Piattaforma SchleinIsraele come Hamas, e altri arretramenti del programma Pd

Il manifesto elettorale prende una posizione (prima stop alla guerra, poi lavoriamo per liberare i rapiti) slegata dalla realtà, perché la trattativa sulla tregua si basa sulla contestualità tra il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Però almeno non ci sono tarquinismi sull’Ucraina

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Un lungo documento, as usual: è il programma del Partito democratico per le elezioni europee fatto pervenire ai componenti della direzione solo poche ore prima della riunione che l’ha approvato. Tra l’altro molti, in primis i candidati, trovandosi in giro per la campagna elettorale non hanno proprio avuto modo di studiarlo. Ma ormai le modalità di una volta sono un pallido ricordo. È un documento completo, articolato. Naturalmente particolare importanza ha il tema della situazione in Medio Oriente, forse la questione sulla quale nel partito di Elly Schlein ci sono le maggiori differenze.

Ecco il testo: «L’Europa che vogliamo è in prima linea per reclamare e realizzare un cessate il fuoco immediato ed effettivo a Gaza, per fermare il massacro e la catastrofe umanitaria assicurando gli aiuti necessari, lavorare alla liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas e porre le condizioni per la soluzione politica del conflitto in Medio Oriente».

Dunque, dice il Partito democratico, prima di tutto bisogna ottenere il cessate il fuoco, base per poi affrontare la questione degli ostaggi: un’impostazione, vista così, che pare più arretrata della realtà perché tutto il tentativo di mediazione per una tregua si basa invece sulla contestualità tra stop dei bombardamenti e rilascio degli ostaggi.

Più in generale, si condanna il 7 ottobre tanto quanto la reazione israeliana: «Abbiamo condannato nella maniera più ferma e inequivocabile l’orribile attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. In maniera altrettanto ferma e inequivocabile dobbiamo condannare le violazioni del diritto internazionale umanitario compiute dal Governo di Netanyahu».

Non si entra nella disamina dei fatti ma così scritto il programma dà l’impressione di mettere Hamas e Israele sullo stesso piano.

Ancora: «L’Europa che vogliamo non può accettare che la reazione israeliana al terrorismo di Hamas si trasformi in una punizione collettiva del popolo palestinese. Separare Hamas dai palestinesi è un imperativo, e un dovere ella comunità internazionale che, dopo anni di colpevole abbandono, deve tornare a farsi carico della questione palestinese. A tal fine, rinnoviamo l’impegno per il riconoscimento europeo di uno Stato della Palestina, tappa obbligatoria per dare dignità ad un popolo e coinvolgerlo nel processo di pace. L’Europa che vogliamo deve rilanciare la soluzione dei “due popoli, due Stati”, come unica strada possibile per garantire la convivenza in pace e sicurezza degli israeliani e dei palestinesi una posizione profondamente radicata nella tradizione e nell’iniziativa diplomatica italiana nei confronti di Israele e della Palestina». E qui ci sono il sostegno all’iniziativa di Antonio Guterres e la proposta di una Conferenza di pace.

Forse l’analisi sulla catastrofe del Sabato Nero avrebbe dovuto essere più severa, come da mesi vanno sostenendo quegli esponenti del Partito democratico che hanno aderito al Manifesto di Sinistra per Israele, nei cui confronti, tra l’altro, manca qui un richiamo esplicito sulla sua condizione di permanente minaccia alla sua stessa esistenza.

Sull’Ucraina si tiene il punto, non v’è traccia di “tarquinismo”, si conferma il sostegno a Kyjiv, si auspica che l’Europa non si divida né politicamente né militarmente (forse è un riferimento a Emmanuel Macron?) e l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea.

Ora che con l’approvazione del programma tutti gli adempimenti sono stati osservati c’è lo stop alle discussioni pubbliche e ai distinguo. La campagna elettorale non è il momento per fare dibattiti. Si corre per prendere voti, quando poi ci sono le preferenze diventa lotta aspra.

Elly Schlein ieri ha messo in calendario un appuntamento cui tiene moltissimo: il 23 maggio ci sarà il tanto atteso duello tv con Giorgia Meloni, tanto per dare plasticamente l’idea che queste – stringi stringi – sono le elezioni delle due donne. Pur di farlo ha accettato Porta a Porta, cioè di farsi arbitrare da Bruno Vespa, un amico di Giorgia. Evidentemente ha grande fiducia nei suoi mezzi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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