All’italiana o no?Per Macron ora si apre la partita intricata per la formazione di un governo

Mélenchon ha subito chiarito che non entrerà in trattativa con Ensemble per formare un esecutivo. Di fatto, l'unica alleanza possibile che si avvicina alla maggioranza è quella tra Ensemble, i socialisti e i Verdi, che però ha innanzitutto un problema di numeri

(La Presse)

Sconfitta netta, epocale del Rassemblement National di Marine Le Pen che, nonostante le attese precipita al terzo posto e non ha nessuna chance di entrare in alcuna maggioranza di governo. Questo è il risultato più rilevante del secondo turno delle elezioni francesi. Con tutta evidenza hanno pienamente avuto successo l’appello di Emmanuel Macron e della sinistra all’elettorato a fare blocco contro l’estrema destra e anche la tecnica della desistenza nei collegi.  Un Jordan Bardella afflitto e sottotono ha ammesso la sconfitta e ha dato appuntamento a future, indefinite riscosse.

Dunque, vittoria piena del primo obbiettivo che Emmanuel Macron si era posto, largamente incompreso, quando ha deciso di sciogliere l’Assemblea Nazionale la sera stessa delle elezioni europee. Aveva deciso di bloccare l’onda apparentemente vincente dell’estrema destra rivolgendosi ai francesi e c’è riuscito in pieno. Un successo totale della logica macroniana del Centro contro le estreme. Vittoria anche del suo secondo obiettivo: recuperare consensi per la propria alleanza di Ensemble che è oggi il secondo partito.

Il tutto, con un effetto inatteso: la vittoria elettorale va attribuita alla sinistra che con il Front Populaire è primo, nonostante le sue drammatiche disomogeneità.

Detto questo, si apre ora per Emmanuel Macron l’intricato problema della formazione di un governo. Jean Luc Mélenchon ha subito chiarito che non entrerà in trattativa con Ensemble per formare un esecutivo, e la cosa non ha sorpreso. Dunque, nonostante il Front Populaire sia il primo schieramento, anche se diviso, nessuna possibilità che Macron scelga tra le sue file un primo ministro.

Di fatto, l’unica alleanza possibile che si avvicina alla maggioranza è quella tra Ensemble, i socialisti e i Verdi, che però sconta innanzitutto il problema dei numeri. Un governo di minoranza è teoricamente possibile, dato che in Francia non c’è il voto di fiducia, perché un governo abbia pieni poteri è sufficiente la designazione da parte del presidente della Repubblica.

In questo parlamento, con le dinamiche e i numeri usciti dalle urne, questa inedita alleanza può essere abbattuta con facilità da una mozione di censura. Per di più, vi è un non piccolo problema programmatico: socialisti e Verdi dal 2017 a oggi non hanno mai votato un solo provvedimento della maggioranza macroniana. Non solo, di fatto Ensemble è nata nel 2017 per svuotare e polverizzare il partito socialista, obiettivo largamente riuscito.

Raphaël Glucksmann, cui va il merito della ripresa dei socialisti, ha dato subito il senso di queste difficoltà attaccando frontalmente la verticalità decisionale del “Dio Giove” Emmanuel Macron, auspicando una nuova centralità del Parlamento.

Definire un’intesa e anche un programma comune di governo tra queste tre forze è dunque estremamente difficile, ma non impossibile, anche perché, sul tema fondamentale dell’Ucraina e del contrasto alla Russia di Vladimir Putin c’è una sostanziale omogeneità tra macroniani e socialisti. Non però, ad esempio, tra Verdi e macroniani sul tema vitale in Francia del nucleare.

D’altronde, non appare pensabile una maggioranza che comprenda Ensemble, Socialisti, Verdi e anche quei neogollisti dei Les Républicains, che non si sono alleati con Marine Le Pen e che hanno ottenuto un discreto risultato. Troppe e radicali le disomogeneità e anche gli odi storici.

Si vedrà dunque. Inizia ora una intensissima fase di incontri, contatti e trattative per la formazione di un esecutivo, una tappa obbligata perché la Costituzione impedisce nuove elezioni se non dopo dodici mesi.

Non è escluso, come anticipava Le Monde con un articolo su «I’exemple italien» che citava i governi di Mario Monti e Mario Draghi, che alla fine Emmanuel Macron non tenti la strada del premier e del governo tecnico.

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