Rompere gli schemi I barbieri di Firenze che uniscono i tagli di capelli a brani di musica rock

Sono sparsi nei luoghi più caratteristici del capoluogo toscano e offrono un’esperienza a metà tra passato e futuro. Dalle chitarre appese alle pareti ai suoni folk in sottofondo, passando da impianti ipertecnologici installati dentro gli specchi

Rasoi Hair Jazz

L’hairstylist, ma va bene anche semplicemente parrucchiere o barbiere come si diceva una volta, non è soltanto colui che si prende cura dei capelli. È, in alcuni casi, maestro d’eleganza, e non soltanto dei capelli, e spesso depositario della fiducia del cliente. Che sia però anche esperto di musica, non è cosa di tutti i giorni. Eppure musica e hair salon sono sempre andati d’accordo; visto che la prima accompagna quasi sempre la seduta di taglio di capelli o il rito della barba. Ma quel che è diverso, in un nutrito gruppo di saloni di Firenze – e non si esclude anche in altre città – è lo spessore della musica stessa e la filosofia che c’è dietro l’atto di per sé banale di mettere su la musica.

Una musica che, in questi posti, orienta spesso la scelta di un hair salon piuttosto che un altro ed è fedele compagna di vita e di ispirazione nel lavoro per chi nel salone lavora. Quando si entra da Blues Barber – che a Firenze ha tre sedi – le apparenze non ingannano: le forme, gli odori, i discorsi riportano indietro nel tempo, a quella barberia classica italiana, copiata poi in tanti angoli del mondo, luogo di socializzazione, dove intraprendere quel breve viaggio sensoriale fatto di lozioni, panni caldi sul viso, morbidi pennelli per la barba.

Rasoi Hair Jazz

A compiere un vero e proprio viaggio, anzi più d’uno, sono state le vetrinette anni Venti e gli altri arredi del salone, che realizzati in Inghilterra, trasferiti negli Stati Uniti negli anni Cinquanta e poi approdati a Firenze, sono anche stati utilizzati sul set di “Boardwalk Empire – L’impero del crimine”. E poi c’è la musica in sottofondo, anzi forse innanzitutto questa, calda e avvolgente. Afroamericana, blues, funk, soul: un’immersione nella musica nera profonda che è il risultato delle esperienze che Valerio Imperiale, fondatore di Blues Barber, ha fatto all’estero.

I tempi sono cambiati, quando si entra in un hair salon non si chiede più il taglio alla Elvis, e Dean Martin e James Dean neanche si sa chi sono stati. Ma il rock, anche quello duro, continua a rappresentare un mondo ancora capace di generare emozioni. Ad esse si affida The Final Cut, un salone di parrucchiere che, come dicono i titolari Daniele Cusumano e Valentina Martone, non per questo non è un luogo in cui non si possa ascoltare buona musica. Situato di fronte al Mercato di Sant’Ambrogio, è anche un bel posto. All’angolo tra due strade The Final Cut comunica, grazie alle ampie vetrate, con l’esterno e con i passanti.

Blues Barber

La chitarra elettrica appesa in alto sul muro, le foto, i disegni, il quadro dei Guns N’ Roses si mischiano agli affreschi di vita quotidiana del quartiere, sospeso tra turismo e autenticità. Il rock non resta confinato tra le quattro mura, ma dialoga con le serrande colorate e con la bottega di ceramica di fronte. Perché un pezzo “tosto” dei Black Sabbath o degli Ac/Dc non può diventare la colonna sonora di un taglio o di uno shampoo, si chiedono ancora i due titolari, al posto della solita musica che si ascolta in un salone di bellezza. Ecco spiegato il perché del nome The Final Cut, che oltre che nella chiara allusione al taglio, è uno degli album più belli dei Pink Floyd.

Anche Rasoi Hair Jazz, poco lontano, in Via Ghibellina, esce fuori dallo stereotipo del classico hair salon. Non fosse altro per la parola jazz, che non è una parola vuota da esibire nel nome, ma un concetto, che il titolare Fabio Velotti, che ha ricevuto l’attestato di Maestro Artigiano, riempie di contenuti. Prima ancora di apprendere della passione per il teatro di Velotti – all’origine del nome del salone, grazie allo spettacolo teatrale napoletano Rasoi del 1993 – è lo stesso salone a sembrare il set di un teatro. Dove di tanto in tanto si tengono anche piccole performances teatrali. Le locandine, le foto, la macchinetta napoletana del caffè, libri e vinili qua e là, lo stesso Velotti che non è raro vedere suonare la tromba.

Rasoi Hair Jazz

Rasoi Hair Jazz è una sfida contro le apparenze, un hair salon che è ma non sembrerebbe. Come è stata una sfida nel 2019 l’idea di creare la band Blues Àpart, nella quale i gusti musicali dei cinque componenti – tra i quali Velotti suona la tromba – sono spesso diversi e per la quale il blues, più che un genere, fa da collante dei diversi mondi della musica afroamericana. Ne è un esempio il primo album del gruppo, Losco Movie, ambientato in atmosfere molto diverse tra loro. Per ContestaRockHair, altro hair salon fiorentino, il nome è già una dichiarazione d’intenti: rompere gli schemi in una strada, Borgo La Croce, che parte da una delle porte dell’antica cerchia muraria e va verso Sant’Ambrogio e il centro storico, ma è anche zona di shopping. Rompere gli schemi sì, ma in modo non scontato: piuttosto che attraverso rimandi musicali visibili nel salone, il legame di ContestaRockHair – CRH – con la musica non si vede, ma si sente.

Nel senso che proprio qui la musica, diffusa in tutte le direzioni grazie a un ipertecnologico impianto installato nei grandi specchi ed inserito nel design minimalista del salone, ne diventa un elemento e viene percepita in modo uguale in ogni punto dello stesso. La musica è talmente naturale che sembra guidare, in una sorta di “danza del taglio”, i membri dello staff. Le selezioni musicali, condivise da un salone all’altro – essendo CRH un brand con altri saloni a Firenze e in altre città italiane, oltre che all’estero – e alimentate anche dai ragazzi dj dello staff, hanno fatto nascere un profilo Spotify di CRH, con le playlist di ogni salone. La mescolanza di stili, musicali e non, e la varietà di eventi ai quali il brand partecipa costantemente, dal format Cutting Live in poi, sono la cifra creativa di un hair salon che va ben oltre la ricerca di un taglio di capelli. O di un “bel taglio”, come si chiedeva una volta.

The Final Cut

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