Falso storicoCosì la propaganda russa ha oscurato secoli di convivenza pacifica tra ucraini ed ebrei

Secondo Paul Robert Magocsi, presidente del dipartimento di Studi Ucraini all’Università di Toronto, la propaganda russa enfatizza i rari episodi di antisemitismo in Ucraina per giustificare la cosiddetta denazificazione del paese

LaPresse

“A discussion of two important books from University of Toronto” si è intitolato l’evento che si è tenuto il 4 giugno presso il Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University. Presentato da Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto e storico che è il massimo esperto italiano sulla Rivoluzione Ungherese e in generale uno dei più autorevoli sull’Europa Orientale ha parlato con il pubblico Paul Robert Magocsi: docente di Storia e Scienza Politica e presidente del dipartimento di Studi Ucraini all’Università di Toronto. 

Nato nel New Jersey e di origine etnica al tempo stesso ungherese e russina, è anche presidente onorario del World Congress of Rusyns: piccola etnia affine agli ucraini ma distinta. Al tempo stesso è esperto di problemi di nazionalità più in generale, ed ha curato una importante raccolta di saggi sui popoli indigeni del Canada. Ma, soprattutto, si è occupato di storia ucraina. Essendo lui stesso un ucraino-statunitense appartenente di origine a due minoranze etniche distinte, i suoi scritti sono una importante risposta a una narrazione dell’Ucraina come Paese ultranazionalista e oppressivo dei non ucraini nel suo territorio.

Dei due libri presentati in questa occasione, uno è “Jews and Ukrainians: A Millennium of Co-Existence)”, del 2016. Scritto assieme a Yohanan Petrovsky-Shtern, ebraista statunitense nato a Kyjiv, è un libro che cerca di spiegare come in realtà tra ucraini ed ebrei i momenti di pacifica coesistenza sono stati molti di più che non quelli di scontro. L’altro è “Babyn Yar: History and Memory”, del 2023: scritto assieme a Vladyslav Hrynevych, ricercatore senior all’Istituto di Studi Politici ed Etno-Nazionali presso l’Accademia Nazionale delle Scienze di Ucraina, parla del luogo che durante l’occupazione tedesca fu teatro di alcuni terribili massacri. Di ebrei, ma anche di rom, prigionieri di guerra, comunisti, e nazionalisti ucraini. Di recente c’è anche un rapido opuscolo di Magocsi per spiegare l’identità ucraina di cui al Guarini Intitute è stata pure presentata una edizione italiana: L’Ucraina ritrovata Sullo Stato e l’identità nazionale. Nell’occasione gli abbiamo fatto una intervista.

Dei due libri che sono stati presentati, uno è una panoramica generale e una presentazione tematica su due popoli molto importanti che vivono sul territorio dell’attuale stato dell’Ucraina: gli ucraini e gli ebrei. Organizzato per temi, esamina diversi aspetti della loro interazione nell’ultimo millennio: modelli di insediamento, vita economica, musica, teatro, arte, scultura, architettura, storia. E mostra come quei periodi di conflitto successivamente molto enfatizzati siano stati in realtà molto limitati in termini di periodo complessivo. Sono stati molto di più i secoli di vita quotidiana comune, interazione e coesistenza. Con il dominio romano e bizantino in Crimea, noi abbiamo tracce di insediamenti ebraici nell’attuale Ucraina risalenti a due millenni fa. Ci sono stati poi singoli coloni ebrei, di solito commercianti. 

In epoca pre-Rus di Kyjiv ci fu il Khaganato Khazaro: un’entità relativamente unica, alcuni dei cui principali governanti nel IX secolo accettarono l’ebraismo, e che per questo è stata visto anche come il primo Stato ebraico. Non aveva però sede esclusivamente in Ucraina, ma più nella bassa valle del fiume Volga. Ma la vera forte presenza ebraica iniziò dal XV e XVI secolo, e culminò nella prima metà del XVII. Quindi, dimentichiamo l’antichità, e andiamo solo al periodo medievale della Rus’ di Kyjiv: sono mille anni. Vogliamo ridurre ulteriormente e partire da quando lo stanziamento ebraico diventa forte? Sono quattrocentocinquanta anni. Ebbene, quanti di questi quattrocentocinquanta-mille anni sono stati segnati dalla violenza tra ebrei e ucraini? Non più di diciotto o venti. 

Prima di tutto c’è la rivolta di Khmelnytsky del 1648, che passò alle cronache ebraiche per la cifra esorbitante di trecentomila ebrei uccisi, che studiosi israeliani ed ebrei hanno ridimensionato a non più di 18.000. Durò tre anni. Poi il successivo periodo di distruzione degli ebrei avvenne alla fine della seconda metà del XVIII secolo, durante la cosiddetta rivolta Haidamak. Durò due anni. 

Se ci spostiamo al XIX secolo, il primo pogrom avvenuto sul territorio ucraino risale al 1880, e qui si tratta di perdite di vite umane non significative. Stiamo parlando principalmente di attacchi contro proprietà, percosse, e simili. Ciò culminò nel pogrom del 1906 a Chișinău, che tecnicamente non si trova nemmeno in Ucraina, visto che è la capitale della Moldavia. Ma comunque fa parte del nostro mondo. Abbiamo aggiunto altri due anni. I primi pogrom estesi si verificarono effettivamente in seguito alla prima guerra mondiale nel 1918 e 1919, e in particolare in Ucraina. Ancora una volta, è un periodo di due anni, e poi non abbiamo più nulla fino all’Olocausto. Ripeto, se sommiamo tutto, arriviamo a diciotto o venti anni di violenza, su quattrocentocinquanta-mille anni.

Ma che dire di tutti gli altri periodi di tempo? Per almeno quattro secoli e oltre ebrei e ucraini sono vissuti assieme, hanno commerciato assieme, in rare occasioni si sono anche sposati tra loro. Certamente condividevano una cultura. La storia dei rapporti tra ebrei e ucraini sul territorio dell’Ucraina è principalmente una storia di convivenza, con intermezzi per fortuna limitati ma gravi di terribili periodi di violenza.

Quale è stata l’importanza degli ebrei per l’Ucraina e l’importanza dell’Ucraina per gli ebrei?
Gli ebrei hanno contribuito enormemente allo sviluppo storico dell’Ucraina: sia attraverso l’apprendimento e la ricerca, che attraverso i propri contributi architettonici. Viceversa, gli ucraini hanno avuto un’influenza sugli ebrei che hanno vissuto in mezzo a loro. 

La propaganda russa però insiste sugli episodi di antisemitismo per insistere sullo slogan della denazificazione dell’Ucraina.
Appunto, è propaganda. Gli studi sociologici mostrano che oggi l’Ucraina ha i livelli di antisemitismo più bassi d’Europa. L’Ucraina è dal 1991 uno Stato indipendente, e gli studi indicano che le differenze etniche e religiose per la stragrande maggioranza della popolazione di questa Ucraina dal 1991 sono quasi irrilevanti. Sono le persone che vivono fuori da un Paese nelle diaspore che sono più portate a esasperare il problema dell’identità, appunto perché si sentono in mezzo a gente diversa. Prima della elezione di Zelensky nessuno parlava mai del fatto che fosse ebreo, nessuno ha fatto commenti sprezzanti sulla cosa, e lui stesso non si identificava mai come ebreo. È stato costretto a farlo successivamente dopo essere diventato presidente, e solo perché c’è stato un tentativo di intervento esterno che si era pensato che avrebbe potuto avere successo, con i russi che stavano facendo una guerra propagandistica per dire che gli ucraini sono antisemiti, e per aizzare un conflitto tra loro e gli ebrei. A quel punto Zelensky ha risposto per smontare la manovra, e c’è riuscito. In effetti, insistere sull’antisemitismo degli ucraini era un punto importante nell’agenda della propaganda moscovita che poi è sparito proprio perché non ha avuto successo. Però lo slogan sulla denazificazione resta e va avanti.

Appunto, come si fa a parlare di denazificazione quando il Paese è guidato da un presidente ebreo?
Questi sono solo termini che sono parte integrante non solo della propaganda, ma di una guerra dell’informazione portata avanti da uno Stato che semplicemente si oppone all’esistenza stessa dell’Ucraina. Penso che ciò sia importante, e non va dunque dimenticato. Sia che parliamo di governo zarista, di governo sovietico o della Federazione Russa di oggi, la Russia non riesce semplicemente ad accettare l’idea che l’Ucraina con la sua lingua e cultura possa esistere separatamente da essa. Avendo quella posizione e ricorrendo alla violenza per cercare di sostenerla, allora utilizzerà tutti i tipi di metodi per indebolire il tuo nemico. 

Fino al genocidio? Questo è un punto di discussione. Qualcuno sostiene che l’intenzione russa di assimilare gli ucraini sarebbe comunque diversa da un genocidio, che implicherebbe una soppressione fisica.
Genocidio e pogrom sono come termini lampo, che a volte rasentano il sensazionalismo. Però fu un ebreo ucraino di Leopoli, Raphael Lemkin, a definire il termine genocidio. La cosa interessante è che sebbene lui stesso fosse ebreo non lo creò riferendosi all’Olocausto, ma alla Grande Carestia del 1932-33 in Ucraina, chiamata Holodomor. Come disse: questo è un perfetto esempio di genocidio. Ripeto: la cultura russa, si potrebbe anche dire per la maggior parte il popolo russo che si è formato, certamente i governi russi dall’epoca zarista a quella sovietica fino ai giorni nostri, in modo molto coerente, semplicemente non possono accettare il fatto che gli ucraini non facciano parte del mondo russo. Politicamente, culturalmente, e si può anche dire linguisticamente, perché tradizionalmente consideravano la parlata dell’Ucraina semplicemente come un dialetto del russo. Non ci sono ucraini, dal loro punto di vista. L’ucraino è un dialetto della lingua russa. Gli ucraini sono in realtà un ramo del grande popolo russo, e  se non sei d’accordo con questo allora devi essere eliminato. Devi essere eliminato come individuo, devi essere eliminato come intera società, e ora devi essere eliminato come Stato. Questo è ciò che non cambierà, perché non cambierà la mentalità russa e una tradizione storica che risale a diversi secoli fa. 

 

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