Baruffe chiozzotte e mezzoMentana, Gruber e la guerra grottesca dei milionari (e dei pannoloni)

Enrico e Dietlinde bisticciano in diretta tv come due scolaretti delle medie su orari, traini e curve d’ascolto. Il precedente Fagnani e la tragedia di dover vedere il tg anche stasera per capire a quanti zeri Chicco rinnoverà il contratto con La7

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Per un attimo immenso, tra le 20 e 34 e le 20 e 36 di ieri, ho sperato che Enrico Mentana – forse la persona più intelligente ch’io abbia mai conosciuto, sicuramente uno dei più spiritosi nonostante la tendenza a ridere delle proprie battute, tendenza che può fare di te Dave Chappelle ma anche Pippo Civati – la buttasse in vacca.

E invece no. Invece ogni vent’anni, a quanto pare, alla tv italiana tocca una guerra tra multimilionari.

Multimilionari con un certo qual senso di sé, multimilionari che magari ridono degli altri ma guai a chi ride di loro, multimilionari che non hanno evidentemente problemi seri cui pensare.

Vent’anni fa, all’inizio del 2004, erano Paolo Bonolis e Antonio Ricci. Litigavano per “Affari tuoi”, ma all’epoca Bonolis conduceva anche “Domenica in”, e fu quindi una domenica pomeriggio che, in primo piano e con gli occhi pieni di lacrime, invitò Ricci a vergognarsi.

Chissà se fu in quel momento che a Ricci venne in mente quella frase che cito spesso: a “Striscia” «Vergogna» può dirlo solo il Gabibbo, che è un pupazzo.

Poiché la panchina dei multimilionari della tv italiana è molto corta, in questo periodo Ricci ha preso di mira la fidanzata di Mentana, Francesca Fagnani. Poiché è molto corta anche la panchina delle donne televisive con un qualche piglio, anni fa Fagnani raccontò di una «regina del giornalismo» che le aveva revocato un invito per non essere messa in ombra da altre femmine.

Si diceva la signora dal nome omesso fosse Lilli Gruber, il che costituirebbe un precedente familiare alla baruffa in corso, ma doveva essere solo un pettegolezzo perché ultimamente Gruber invita moltissime donne e addirittura scrive libri femministi.

Per riassumere la baruffa in corso, bisogna sapere un paio di cose che è facile ignorare, non essendo più la tv quella cosa che si guarda mentre va in onda.

La prima è che Mentana sfora praticamente sempre, e le lagnanze sono in genere non di Dietlinde Gruber, titolare dello spazio che sta tra il tg e la prima serata, ma dei conduttori di prima serata.

“Otto e mezzo” è infatti, seconda informazione utile a decodificare la guerra dei nervi, spesso registrato (è Roma: hanno tutti una cena cui andare), e quindi impacchetta i suoi cinquanta o quanti sono minuti, e se poi cominciano più tardi finiscono anche più tardi e il problema ricade sul Floris o sul Formigli di turno.

Lunedì no.

Lunedì stanno accadendo un po’ di cose – operai morti, Netanyahu che forse entra a Rafah – e a un certo punto alla Dietlinde viene il dubbio che sia il caso di andare in diretta, come quando si rischia che parta un missile e la puntata chiusa un’ora prima finisca per sembrare poco d’attualità. Solo che quella sera nello studio di “Otto e mezzo” c’è Corrado Augias, che ha ottantanove anni, è arrivato alle sette per registrare alle sette e mezza, e già deve aspettare un’ora e mezza, quel quarto d’ora in più è la goccia che fa traboccare la Dietlinde.

La quale quindi apre il programma dicendo «benvenuti alle venti e quarantasei, non alle otto e mezza, ma insomma l’incontinenza è una brutta cosa».

Come ho già detto un milione di volte, è un ottimo momento per approfittarsene. Se un conduttore desse dell’incontinente a una conduttrice verrebbe giù il cielo. Stai dicendo che le donne di una certa età hanno il pannoloneeeee. Per fortuna è rimasto l’uomo bianco, l’ultima categoria cui si può dire molto, quasi tutto, e a offendersene non saranno i militanti di qualche suscettibilità, ma al massimo lui stesso.

Ieri mattina, Enrico Mentana instagramma il grafico degli ascolti del suo tg, con sotto una lunga didascalia che spazia dal rimarcare che lui prende la linea quando la rete è all’uno per cento e la porta al nove, al «giudizio gravemente sprezzante nei miei confronti da parte di chi conduceva il programma successivo, che pure è ogni sera diretto beneficiario di quella curva ascendente», fino alla minaccia velata ma neppure troppo. «Un giudizio da cui finora nessuno tra i vertici di La7 ha sentito il bisogno di prendere le distanze. Piccolo episodio, ma molto indicativo. A questo punto le distanze, come è doveroso, le prendo io, dai maleducati e dagli ignavi».

A quel punto i telefoni dei pettegoli d’Italia vengono monopolizzati da molte e molto impegnative domande. La principale è: ma che doveva dire, l’azienda? «Non è vero che Mentana ha il pannolone»? «La bambina Lilli è stata dispettosa col bambino Enrico e le saranno requisite le Barbie»? Nei numerosi scazzi tra Mannoni e la Berlinguer, i vertici Rai intervennero?

Poi ci sono domande più pratiche. Mentana cerca una scusa per andare al Nove? Ci voleva andare anche la sua fidanzata ma Fazio ha messo il veto volendo essere l’unico intervistatore al mondo? Ma Mentana non ha sul contratto una clausola di non competizione per cui se anche molla La7 non può condurre altrove per diciotto mesi? (Sì, la stessa clausola di Will McAvoy in “Newsroom”: la vita imita l’arte). Non starà invece cercando di farsi dare più soldi, visto che il suo contratto scade a dicembre e il rinnovo dovrebbe discutersi proprio in questi giorni?

E ancora: visto che degli uomini bianchi si può dire proprio tutto, possiamo dire che, se quella dichiarata dalla Gruber a Mentana è una guerra tra milionari, quella apparentemente dichiarata in questo post da Mentana ad Andrea Salerno, direttore di rete, è una guerra tra bassi? (A questa domanda rispondiamo tutti di no: siam mica gente che fa battute becere).

E poi: Urbano Cairo ora cosa farà? Silvio Berlusconi cos’avrebbe fatto? Mentana si dimetterà in diretta, la sera? O che altro farà? Qualcosa deve fare, dopo aver detto che prendeva le distanze: se le distanze consistono in un paio di milioni in più il pubblico non lo saprà mai, e invece il pubblico di quel post ora pensa d’aver diritto di sapere (il pubblico siamo tutti noi, come ha detto la saggia Cortellesi). E, soprattutto: in che canto stanno gli ignavi? (Nel terzo, non voglio costringervi a consumare Google).

Sotto al post c’erano, vicini vicini, due commenti che mi sembra contengano l’intero Zeitgeist. Uno di Fabrizio Corona, «Bravo Enrico. Ha rotto il cazzo quella supponente maleducata» (lui lo scrive tutto maiuscolo). E uno di Aesteticasovietica, account autodescritto come «analisi sociale, linguaggio della politica, stereotipi di genere e rappresentazione delle minoranze»; insomma, una di quelle tizie che hanno capito che col femminismo su Instagram si fattura.

Scrive la signorina Aestetica: «Problematico il principio per cui, se uno fa ascolti, può fare ciò che gli pare. In fondo ti ha detto incontinente, mica stronzo. (La trasmissione di Gruber si regge da sola. Vantare i propri ascolti come lancio, quasi che lei si limiti a raccoglierli, è vagamente sessista. Specie se decidi tu per lei una postura di gratitudine senza condizioni)».

Le guerre tra milionari pazienza, per questo secolo mi sembra più grave che esista tutto un giovane pensiero femminile che pensa di dover difendere una come Gruber come fosse una damsel in distress, che non riconosce una donna forte neanche se quella lo investe a bordo d’un tir.

Quando leggerete questo articolo, ci saranno già i dati Auditel, che ci diranno se la polemica tra milionari televisivi paga (ai tempi di Ricci e Bonolis pagava tantissimo). Ieri sera il tg di Mentana l’ho guardato persino io, che non accendevo un telegiornale da quando morì Diana Spencer. E, siccome Mentana sarà pure una diva isterica che non la prende a ridere se qualcuna gli dà dell’incontinente, ma ha un certo qual senso televisivo, ha regalato alla rete altre ventiquattro miracolose ore d’attenzione.

Ha annunciato che avrebbe parlato dell’incidente in chiusura di tg (addirittura dopo l’interruzione pubblicitaria: Cairo sarà stato in brodo di giuggiole), ed è tornato come promesso sulla vicenda.

Alle 20 e 36, che è l’orario perfetto per spiegare che eccezionalmente la sera prima non hai dato alle 20 e 29 la linea a un programma che dal nome dovrebbe andare alle 20 e 30 (gli spettatori italiani si aspettano dai palinsesti persino meno precisione che da Trenitalia, per carità).

Ci è tornato dicendo che il ritardo «era prestabilito e concordato con chi dirige questa rete» (fossi Salerno, farei come i genitori dei bambini capricciosi: manderei Enrico e Dietlinde in camera loro dicendo che non me ne frega niente di chi ha cominciato, adesso la piantate). Ci è tornato facendo il nome della Gruber (che non aveva fatto su Instagram), che «ha avuto delle parole molto sgradevoli e offensive nei confronti del sottoscritto». Ci è tornato lamentando di nuovo il silenzio dirigenziale – «il mutismo che accompagna questa vicenda da ventiquattro ore» – e rilanciando le prossime ventiquattr’ore di teleromanzo: «Domani sera vedremo se c’è stato qualcosa, sennò ne trarrò le conclusioni e le dirette conseguenze».

Quindi pure stasera ci tocca guardare il tg per scoprire se si dimette in diretta: è l’inseguimento di OJ che ci possiamo permettere, l’“Un posto al sole” che mancava nei palinsesti di La7.

Quindi ieri sera i più avranno guardato pure la Gruber, ignari che fosse registrata e che quindi non avrebbe potuto rispondere.

Quindi io secchiona (la sottoscritta secchiona, direbbe Mentana, cresciuto negli anni in cui ti insegnavano a fare gran giri di parole per non dire «io») ieri sera mi sono sorbita persino “Dimartedì”, giacché la Gruber era lì a promuovere un suo libro, era finalmente in diretta: gli risponderà? Macché: Floris non le ha fatto la domanda.

Certo, se Mentana avesse fatto quel che sognavo, se a fine tg invece di fare terrorismo psicologico avesse detto «sì, ho il pannolone, e nessuno lo sa meglio della Dietlinde con cui ci scambiamo sempre consigli sul collante per dentiere», le successive ventiquattr’ore sarebbero state più rutilanti. Sai che polemiche, sai che meme, sai che categorie offese, maschilismo, ageism, ci sarebbe stato ogni rivoltamento di frittata.

Così è più un teaser di una di quelle serie che poi le vedi e pensi «Tutto qui?». Una truffa nella quale mica caschiamo una seconda volta. Venti minuti d’intervista e non una domanda sul caso di cui la Lilli è protagonista: ma si può? Parlo con te, Urbano Cairo: non è che Mentana può fare tutto da solo, e tener su una rete con la sola forza della sua crisi di nervi. Dovete anche un po’ collaborare, diamine. Urbano, fallo per noi: sei qualificato, partecipa anche tu alla grande guerra dei milionari.

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