Tbilisi, EuropaLa stoica opposizione di politici e militanti georgiani contro la sciagurata legge russa

La deputata del Partito democratico Lia Quartapelle ha incontrato in Georgia chi si oppone con forza alla norma che bolla come nemico della nazione qualsiasi organizzazione no profit che riceva fondi dall’estero

LaPresse

«Io non ho paura delle minacce fisiche e telefoniche. E così neanche i miei figli. Ma quando qualcuno ha chiamato con minacce sul telefono mia nipote di sedici anni ho iniziato a pensare che, se Sogno Georgiano dovesse vincere le elezioni del 26 ottobre, dovrò trasferirmi con la famiglia in un altro paese». Questo è il benvenuto che Khatia Dekanoizde, parlamentare dell’opposizione ci dà nel primo incontro che come delegazione della Camera dei deputati facciamo a Tbilisi.

«La mia è una famiglia di oppositori. Io sono la quinta generazione di dissidenti. Il record familiare l’ha stabilito mia madre. Aveva solo sei mesi, ed è stata portata in un campo di prigionia staliniano insieme ai suoi genitori. Conserviamo ancora il documento su cui c’è scritto che lei, una neonata di sei mesi, era un agente straniero», ride, Nino Evgenidze. Sono stata a trovarla alla Ong che ha fondato e presiede il Fukuyama Center for Frontline Democracy. Ho trovato lei e i suoi collaboratori intorno a un tavolo: «Stiamo facendo un piano di contingenza nel caso in cui Nino venisse arrestata. Ti presento il nostro avvocato, a cui stiamo dando un sacco di grattacapi», mi dice Nino con un sorriso naturale, e poi mi offre un cioccolatino da una scatola. Ci metto qualche secondo a raccapezzarmi.

L’incontro avviene dopo una mattina passata a discutere con parlamentari di maggioranza e opposizione della legge sulla trasparenza delle influenze straniere, che il partito al governo, Sogno Georgiano, guidato dall’oligarca Bidzina Ivanshvili, sta facendo approvare a rotta di collo. Tra pochi giorni, probabilmente lunedì, il parlamento si riunirà per il voto finale, quello che supera il veto emesso dalla presidente della Repubblica, Salomé Zourabichvili. 

Si tratta di una proposta di legge che bolla come agente di influenza qualsiasi organizzazione no profit che riceva più del venti per cento del proprio budget da un donatore internazionale. Le Ong incontrate ci dicono che nessuno di loro intende registrarsi come agente di una potenza straniera per il solo fatto di ricevere una parte dei propri fondi dall’Unione europea o dagli Stati Uniti: «Io lavoro nell’interesse del mio paese, e dei miei ideali. Non mi qualificherò mai come agente straniero», spiega Alexander Kevkhishvili, direttore della branca georgiana di una grande organizzazione internazionale.

È difficile capire perché Sogno Georgiano abbia deciso, a pochi mesi dalle elezioni, di recuperare una controversa proposta di legge, che copia una legge russa, in vigore anche in Ungheria e Kyrghizstan. Durante i negoziati per l’accesso all’Unione europea era stato chiarito: siccome la legge non rispetta gli standard europei di protezione dei diritti individuali e la libertà di associazione, una sua eventuale approvazione avrebbe arrestato il percorso di integrazione della Ue. Per questo la legge è stata fermata nel 2023, dopo ampie proteste popolari, e la Georgia ha avuto lo status di paese candidato. Ma in primavera Sogno Georgiano, avantissimo nei sondaggi, ha riportato in parlamento la legge, trasformando le elezioni politiche del 26 ottobre in un gigantesco referendum sull’Unione europea e rimettendo in gioco l’opposizione, divisa e poco efficace. 

Una mossa illogica, in un paese in cui più dell’ottanta per cento della popolazione sostiene l’ingresso della Georgia nell’Ue. C’è chi dice che la Russia stia ricattando l’oligarca padre-padrone di Sogno georgiano; chi pensa che la forzatura sulla legge sia dovuta alla necessità di far scomparire la società civile, soprattutto quella che monitora le elezioni; chi è convinto che le riforme che Tbilisi deve intraprendere nel cammino di adesione vadano a intaccare le fortune economiche del padre-padrone di Sogno Georgiano. Una sola cosa è certa: se la legge venisse approvata si fermerebbe l’integrazione della Georgia nell’Ue. È per evitare lo sganciamento della Georgia dall’Unione europea che la presidente Zourabichvili ha messo il veto sulla legge.

Per contrastare la prospettiva anti-europea, da più di un mese centinaia di migliaia di persone scendono in piazza. Le violenze e le intimidazioni contro i manifestanti si stanno moltiplicando: la campagna elettorale rischia di essere violenta e pericolosa. Oggi in viale Rustaveli a Tbilisi, nel 2020 in piazza dell’Indipendenza a Minsk, nel 2013 a Maidan, a Kyjiv. 

Sono centinaia di migliaia i cittadini di Georgia, Bielorussia, Ucraina che si sono spesi per la democrazia, la libertà del proprio paese. Molto di quello che succederà nei prossimi mesi, cioè se ci sarà un esito bielorusso, oppure se il voto sarà libero, dipenderà anche da noi. Anche dall’Italia, che finora a parte qualche dichiarazione di Antonio Tajani sembra non aver capito che in Georgia si sta giocando un altro capitolo del confronto tra chi lotta per la libertà e chi vuole soffocare l’indipendenza dei paesi.

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