (popolari e socialisti) una palla da bowling. E farli rotolare a terra. Sarebbe un tandem distruttivo, Giorgia e Marine, con Salvini ruota di scorta, per Ursula von der Leyen. Un colpo dritto alla pancia del Partito popolare. Quest’ultimi, se accettassero il diktat della signora francese, si troverebbero a subire sia la capitolazione della propria candidata alla presidenza della Commissione Ue sia l’inimicizia di Emmanuel Macron. Che poi è il vero bersaglio di Le Pen.

Il risultato sarebbe di mettersi contro il presidente francese che rimarrà in carica fino al 2027 e allo stesso tempo il Cancelliere tedesco Olaf Scholz, che non è certo disposto a fare largo al blocco della destra. Perché Meloni dovrebbe essere così ingenua da farsi ingabbiare da Le Pen e ascoltare la sirena francese?

No, non basta l’allontanamento di Afd dopo che l’esponente Maximilian Krah aveva detto di «non considerare tutti criminali i membri delle Ss». Di estremisti lì c’è ne sono tanti, anche in quello dei Conservatori. Il vero problema è la linea rossa che ha tracciato il Ppe. Per avere qualsiasi interlocuzione con il partito di maggioranza relativa dopo le europee, per sedersi a qualunque tavolo di intesa, sia all’Europarlamento sia al Consiglio europeo, bisogna essere europeisti e atlantisti, alleati con l’Ucraina e avversari della Russia.

Tajani è stato chiarissimo: il problema è la stessa signora Le Pen. Non si può pensare di governare l’Europa, dice il ministro degli Esteri, con chi è contro l’Europa. «Come facciamo ad andare d’accordo con chi vuole distruggere l’Europa e uscire dalla Nato?». I leghisti sono sorpresi che Tajani preferisca il “bellicista” Macron a Le Pen. Sorpresi che il forzista abbia criticato lo slogan della Lega “meno Europa”, addirittura rispolverando lo stesso a di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale del 2014.

Le destre si stanno incartando. Meloni vorrebbe che Le Pen portasse acqua al suo mulino, sommando gli eurodeputati che le due donne porteranno a Strasburgo. Tenendo coperta la carta Ursula von der Leyen. La leader di Rassemblement National invece ha chiesto pubblicamente alla premier italiana di bocciare la candidatura della tedesca. Ma il suo vero obiettivo è sconfiggere Emmanuel Macron, in Francia e in Europa, per poter galoppare verso l’Eliseo. Di autentico nelle prese di posizione contro gli estremisti non c’è nulla, come nel riposizionamento nei confronti della Russia. Per Giorgia l’abbraccio con Marine può costare molto caro.

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