La prima repubblicaA San Marino vince ancora la Dc

La piccola repubblica sembra cristallizzata politicamente nel tempo e non è interessata a far parte formalmente dell’Unione Europea, ma ha recentemente firmato un accordo per entrare nel Mercato Unico con condizioni di parità di concorrenza e rispetto delle normative Ue

LaPresse

Le elezioni parlamentari a San Marino, svoltesi domenica 9 giugno, si sono concluse con la netta vittoria del Partito Democratico Cristiano Sanmarinese. Il partito ha ottenuto oltre il trentaquattri per cento dei voti mentre la coalizione con gli alleati di Alleanza Riformista supera il quarantuno per cento dei consensi. La coalizione progressista tra Partito Socialista e Democratico e Libera-PS si è invece fermata al 28,29 per cento dei consensi. Gli altri schieramenti, come i centristi di Repubblica Futura e il Movimento Civico Rete, hanno ottenuto rispettivamente l’11,9 e il cinque per cento dei voti. I Democratico-Cristiani, che hanno governato San Marino per buona parte degli ultimi decenni resistendo allo scorrere della storia e al mutamento degli scenari politici globali, sembrano destinati a una riconferma ai vertici del Paese. Nulla è, però, scontato nella seconda Repubblica più piccola del mondo e non è escluso che il peculiare sistema di voto locale possa riservare sorprese.

La legge elettorale sanmarinese, modificata in seguito a un referendum svoltosi nel 2019, è di tipo proporzionale a doppio turno. Il partito o coalizione che ha ottenuto più voti riceve l’incarico di formare il governo e qualora non ci riesca può provarci chi è arrivato secondo. In caso di nuovo fallimento è previsto un ballottaggio tra le due formazioni o coalizioni più votate: chi otterrà anche solamente un voto in più dello sfidante riceverà la maggioranza assoluta dei seggi. I restanti scranni verrano distribuiti tra tutti i partiti che hanno superato lo sbarramento del cinque per cento dei voti. Il Parlamento, denominato Consiglio Grande e Generale, è  monocamerale e ha sessanta seggi. I suoi membri eleggono i due Capitani Reggenti, i Capi di Stato e di Governo di San Marino che espletano congiuntamente il loro mandato semestrale e il Consiglio di Stato, l’equivalente del Consiglio dei Ministri italiano.

La piccola repubblica è l’unica al mondo ad avere due Capi di Stato e di Governo,  un peculiarità che risale al periodo medioevale. Le prime menzioni dei Capitani Reggenti risalgono, infatti, al 1243 e nel corso dei secoli il loro mandato è sempre stato di sei mesi. Si è così voluto evitare che queste figure potessero concentrare troppo potere nelle proprie mani a discapito della tenuta delle istituzioni democratiche. I Reggenti, che vengono eletti ogni anno ad aprile e ottobre e promulgano le leggi, presiedono i principali organi costituzionali e in caso di emergenza possono varare le leggi che devono poi essere votate dal Parlamento. Il sistema partitico sanmarinese è un caso quasi unico in Europa perché è privo di movimenti di destra radicale o sovranisti. La minuscola nazione, che ha una superficie di sessantaquattro chilometri quadrati e una popolazione di poco più di trentatrémila abitanti, può contare sull’equivalente della Democrazia Cristiana Italiana ma anche sul Movimento Civico Rete, una formazione che ricorda in parte i Cinquestelle nostrani.

San Marino non fa parte dell’Unione Europea e Bruxelles è poco interessata a un suo ingresso formale perché renderebbe complessa la sua partecipazione, vista l’esiguità territoriale e di popolazione, alla gestione degli affari comunitari. Nel 2013 si era invece svolto un referendum a San Marino per chiedere alla popolazione di esprimersi sull’adesione all’Unione. La consultazione fallì per la bassa partecipazione e il mancato raggiungimento del quorum. La maggior parte dei partiti politici si era espressa per il sì, con l’eccezione dei Democratico Cristiani e Alleanza Popolare che avevano assunto una posizione naturale e del movimento Rete e di un altro schieramento che erano contrari. San Marino non è parte dello Spazio Schengen ma ha un’unione doganale con Bruxelles sin dal 1991, adotta l’euro come propria valuta e  la protezione da eventuali attacchi esterni viene garantita dalla vicina Italia e indirettamente dall’Alleanza Atlantica che ne circonda il territorio nazionale.

San Marino ha votato nello stesso giorno in cui si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, un appuntamento cruciale anche per il futuro delle relazioni tra la piccola nazione e Bruxelles. Nel dicembre 2023 si sono conclusi, al termine di un processo durato ben otto anni,  i negoziati per l’Accordo di Associazione con Andorra e San Marino e ora l’intesa attende la ratifica dei co-firmatari. L’intesa è paragonabile, se non più forte, di quella che regola i rapporti tra Unione Europea, Islanda, Norvegia e Svizzera.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue responsabile per le Relazioni interistituzionali Maroš Šefčovič l’ha definita, secondo quanto riportato da EuNews, come «laccordo complessivo più completo che ha lUnione Europea, una sorta di Spazio Economico Europeo». San Marino ed Andorra parteciperanno al Mercato Unico Europeo, come spiegato da Sefcovic, «in condizioni di parità di concorrenza e di rispetto delle stesse regole» e tra le altre cose sarà stabilito un quadro di sviluppo del dialogo e della cooperazione in settori di interesse comune.

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