Musk contro il giudice brasilianoI Paperoni delle piattaforme sono un problema democratico

La battaglia per la democrazia e la libertà di espressione passerà dalla capacità di mettere un freno allo strapotere dei giganti dei social e dei loro sodali politici con pulsioni autoritarie. Certo, fa pensare l’annuncio via X, secondo cui Elon Musk consegnerà il premio per la cittadinanza globale a Giorgia Meloni nella sua prossima visita a New York, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

(La Presse)

Da quando il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes ha chiuso X (fu Twitter) in Brasile, al termine di una prova di forza intorno alla richiesta di sospendere alcuni account accusati di diffondere disinformazione e odio online, Elon Musk ha lanciato una campagna contro di lui, su X, all’insegna della disinformazione e dell’odio. Lo stile dei suoi tweet – o come dovremmo chiamarli adesso, non so, delle sue icsate? – contro il fake judge de Moraes già dice tutto. Sembra di sentire Donald Trump che se la prende contro sleepy Joe o crazy Nancy. Forse la regressione infantile di questi nuovi Paperoni globali si lega in qualche modo misterioso al loro strapotere sulla scena pubblica globale. Penso anche al surreale incontro di lotta libera, o quel che era, tra lo stesso Musk e il titolare di Facebook, Mark Zuckerberg, di cui si discusse per giorni (e qui dovrei aprire un’altra parentesi sul ruolo di Gennaro Sangiuliano in quella surreale vicenda, ma estraneo come sono a ogni accanimento, di questi tempi, mi limiterò a un link).

Forse quegli argini psicologici e culturali che siamo soliti collegare alla civiltà moderna, o semplicemente all’età adulta, tengono finché il mondo intorno a noi ci costringe in qualche modo a confrontarci con gli altri e anche con una realtà che non ci piace, mentre la disponibilità di un potere apparentemente illimitato finisce per farci tornare al principio di piacere. Ma sto divagando (fino a un certo punto).

«Ci sono prove crescenti che il fake judge @Alessandro è stato coinvolto in gravi, ripetute e deliberate interferenze elettorali nelle ultime elezioni presidenziali brasiliane» tali da meritargli «venti anni di carcere», ha scritto Musk sul suo profilo il primo settembre, invitando «chiunque abbia esempi o prove in tal senso» a rispondere al suo post. Sotto, un profluvio di commenti dei sostenitori di Jair Bolsonaro – l’ex presidente che ha tentato di rovesciare, lui sì, l’esito delle presidenziali in cui è stato sconfitto, in una inquietante replica dell’assalto trumpiano a Capitol Hill – commenti in cui ovviamente si spiegava che Lula non aveva vinto le elezioni, ma le aveva «rubate» grazie a giudici come de Moraes.

Può darsi che abbia ragione Gideon Rachman (che sul Financial Times definisce Musk «an unguided geopolitical missile»), secondo cui «lo scontro tra il Brasile e X, e l’arresto di Durov in Francia, sono entrambi segnali che l’era dell’impunità dei social media sta giungendo al termine nel mondo democratico». E può darsi al contrario che le decisioni del giudice de Moraes si rivelino eccessive o infondate, e l’ambigua battaglia di Musk in nome della libertà di espressione finisca per uscirne rafforzata e legittimata. Missione che tuttavia il titolare di X si guarda bene dal portare avanti, ad esempio, in Cina, dove pure ha corposi interessi. Certo è che la vera battaglia per la democrazia, cioè per garantire l’effettivo potere del comune cittadino, e anche la sua libertà di espressione, passerà sempre più proprio dalla capacità di mettere un freno allo strapotere dei giganti delle piattaforme e dei loro sodali politici dalle non nascoste pulsioni autoritarie. Mi riferisco naturalmente a Donald Trump.

Mi lascia tuttavia un filo di inquietudine notare come uno degli ultimi tweet sul profilo del proprietario di Tesla e Space X reciti: «Elon Musk consegnerà il premio per la cittadinanza globale al Primo Ministro italiano Giorgia Meloni durante la sua prossima visita a New York». Accompagnato da una foto in cui i due sono abbracciati e sorridenti.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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