Revamping democraticoLibera dalla prudenza di Joe Biden, Harris svela stile e strategia elettorale di fronte a Netanyahu

La giornata di ieri sarà ricordata come il giovedì di Kamala che ha incalzato il premier israeliano riguardo la situazione umanitaria a Gaza con toni mai usati prima da un’istituzione americana: «Non starò in silenzio»

Entrambi hanno dichiarato un impellente bisogno di parlarsi. Nella giornata di  Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, un’agguerrita Kamala Harris ha usato l’attenzione dei media per cavalcare temi e toni “da piazza” e sfruttare il momento di grande fiducia degli elettori del Partito Democratico. «Non resterò in silenzio su Gaza», ha dichiarato Harris dopo l’incontro con Netanyahu. 

La diplomazia di Biden è dunque sparita dal lessico elettorale. Kamala Harris ha incalzato Benjamin Netanyahu riguardo alle sue preoccupazioni sulla situazione umanitaria a Gaza con toni mai usati prima da un’istituzione americana. «È ora di trovare un accordo», è il messaggio forte e chiaro che secondo la candidata democratica deve arrivare al governo israeliano in colloqui più franchi, che, par di capire, d’ora in avanti saranno come quello di ieri a Washington. Un sasso nello stagno attentamente monitorato dagli osservatori che puntano ad avere indicazioni su come potrebbe evolvere la trattativa con lo stato ebraico se Kamala diventasse il prossimo presidente.

«Israele ha il diritto di difendersi, ma è il modo in cui lo fa che è importante. Ho chiarito la mia seria preoccupazione per la terribile situazione umanitaria a Gaza. e non starò zitta». È sembrato chiaro l’intento di cogliere le simpatie di chi da mesi protesta nelle università e nelle piazze, un target giovane che servirebbe all’operazione di revamping del partito democratico. Il sostegno americano si avvia a essere un sostegno diverso rispetto a quello promesso da Joe Biden dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre.

Ore prima era stato lo stesso presidente in carica ha parlare in modo insistente di un cessate il fuoco nella guerra in corso ormai da nove mesi. Lo ha fatto nel colloquio faccia a faccia con Netanyahu. 

Il portavoce per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha poi chiarito che permangono delle divergenze tra Israele e Hamas nel tentativo di raggiungere un cessate il fuoco, ma la notizia è che  «ora siamo più vicini di quanto non lo siamo mai stati prima» a un accordo.

L’opinione generale all’interno del partito è che Biden avrebbe dovuto premere di più su Netanyahu affinché si impegnasse in una prima fase di un accordo in tre parti.

Ma il giovedì di Kamala Harris non sarà ricordato soltanto per l’assertività nei confronti di Netanyahu, la strategia messa in campo dal suo staff cerca di rafforzare la sua dedizione alle tematiche del lavoro e della lotta alla disoccupazione. Tant’è che durante un discorso alla convention di uno dei più grandi sindacati di insegnanti degli Stati Uniti, la American Federation of Teachers (AFT).

C’è poi  la questione Barack Obama che sarebbe sul punto di appoggiare pubblicamente la candidatura Harris alla presidenza: i due hanno parlato più volte al telefono negli ultimi giorni. Quanto alle contromosse nei confronti degli irridenti Trump e Vence, Kamala Harris ha accusato l’ex presidente di aver tentato di annullare il secondo dibattito presidenziale, previsto per il 10 settembre. «Sono pronta a dibattere con Donald Trump. Ho accettato il dibattito del 10 settembre e lui anche», ha detto la vicepresidente.

La campagna Harris for President ha lanciato il suo primo video ufficiale, coronando una settimana in cui Kamala Harris ha battuto ogni record di finanziamenti e si è rapidamente assicurata il sostegno dei delegati sufficiente a diventare la candidata del Partito Democratico. Un nuovo sondaggio indica che Kamala Harris ha riconquistato il consenso degli elettori infastiditi dal Joe Biden che non voleva mollare la presa.

La notizia con cui si è conclusa la giornata è il più grande sondaggio tra gli afroamericani condotto sin dall’epoca della Ricostruzione: la stragrande maggioranza degli afroamericani si fida di Kamala Harris e diffida di Donald Trump (il 71% rispetto al 5%).

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