L’andamento annuale del clima determina il carattere dell’annata, ma la qualità del vino la determina l’ultimo mese di maturazione dell’uva. Se vedete nuvole in cielo, e siete vignaioli, è quello il momento di preoccuparsi. E infatti, tra fine agosto e inizio settembre gli animi dei vignaioli si inquietano: è, anzi faremmo meglio a dire era, il tempo di inizio della vendemmia, quel periodo intensissimo in cui non ci sono sabato e domenica, sere, notti, perché la preoccupazione è sempre e solo una: portare l’uva in cantina il più in fretta possibile, il meglio possibile, e nelle quantità più corrette possibili. Non è sempre facile, anzi, nella maggior parte dei casi la decisione di quando e come vendemmiare è determinante per il risultato finale. È per questo che esistono gli enologi: per decidere in base a parametri scientifici, dati alla mano, ma anche in base all’esperienza e alle sensazioni, quando è il momento perfetto per impugnare le forbici e iniziare. Poi, nel momento in cui si inizia, la giostra non si può fermare e ogni azione è concatenata all’altra, e non possono esserci tentennamenti o tempi morti: l’organizzazione deve essere teutonica. Si deve anche fare i conti con la realtà: gli spazi in cantina, il numero di contenitori, le quantità da vinificare sono parametri oggettivi che spesso vengono molto prima della poesia e della perfezione. Se hai l’uva pronta ma la diraspatrice è rotta l’uva aspetta, con buona pace dei gradi Babo.
Non c’è una vendemmia uguale all’altra, come non c’è un’annata uguale all’altra. I parametri cambiano continuamente, il clima non è mai lo stesso, il terreno e le piogge nemmeno. Quindi, al netto delle analisi e delle misurazioni, bisogna spesso improvvisare, e lavorare di mestiere, mettendo l’esperienza al servizio delle circostanze. Si sa se sarà un’ottima annata solo dopo che tutta l’uva sarà al sicuro, in cantina, e sarà diventata mosto. Inutile quindi chiedersi adesso come andrà. Ma possiamo di sicuro capire come è la prospettiva nelle varie zone d’Italia, che mai come quest’anno sono così diverse una dall’altra. C’entra il cambiamento climatico, e c’entrano le grandi differenze di clima e di temperature che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Che ci sia stato un deciso anticipo del periodo di vendemmia è realtà per tutta la penisola, ma possiamo individuare due macro aree. Al Nord alla grande piovosità iniziale è seguito un caldo estremo, combattuto però con una buona riserva d’acqua nel sottosuolo. Il Sud è invece stato caratterizzato da una siccità mostruosa: l’Abruzzo è stato colpito duramente ma se l’è cavata. Il peggio è avvenuto in Sicilia e in Puglia, dove la situazione è veramente drammatica.

Detto questo, esistono anche delle micro zone che fanno eccezione, ci sono delle situazioni molto più equilibrate, vedi Etna per esempio: qui i vignaioli sono abituati a lavorare con pochissima acqua e le piante solitamente sono molto vecchie, quindi riescono a cavarsela bene e la vendemmia dovrebbe essere piuttosto normale, magari non con dei grandissimi picchi quantitativi, anche a causa della peronospora che l’anno scorso ha fatto dei gran danni, ma comunque una vendemmia più o meno normale, aiutata anche dalle piogge delle ultime settimane che hanno ristabilito un minimo di equilibrio. Nel resto della Sicilia, invece, la situazione è piuttosto grave per la siccità permanente, così come in Puglia, dove si parla di rese anche sotto del 30% e vendemmie anticipate anche di tre settimane.
La Toscana invece se la cava abbastanza bene perché a inizio stagione i vigneti hanno ricevuto moltissima acqua, hanno addirittura avuto problemi di ristagni e asfissia radicale dovuta al fatto che con l’argilla l’acqua permane creando a volte anche dei grossi problemi. Però in questa fase finale sembra filare tutto piuttosto bene per chi si è salvato dal problema peronospora.
Per esempio in alcune zone dell’Appennino, nei vigneti in collina, dove non ci sono né problemi di siccità né problemi di troppa acqua, c’è stato da combattere in fase iniziale contro la peronospora e adesso c’è da confrontarsi con l’oidio. Stessa cosa vale per Veneto, Trentino, Friuli.
In Liguria troviamo una situazione analoga a quella di tutto il Nord Italia: combattiva nella prima parte dell’anno, con molto caldo ad agosto e qualche dubbio su come portare a casa la vendemmia che sta iniziando proprio in questi giorni.
In Veneto e Lombardia, la vendemmia è partita già più di due settimane fa con le basi spumanti, vedi Franciacorta e Oltrepò Pavese, così come in Piemonte con l’Alta Langa. Lo stesso vale per altre zone in cui si produce spumante come il Trentino, dove per ora i vignaioli hanno vendemmiato poco ma stanno iniziando. Diciamo che le settimane decisive saranno questa e la prossima, per gli spumanti.
Per quanto riguarda invece il resto dei bianchi, in queste zone si comincerà a inizio settembre, mentre per i rossi, la vendemmia sarà probabilmente un po’ ritardata: per esempio in Alto Adige si stima di aspettare altri quattro-cinque giorni. Situazione che potrebbe essere identica in tutto il Nord, anche a causa delle piogge continue nella fase iniziale e adesso del caldo che ha stressato la pianta rallentando quindi il processo di maturazione.

Il Piemonte, come tante zone del Nord, ha beneficiato della quantità di acqua caduta in primavera e a inizio estate, che da un lato ha rimpinguato le riserve idriche dei terreni, scarse a causa dell’ennesimo inverno piuttosto secco, dall’altra però ha creato non pochi problemi per la difesa dalle malattie fungine. Nonostante le piogge e l’inizio estate fresca, le temperature sono state comunque superiori alla media di almeno un paio di gradi: dato preoccupante e che ci indica la tendenza.
In generale, la situazione in Italia come sempre è molto complessa perché ci sono delle zone molto diverse tra loro, anche all’interno delle stesse denominazioni: basta che il vigneto sia esposto diversamente e la situazione cambia in maniera sostanziale. Insomma, dare un’idea generale è sempre molto complesso e si rischia di generalizzare troppo. Quello che sappiamo è che le regole classiche, quelle a cui ci si atteneva fino a una decina di anni fa, sono saltate tutte: bisogna reinventarsi, bisogna saper affrontare le circostanze, e bisogna soprattutto affidarsi all’istinto, quando tutti i parametri che avevamo come riferimento paiono cambiare.
