La Terza Via?Il futuro dell’Unione europea tra sovranismi e pulsioni populiste

A pochi giorni dalle elezioni, la possibilità di una terza Europa che crei le condizioni per una reale democrazia sovranazionale si scontra con sinistre euro-critiche e destre euro-scettiche, riunite da un'idea di Comunità fondata sulla cooperazione tra nazioni sovrane

Associated Press

Nel ricordare il risultato del referendum del 2 giugno 1946 quando le italiane (a cui il 10 marzo 1946 fu attribuito finalmente il diritto di elettorato attivo e passivo) e gli italiani voltarono una pagina della storia scegliendo la Repubblica e la democrazia nate dalla resistenza al fascismo, Sergio Mattarella ci ha ricordato che le elezioni del Parlamento europeo consacreranno la sovranità dell’Unione europea.

Andiamo a votare per rafforzare la legittimità dell’unica istituzione europea che parla e decide a nome delle cittadine e dei cittadini che la eleggono a suffragio universale e diretto aprendo la strada a una fase costituente di un’Unione più democratica, sostenibile e solidale, per costruire ponti e abbattere i muri «rifiutando la sicurezza a detrimento dei diritti» e per contribuire alla pace e alla giustizia nel Continente e nel mondo. Scegliamo le forze politiche che si battono per la sovranità europea respingendo la fallace propaganda dei nazionalisti che vorrebbero riportare pericolosamente all’indietro le lancette della storia europea.

Hanno detto che le elezioni europee saranno un referendum per scegliere fra due Europe: quella dei «sostenitori delle Nazioni sovrane, essenziale per la nostra sopravvivenza» come sostiene Marine Le Pen su il Giornale usando le stesse parole di Giorgia Meloni a Madrid, un’Europa che intende cancellare il Patto Verde e con esso il futuro delle nuove generazioni, creare muri abolendo la libertà di movimento per i migranti, proteggere le imprese contro i lavoratori, annullare i vantaggi di un mercato unificato e paralizzare l’azione internazionale dell’Unione stessa (che «non è uno Stato e deve stare al suo posto» ha sentenziato Le Pen); quella che i nazionalisti identificano negli standard, nei divieti e nelle limitazioni imposte da un «gigante burocratico» (l’espressione è di Meloni).

Per far prevalere l’Europa delle Nazioni, Le Pen e Meloni stanno lavorando a un accordo fra tutte le destre europee con l’obiettivo di un unico gruppo parlamentare che superi «le sinistre» (nostalgiche, sostiene Meloni, dell’Unione sovietica) e che competa con i popolari «complici delle politiche tossiche e antidemocratiche di Ursula von der Leyen e totalmente lontani dall’Europa delle Nazioni» (ha detto Le Pen).

Non riusciranno nell’intento di riunire in un’unica maggioranza «tutti i patrioti» – di destra e di sinistra purché euro-critici che appartengono ora agli «identitari», ai «conservatori» e ai «ribelli» (insoumis) ma che affolleranno momentaneamente i numerosi non-iscritti inizialmente senza casa europea, tutti facilmente attratti dalle ingerenze politiche e finanziarie esterne – per cambiare l’Unione e «renderla uno spazio di libera cooperazione tra nazioni sovrane d’Europa», come dichiarato da Le Pen e Meloni.

E’ più probabile invece che la fusione in un unico gruppo eteroclito senza programma ma alle immediate spalle del PPE e prima dei socialisti possa svolgere una costante azione di «sabotaggio» (l’espressione è stata usata, non a caso, in campagna elettorale da Matteo Salvini e da Roberto Vannacci mutuandola dal linguaggio militare) nelle attività parlamentari europee ma anche un pull factor nei confronti di una parte dei popolari e dei liberali che hanno già manifestato la loro sensibilità europea e nazionale verso le pulsioni populiste della destra.

C’è una terza Europa che dovrebbe emergere invece dal voto europeo e che contrapponga al racconto immaginario delle destre (e delle sinistre euro-critiche) l’idea di un modello europeo fondato su un’Unione capace di garantire i diritti delle persone e la loro dignità, di programmare il loro futuro, di plasmare una conversione ambientale della società, di stare al posto della pace e non dei conflitti, di elaborare e creare le condizioni per un duraturo consenso verso una reale democrazia sovranazionale.

Si tratta di un’Europa che dovrà uscire dalle nebbie dei programmi elettorali europei per fondarsi sull’azione delle donne e degli uomini che arriveranno a Bruxelles e a Strasburgo legittimati dal voto popolare, pronti a battersi per contrastare con spirito partigiano il tentativo di sciogliere l’Unione europea in un coacervo di permanenti conflitti potenzialmente distruttivi.

Noi siamo convinti che questa terza Europa appartiene alla visione del futuro che hanno la maggioranza delle cittadine e dei cittadini europei, i quali saranno pronti a condividerla a patto che un’alleanza consistente nel Parlamento europeo sia in grado di tradurla in una Legge Fondamentale Europea, insorgendo contro l’immobilismo delle apparenti sovranità nazionali.

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