Sorella terraScende la pioggia

L’agricoltura è scandita dal tempo, dai gesti e da riti. Da azioni umane che però devono trovare riscontro e combaciare con qualcosa che va oltre. Siamo andati a vedere come si fa la trebbiatura del grano e questo è il racconto, vero e senza false rappresentazioni, di questa esperienza

Non sempre le cose vanno come vorresti. La natura ci costringe a riflettere, a fermarci. Nonostante, infatti, con l’azione umana riusciamo a controllarne una buona parte, lei sta sempre lì a ricordarci di avere comunque il coltello dalla parte del manico. 

Avevo programmato un viaggio nelle Marche da settimane. Obiettivo: mettermi nei panni degli agricoltori per una giornata, trebbiando il grano duro nelle coltivazioni del Pastificio Agricolo Mancini. Le cose sono andate diversamente, perché lei, la Natura, ha deciso che quello no, non era il momento buono e ha pensato bene di mandare giù una bella quantità di pioggia. La bellezza di quei campi, delle colline marchigiane sotto e dopo la pioggia è qualcosa di incredibile, ma soprattutto mi ha costretto a farmi alcune domande. Ci sono cose di fronte alle quali bisogna alzare le mani. E a nulla serve rimuginarci troppo sopra. Per una ossessionata dal controllo come me, questa è una grande, grandissima lezione. 

La realtà delle cose, infatti, è che avrei voluto descrivere passo passo questo importantissimo momento legato alla coltura del grano, che è la trebbiatura. E l’avrei fatto in terza persona, come si conviene alle buone regole del giornalismo. C’è stato però un cambio di rotta, proprio dettato dal fatto che, quando si parla di agricoltura, bisogna comunque tenere conto di alcuni dettagli che esulano dalla nostra capacità decisionale ed è per questo che ho deciso di scrivere questo racconto da un punto di vista più personale, proprio per sottolineare quanto l’uomo debba venire a confrontarsi ogni giorno con qualcosa che comunque è più grande di lui, che esula appunto dal suo controllo. 

«La campagna mette giudizio»: questo è il motto e l’insegnamento che Mariano Mancini, uomo della terra, lo potremmo definire così, ha voluto sempre trasmettere a suo nipote Massimo e che oggi è diventato il cardine del pensiero per tutti coloro che lavorano nel pastificio, dai dipendenti che stanno di fronte ai computer a coloro che chinano la schiena sui campi. Ed è vero, la campagna ti costringe a pensare e a ripensare i metodi di lavorazione, le tempistiche, i risultati. Lo scorso anno, ad esempio, è stato ben diverso. Ricorderemo tutti un maggio e un giugno piovosissimi quasi dappertutto, differente da questo inizio di bella stagione, che ha diviso l’Italia in due: a Nord una caduta di acqua continua e al Centro-Sud una situazione quasi da siccità. Le piogge dello scorso anno avevano fatto organizzare la trebbiatura dal 7 al 22 luglio. Stavolta la situazione è stata diametralmente opposta e le operazioni sono state anticipate a metà giugno, per poi bloccarsi proprio a causa del meteo che non tiene in conto di ciò che l’uomo ha deciso

«Raccogliamo il nostro grano ogni anno in estate solo al naturale raggiungimento della piena maturazione e del giusto grado di umidità, per una migliore conservazione. L’impiego delle macchine trebbiatrici più avanzate ci consente di analizzare in tempo reale i parametri di qualità del chicco»: gli obiettivi del Pastificio Mancini sono chiari e fanno parte della Buona Pratica Agricola, un insieme di regole che da sempre caratterizza il loro rapporto con la terra e un mix tra agricoltura integrata e rigenerativa, che vuole unire le ultime tecniche agronomiche ai più importanti insegnamenti della tradizione con l’obiettivo di raccogliere sempre il miglior grano duro possibile e a residuo chimico zero.

Ed è da questo punto che bisogna partire quando si parla di grano, dal rapporto con la terra. Poter assistere a un momento così fondamentale del processo agricolo, infatti, avrebbe trasformato una conoscenza teorica in esperienza pratica totale e immersiva. Quella della trebbiatura è infatti una fase cruciale per le produzioni legate al grano. Se andiamo ad analizzarne l’importanza storica, ci rendiamo conto anche del ruolo centrale che ha avuto nell’evoluzione dell’agricoltura stessa: una pratica che risale all’antico Egitto e che ha rivoluzionato la produzione di cereali in generale. La trebbiatura ha permesso, infatti, di separare i chicchi dai fusti delle piante, consentendo una raccolta più efficiente e una migliore conservazione del grano. Un passo avanti nella tecnica, che ha contribuito a migliorare la produttività delle comunità agricole e garantire loro una maggiore sicurezza alimentare, con un impatto significativo sulla storia economica e sociale e l’innesto dello sviluppo di scambi commerciali, con l’espansione delle attività agricole su larga scala.

Ovviamente ora le cose si fanno diversamente rispetto al passato e i benefici economici della trebbiatura moderna, con macchinari avanzati e tecniche innovative, sono numerosi e significativi. Oggi, infatti, la produttività e la resa delle colture sono nettamente migliori, dal momento che i sistemi attuali consentono di separare in modo efficiente il grano dai residui vegetali, andando a ridurre quelle che possono essere le perdite e migliorando la qualità del prodotto finale.

Non bisogna dimenticare però che si tratta di una pratica millenaria, che ci ricorda quanto sia importante preservare le tradizioni agricole, adattandole alle nuove sfide. E, soprattutto, evidenzia il rapporto che l’uomo ha instaurato da sempre con la terra, dove, per quanto la tecnologia e le conoscenze siano andate molto avanti, rimane comunque una sorta di disparità. Una disparità che ci mette davanti agli occhi il rispetto verso qualcosa che rimane più grande di noi e che possiamo controllare solo fino a un certo punto. Forse è questa la bellezza vera della terra, del mondo dell’agricoltura. Della relazione con il territorio, che può essere spiegato attraverso il lavoro dell’uomo in continuo scambio con la natura stessa. Quando il Pastificio Mancini dice di essere «un’azienda agricola che produce pasta in mezzo a un campo di grano», che ottiene «ogni anno un prodotto vivo, figlio dell’annata agraria» vuole trasmettere proprio i valori fondanti di un lavoro che nasce e dipende dall’agricoltura e dalla terra. E sarà interessante proprio per questo andare a leggere a luglio il nuovo bollettino ufficiale del raccolto, fotografia dell’annata di grano, in attesa della nuova Pasta Mancini Raccolto 2024. 

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