Tripla APerché vedremo sempre meno videogiochi ad alto budget

Gli investimenti necessari per sviluppare giochi con alta complessità grafica e di scala sono paragonabili ai costi di produzione di film di successo. Un ritmo insostenibile per le aziende di videogames che punteranno su franchise già affermati per ridurre i rischi finanziari

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Microsoft, Nintendo e Square Enix sono d’accordo: i videogiochi ad alto budget sono insostenibili, almeno se vengono sfornati allo stesso ritmo degli ultimi anni. L’allineamento lungo la stessa strategia di compagnie multinazionali diverse è il risultato dell’aumento dei costi dei titoli che vengono definiti tripla A. In una lista dei videogames più costosi, nessuno dei primi dieci è precedente al 2020. La classifica mette in luce investimenti dell’ordine di centinaia di milioni di dollari, paragonabili ai costi stimati per la realizzazione di film pieni di effetti speciali e attori di primo piano: per “Cyberpunk 2077” ci sono voluti più finanziamenti che per “Avatar 2”, per “Spider-Man 2” per PS5 sono state impegnate circa le stesse risorse del film sulla Justice League. 

«I costi associati alla realizzazione di questi bellissimi giochi di successo AAA stanno aumentando, così come il tempo necessario per realizzarli», ha detto Sarah Bond, presidente di Xbox, commentando la scelta di chiudere alcuni studi. Perseguire «il passaggio dalla quantità alla qualità» è invece il nuovo mantra di Square Enix, esplicitato a margine di risultati annuali non incoraggianti

Nessuna dichiarazione di intenti da parte di Nintendo, ma, come ha osservato il giornalista videoludico Stephen Totilo nella sua newsletter, negli ultimi cinque anni la compagnia giapponese ha mantenuto una media quattordici giochi l’anno contro i ventisei dei cinque anni precedenti. «La riduzione della produzione di software – spiega il giornalista – si accompagna all’aumento della complessità grafica e della scala di gioco complessiva». Sembra che l’azienda di “Super Mario”, questa la conclusione del reporter, «stia destinando più persone a un minor numero di giochi»

Se tale è la prospettiva, vale la pena chiedersi dove stia andando a parare l’industria dei videogiochi. Non saranno rilasciati meno titoli in generale, perché il numero delle uscite è in crescita grazie a una maggiore quantità di produzioni indipendenti. Di opere monumentali, però, ne vedremo di meno. Non solo, ciascuna di esse rappresenterà una scommessa più importante e con un impatto maggiore sulle sorti degli sviluppatori. Potrebbe anche diventare più evidente una tendenza che era già in atto dal 2023: quella che vede gli editor giocare sul sicuro.

Le due cose sono collegate: maggiore il rischio, più cauta la strategia. «Le scarse vendite di videogiochi stanno costringendo gli editori a rivedere i loro piani di uscita per il 2023 – scriveva il Financial Times commentando alcuni resoconti del febbraio di quell’anno – in quanto il settore risponde alla crescente preferenza dei videogiocatori, che si trovano in difficoltà economiche, per franchise familiari come “Call of Duty” e “Fifa”»

Una nuova proprietà intellettuale non comporta soltanto uno sforzo di marketing per comparire sui radar degli appassionati: a rendere tutto più difficile, c’è anche l’impossibilità di rifarsi al lavoro precedente (sistemi, risorse, codici) e a un’eredità di progettazione dall’efficacia sperimentata. Il futuro di un pezzo importante dell’industria dei videogiochi si prospetta così: familiare, nel senso di fondato su franchise dal successo comprovato i quali saranno arricchiti con titoli troppo grandi per fallire.

Ora, forse è il caso di esplicitare una verità che è sempre sottintesa quando si evocano scenari futuri: nessuno sa con sicurezza cosa succederà davvero e potrebbero emergere aspetti di novità abbastanza importanti da cambiare tutto. Uno di questi forse l’abbiamo già avvistato all’inizio dell’anno, quando un po’ tutte le riviste di settore hanno messo insieme l’articolo che ripercorreva le tendenze in atto nel mondo del gaming. Uno di questi trend riguardava l’utilizzo delle nuove tecnologie, che spesso vengono chiamate in causa per le conseguenze che stanno già avendo sull’occupazione.

D’altra parte, diversi analisti hanno messo in luce che il miglioramento dei software per la grafica e l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, tra le altre cose, potrebbero rendere possibile la creazione di opere interattive dal grande impatto a costi inferiori. Certo, prima ci sono una serie di questioni non secondarie da risolvere (etiche, legali, di percezione da parte dei consumatori). Staremo a vedere. Nel frattempo, cioè nell’immediato futuro, le aziende dei videogiochi grossi hanno scalato una marcia.

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