Quando l’anno scorso amici di sinistra mi spiegarono che al Salone del libro Eugenia Roccella aveva subito la più innocua e banale delle contestazioni, assai più civile e più blanda della maggior parte delle contestazioni che qualsiasi politico si trova abitualmente a ricevere, e che semmai erano stati alcuni esponenti di Fratelli d’Italia presenti in sala ad alzare i toni e a provocare reiteratamente i contestatori, ero rimasto scettico e perplesso. In generale, sentire minimizzare qualsiasi forma di prevaricazione mi spinge istintivamente a diffidare del mio interlocutore, tanto più se la giustificazione passa per il concetto assai ambiguo di «provocazione».
Oggi capisco che sbagliavo io a diffidare e avevano ragione loro ad arrabbiarsi. Perché l’unica cosa veramente grave, nella ridicola vicenda che è stata presentata come la «censura» subita ieri da Roccella, è proprio la sceneggiata inscenata per la seconda volta dalla ministra e da tutta la maggioranza, a cominciare dalla presidente del Consiglio, che è corsa in tv a definire addirittura «ignobile» il fatto che una ventina di studenti, perlopiù liceali, abbiano alzato dei cartelli, fischiato e gridato i loro slogan contro la ministra.
Se tutto questo non bastasse, il carattere pretestuoso e strumentale di tutta la commedia è confermato dal post che Roccella ha subito pubblicato su facebook, in cui chiede provocatoriamente ad Antonio Scurati, Roberto Saviano e tutti gli intellettuali di sinistra che negli ultimi tempi hanno osato protestare contro le prevaricazioni della destra di esprimerle solidarietà, certa che «non si faranno sfuggire questa occasione per dimostrare che l’evocazione del fascismo che non c’è, alla quale abbiamo assistito in queste settimane, non era solo una sceneggiata politica pronta a svanire di fronte alle censure vere». Proprio così: le censure vere. Non bastasse neanche questo, lo ripete persino nell’intervista di oggi al Corriere della sera, come se il collegamento avesse il minimo senso logico: «Se a me durante una manifestazione avessero dato la possibilità di dialogare con un ministro ci sarei andata di corsa.
Comunque a proposito di censura vorrei sentire la solidarietà dei vari Antonio Scurati, Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Chiara Valerio». La lista di proscrizione della solidarietà. Sembra la campagna dei manifesti di Atreju (quella sì davvero intimidatoria, peraltro). Il tentativo di utilizzare questa vicenda per cambiare le carte in tavola, accusando l’agnello d’intorbidare l’acqua del governo, è talmente scoperto da non meritare altre parole.
Ne meriterebbe invece lei, Roccella, esempio supremo del tipico anticonformista italiano, sempre schierato col potere e sempre a fare la vittima, sempre al governo e sempre in posa da intellettuale scomodo e oppositore perseguitato. Pannelliana negli anni settanta, ruiniana e berlusconiana negli anni duemila, meloniana oggi, ma sempre in ottima posizione. In parlamento dal 2008, due volte sottosegretaria nei governi Berlusconi, oggi ministra per la Famiglia, con delega speciale al rovesciamento delle frittate.