Medaglie al disonoreLa carneficina umana dei criminali russi graziati dal Cremlino e spediti in Ucraina

Killer sanguinari con alle spalle condanne ventennali per omicidio, stupro e dismembramento di cadavere sono reclutati per partecipare all’offensiva nei confronti di Kyjiv. I giudici la considerano una circostanza attenuante, un lasciapassare per continuare a delinquere

AP/LaPresse

Dmitry Malyshev non vedeva l’ora di pubblicare sui social il suo selfie con Oleksandr Maslennikov, caro compagno di merende. Sorridenti, abbracciati, visibilmente sdentati. Il primo, Dmitry, dieci anni fa aveva strappato il cuore a un immigrato tagiko, lo aveva fritto in casseruola e se l’era mangiato. Il tutto filmandolo, in stile Cucine da incubo: lui così tanto appassionato dell’immagine. L’altro, Oleksandr, non gli era stato da meno, aveva ucciso due ragazze incontrate in discoteca e ne aveva smembrato i corpi. Condannati uno a venticinque e l’altro a ventitré anni di carcere, si erano ritrovati prima colleghi di colonia penale, poi di operazione militare speciale.

A ottobre dell’anno scorso hanno firmato il loro bel contratto con il ministero della Difesa russo e sono andati al fronte nell’unità Storm V, quella che raccoglie gli avanzi di galera. Dovessero sopravvivere, il cannibale di Volgograd e il maniaco di Volzhsk, mondati dalle loro atrocità torneranno liberi e belli. Belli si fa per dire.

I due sono l’esempio più eclatante della chiamata alle armi di delinquenti della peggior specie voluta da Vladimir Putin, prima nella Wagner adesso direttamente nell’esercito. Testimonial poco credibili della presunta crociata per i “valori tradizionali” e contro l’Occidente corrotto, ma non gli unici a cominciare dall’altro “volto noto”, quel Sergej Chadžikurbanov, ex poliziotto condannato a vent’anni per l’omicidio di Anna Politkovskaja, graziato dallo Zar dopo aver firmato un contratto a tempo per combattere in Ucraina ed esserne tornato sulle proprie gambe. Maniaci, cannibali, pedofili, killer, gangster di ogni risma hanno firmato a migliaia, ma adesso seppur decimati cominciano a rientrare e ad affollare le cronache di Madre Russia con nuovi delitti, quasi sempre raccapriccianti.

Negli ultimi due anni, secondo il sito indipendente in lingua russa Verstka, almeno centosette persone sono morte e altre cento sono sopravvissute dopo essere state gravemente ferite da criminali di ritorno dall’Ucraina. Verstka ha preso in esame i resoconti dei media e gli atti rintracciati nei tribunali e ha stilato un dettagliato prontuario, codice penale alla mano: cinquantacinque sono stati i casi di omicidio con settantasei morti; ottantasette quelli di lesioni personali con diciotto vittime e settanta feriti gravi, mentre altri undici sono i deceduti a seguito di infrazioni al codice della strada. Infine, due i minorenni morti per istigazione all’uso di droghe.

Il conteggio è solo per difetto: i tribunali e i mezzi d’informazione di regime non possono indicare se l’imputato ha partecipato all’Operazione speciale putiniana e, in due sentenze su tre delle centotrentaquattro analizzate da Verstka, la partecipazione alla guerra è stata considerata dai solerti giudici tra le circostanze attenuanti. Una sorta di lasciapassare a delinquere, tanto che ben ventiquattro degli assassini graziati e tornati a uccidere, hanno pensato bene di strafare causando più di una vittima.

Buona parte dei delitti si verificano tra le pareti domestiche e a causa dell’abuso di alcol e droghe. L’elenco è lungo e dettagliato. Il wagnerita Alexey Borisov, per esempio, pieno di vodka fino all’orlo, nel mezzo di un litigio col compagno di bevuta gli ha spaccato un bastone in testa e, quando la convivente del malcapitato ha cercato di proteggerlo, l’ha uccisa. Vasily Vasyukov, altro adepto di Prigozhin, in preda ad allucinazioni ha preso un coltello e con quello ha colpito più e più volte la nonna settantasettenne da cui era stato tirato su e della quale, raccontano, fosse il nipote prediletto.

A Luhansk, ha riferito l’agenzia Astra, l’ex carcerato Andrei Kurbasov ha violentato in auto un’adolescente, poi temendo di essere denunciato l’ha pugnalata al cuore e l’ha seppellita nei boschi. Per non essergli da meno, il buon Ivàn Rossomakhin scontava una condanna a quattordici anni per rapina e omicidio, ma graziato e spedito al fronte è tornato a Novy Burets. Vagava per il villaggio con un forcone in mano terrorizzando i vicini: l’inferno è durato una decina di giorni, poi è passato ai fatti, ha stuprato e ucciso una pensionata.

I mobilitati dalle patrie galere, spesso si credono eroi e non tollerano le critiche. In un parchetto spelacchiato dalle parti di Mosca, Andrei Rykashev ragionava sulla guerra con un conoscente e quando non ne ha potuto più, l’ha ferito alla carotide: mentre l’altro moriva, l’ex Wagner è andato a comprarsi le sigarette, è tornato, e in attesa della polizia si è messo a giocare con i bambini presenti. Poco male: se l’è cavata con dieci anni da scontare in un carcere a regime speciale. Altri finiscono per prendersela con i commilitoni. Le autorità del Donetsk sono ancora alla ricerca di Jury Galushko, un condannato mandato a denazificare l’Ucraina che ha preferito uccidere nel sonno sei compagni del decimo reggimento meccanizzato. A Jury deve essere andato in cortocircuito il cervello quando la madre, rimasta a Kharkiv dove anche lui era nato, è stata colpita in un bombardamento russo.

Si credono eroi, ma più spesso come tali li tratta proprio la propaganda putiniana. Nikita Semjanov, per esempio, ha abusato per anni di minorenni. Nel 2021 ha ucciso il suocero soffocandolo con un sacchetto di plastica, dopo avere per anni picchiato e umiliato la moglie ingravidata giovanissima. Appena un anno dopo la condanna è stato liberato e ora gira per le scuole di Novosibirsk a parlare della patriottica operazione speciale.

Il regista di cartoni animati Il’ja Belostozkij condannato a sei anni e mezzo per le molestie a un ragazzino, firmato il contratto da volontario si è visto ripulire la fedina penale e insignire di una medaglia al valore. Tronfio ha esultato sul social autarchico VKontakte: «La mia condanna è stata cancellata. Quindi, amici rallegratevi e nemici mordetevi i gomiti». Persino il cannibale di Volgograd intervistato da V1.ru ha discettato sulla difesa dei “valori tradizionali” cari al Cremlino: «Ho conosciuto persone che sono venute qui solo per cambiare aria. Io invece ho subito capito perché stavo andando e dove stavo andando. Come reagireste se a vostra figlia a scuola venisse insegnato come indossare correttamente il preservativo? O se i maschi andassero per strada leccandosi l’un l’altro? Non è normale per me».

L’invasione di assassini degenerati ha finito per accrescere l’allarme sociale, con non pochi problemi, tanto da spingere il governo a correre ai ripari. Un disegno di legge preparato in fretta e furia, il 23 marzo scorso è stato convertito nelle leggi federali N. 61-FZ e N. 64-FZ, con le quali il detenuto che parte volontario si impegna senza data di ritorno, non solo per sei mesi, rimanendo obbligato al risarcimento delle vittime se previsto dalla condanna, più un nuovo e subdolo articolo del codice penale che apre le porte a un’applicazione ancora più estensiva: “Coloro che stanno scontando una pena possono essere reclutati per prestare il servizio militare non solo volontariamente, cioè con un contratto, ma anche senza consenso – a chiamata”.

In attesa che la nuova normativa vada a regime, gli improbabili “eroi di Putin” continuano a fare danni. Vedi la vicenda degli ex poliziotti buriati Evgeny Inkin e Dmitry Istomin. Un anno fa sono stati riconosciuti colpevoli dell’omicidio di due giovanissime nel 2002: le due ragazze furono finite a colpi d’ascia e solo la testimonianza di una terza, nel frattempo cresciuta nel terrore, ha permesso di riaprire il cold case, con pesanti condanne. Ma qualche giorno fa, i due prodi hanno lasciato la galera con il loro contratto in mano. Ovvio, destinazione Ucraina.

 

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