Educazione putinianaIl tentativo (fallito) di organizzare un evento di propaganda russa a Sciacca

Il 22 ottobre in provincia di Agrigento è stato fissato un incontro che legittima la narrazione russa sulle adozioni internazionali di bambini ucraini che secondo la Corte penale internazionale sono stati invece deportati forzatamente in Russia, violando i diritti umani. Dopo le proteste, e grazie a un intervento di Pina Picierno, il Comune ha negato la sala e il patrocinio

Dall’invasione del 24 febbraio 2022, il National Information Bureau (Nib) stima che circa ventimila bambini ucraini sono stati deportati ufficialmente in Russia. Trasferimenti forzati ampiamente denunciati dalle Nazioni Unite e dalla Corte penale internazionale che per questi reati nel marzo 2023 ha emesso mandati di arresto contro Vladimir Putin e Maria Lvova-Belova, la commissaria russa per i diritti (per così dire) dei bambini. Ma il numero potrebbe essere ancora più alto e arrivare fino a duecentosessantamila, se si comprendono anche i figli delle famiglie deportate in questi quasi tre anni di guerra.

La notizia sembra non essere arrivata a Sciacca, in provincia di Agrigento, in cui è stato organizzato per il 22 ottobre l’evento “Adozioni internazionali e nuovi orizzonti, la prospettiva di Lugansk nel contesto attuale”. Un incontro che rischia di legittimare spudoratamente la narrazione russa sui presunti benefici di queste adozioni internazionali, sotto cui in realtà si nascondono gravissime violazioni dei diritti dei minori e delle loro famiglie.

A sembrare ancora più inopportuna sarebbe la presenza di Anna Soroka, responsabile dei “diritti umani” (per così dire) dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (entità non riconosciuta dalla comunità internazionale), coinvolta nelle operazioni che riguardano i bambini trasferiti dalla regione del Donbas, spesso senza il consenso delle famiglie. Anche la partecipazione di Ennio Bordato, presidente dell’associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, che ha legami con progetti nel Donbas, desta qualche perplessità visto che la sua associazione ha sostenuto iniziative in territori controllati dalle forze russe, alimentando così preoccupazioni su una possibile legittimazione delle deportazioni.

Sul tema è intervenuta tempestivamente la vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno che in un tweet ha comunicato di aver segnalato il convegno al collega eurodeputato del Partito democratico, il siciliano Giuseppe Lupo e Michele Catanzaro capogruppo Pd all’Assemblea regionale siciliana affinché «venga immediatamente cancellato». Il sindaco di Sciacca è Fabio Termine, eletto nel 2022 con una coalizione di centrosinistra sostenuta da Partito democratico, Movimento 5 stelle e il movimento “Mizzica”. 

In seguito alla segnalazione di Picierno, Francesco Dimino, assessore alle Politiche Comunitarie del Comune di Sciacca, ha scritto una lettera alla organizzatrice Tatiana Talmazan, comunicandole di non voler «organizzare o autorizzare eventi relativi alla situazione della guerra nel Donbas, inclusi quelli riguardanti i bambini. L’Amministrazione, inoltre, precisa di non voler sponsorizzare eventi di natura filoputiniana all’interno di locali di proprietà comunale. Pertanto, chiediamo immediatamente la rimozione immediata della locandina in cui compare il logo del Comune di Sciacca, non essendoci alcun patrocinio per l’iniziativa da parte del comune».

Soroka, che in passato ha negato il massacro di Bucha perpetrato dall’esercito russo aveva accettato subiyo l’invito con un video pubblicato sul sito russofilo “Pravda Italia”, in cui si complimentava con il comune di Sciacca per «aver compreso quanto sia importante per il mondo intero discutere del destino dei bambini del Donbas”. Perché i bambini sono sacri, sono il catalizzatore che parla della qualità della vita, e qui, purtroppo i bambini sono da dieci anni sotto pesanti bombardamenti, artiglieria pesante. E non potete immaginare quanto sia importante per noi che i cittadini europei capiscano e sentano il dolore di questi bambini».

Già, i bambini, gli stessi che in questi mesi sono stati deportati o sfollati forzatamente dall’esercito russo, subendo programmi di adozione forzata e russificazione, come denunciato da un lungo report del Parlamento europeo. Dalla separazione forzata dalle famiglie, in violazione della Convenzione di Ginevra e del diritto internazionale, al trasferimento in campi di rieducazione culturale volti a cancellale la loro identità ucraina.

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