Attori del cambiamentoGli imprenditori che stanno creando la nuova Sicilia (per il palato e per i turisti)

Nel corso del Sicilia Gastronomika Festival, si sono confrontati alcuni dei più interessanti protagonisti di un modo nuovo di fare turismo e ristorazione sull’isola. Perché poi, ha detto Maurizio Carta, assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Palermo, «l’innovazione è una forma di disobbedienza andata a buon fine»

(Foto: Luca Savettiere)

«Non servono soluzioni preconfezionate per risollevare i luoghi. Non è vero che qualsiasi seme di rigenerazione è un buon seme. Bisogna partire dallo spirito del luogo, fornendo nuovi prodotti e nuove soluzioni per tutti quelli che abitano una città, siano essi cittadini o turisti». Maurizio Carta, assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Palermo, è uno di quelli che dalle istituzioni sta provando a guidare la rinascita che il capoluogo siciliano sta vivendo negli ultimi anni.

Un cambiamento che interessa diverse parti della Sicilia, riscoperte come zone di interesse turistico ed enograstronomico, grazie soprattutto alla spinta di una nuova generazione di imprenditori – siciliani e non – che sull’isola hanno deciso di investire.

Tra le storie più interessanti, che si sono confrontate durante il Sicilia Gastronomika Festival, ci sono quelle di Francesco Carnevale, ideatore del Food Experience Museum di Palermo; Andrea Morettino, imprenditore del caffè alla quarta generazione che in Sicilia ha creato una delle piantagioni di caffè più a Nord del mondo; Franco Virga, passato dalla moda alla ristorazione; e Simone Sabaini, veronese trapiantato in Sicilia, fondatore di Sabadì Cioccolato di Modica.

Proprio Sabaini, che dal 2007 si è trasferito da Verona a Modica decidendo l’anno dopo di cominciare a produrre il suo cioccolato, incarna il valore del cambiamento. «Il cambiamento arriva o attraverso uno stato di difficoltà o attraverso uno stato di consapevolezza. Qualunque sia la ragione, è una scelta che non tutti sono in grado di fare. Serve coraggio e competenza», ha spiegato. Ma «il più grande motore del cambiamento è l’esempio. Attraverso l’esempio, altre persone possono cercare di replicarlo».

È quello che è successo con il suo cioccolato. «Non mi piaceva il cioccolato di Modica», ha rivelato Sabaini. «Ho capito però che si poteva fare meglio e ho provato a farlo. Ora, dopo quindici anni, il livello medio della qualità del cioccolato di Modica si è alzato notevolmente». Ma a cambiare non è stato solo il cioccolato. La rigenerazione ha riguardato anche i luoghi. «Noi abbiamo investito in una zona di una bellezza da togliere il fiato intorno al Duomo di San Giorgio, a Modica, in un’area abbandonata dai modicani. Abbiamo aperto un negozio, una cantina di affinamento cioccolato e un albergo. E poi abbiamo chiesto al comune di poter usare i duemila metri di giardini intorno che erano abbandonati, lasciati all’incuria. L’intelligenza da parte dell’amministrazione comunale è stata quella di capire il nostro progetto e di darci l’ok. Grazie al nostro investimento, l’area intorno a San Giorgio ora è nuovamente disponibile».

Chi in Sicilia è nato, è andato via e poi è tornato, è invece Andrea Morettino, esponente della quarta generazione dello storico marchio del caffè palermitano. «È stato un richiamo naturale», ha raccontato. «Questa è una terra che ti dà tantissimo e ti manca nel momento in cui è lontana, ma che ancora può essere come la immaginavi. Nell’ultimo decennio stiamo vivendo a Palermo un esempio straordinario di rigenerazione. Una città bella, ma con una bellezza dimenticata, che non riuscivamo a raccontare. Ora, stiamo facendo tantissimo per raccontarla in un modo diverso. E anche nel resto della Sicilia stiamo assistendo a un rinnovamento grazie a imprenditori siciliani e non che hanno mostrato che il cambiamento è possibile».

Basta guardare le cose da una prospettiva diversa. È così che, visto l’innalzarsi delle temperature dovuto al cambiamento climatico, Andrea Morettino è riuscito a creare a pochi chilometri dal centro della città di Palermo una vera e propria piantagione di caffè piantando il primo chicco nativo siciliano. Un progetto sperimentale, ma che vede i raccolti crescere di anno in anno, aprendo nuove prospettive per l’agricoltura siciliana.

Nuovi modelli e nuove visioni. Basta chiedersi: «Ma com’è possibile che questa cosa non l’abbia mai fatta nessuno?». Che è la domanda che si è posto Francesco Carnevale, ex imprenditore del settore sanitario, che oggi gestisce diverse attività nella ristorazione, oltre che essere fondatore del Food Experience Museum di Palermo. «Abbiamo introdotto un modello di ristorazione alternativa che si ispira alle dinamiche internazionali», ha raccontato. «Ho studiato altri modelli e li ho portati qui». E con il museo, è nata poi anche una piattaforma che racconta la storia della cucina siciliana. «È il binomio tra sapere e sapore. Attraverso un’esperienza immersiva con l’utilizzo degli Oculus, tentiamo di raccontare la cucina siciliana, che è stata spesso banalizzata. Al ristorante Balata abbiamo recuperato invece vecchie ricette del passato, realizzate in maniera rigorosa. E questo è importante per creare un gancio con il turismo che cerca i nostri sapori autentici».

Anche Franco Virga, alla guida con Stefania Milano del gruppo Virga&Milano, con i suoi ristoranti negli ultimi dieci anni ha contribuito alla rinascita gastronomica e culturale di un’area centrale della città di Palermo. Ma anche lui, prima di mettere mano al settore della ristorazione, faceva altro. Per tanto tempo ha lavorato nel mondo dell’abbigliamento, poi è passato al cibo, per il quale ha avuto sempre una grande passione. I suoi ristoranti partono dalla tradizione, innovando i sapori. «È giusto raccontare quello che è stato fatto nella nostra terra, noi facciamo innovazione partendo sempre dalla base del prodotto siciliano», ha spiegato. E così ha chiamato a Palermo chef da tutto il mondo, dal Brasile al Giappone, aprendo sette ristoranti nel giro di dodici anni. E facendo tornare a Palermo anche la stella Michelin dopo quarantasette anni.

Storie di innovatori, di cambiamento, di rinascite e ritorni. Che ruotano tutte intorno ai prodotti del luogo, che vengono riscoperti e stravolti, senza mai banalizzarli. «L’innovazione», spiegato l’assessore Carta, «è una forma di disobbedienza andata a buon fine». E allora perché non si può cominciare a pensare anche «di attraversare Palermo da Nord a Sud via mare? Con dieci piccoli porti che stanno lungo la costa di Palermo, dall’aeroporto a Cefalù». E magari si potrà entrare nei quartieri dal mare, per vedere i luoghi in maniera diversa. Mai dare limiti al cambiamento.

 

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