
Il 26 ottobre è stato per la Georgia un bivio pericoloso. Il giorno delle elezioni offriva una scelta alternativa tra la vita e la morte della democrazia. Siamo venuti qui, a Tbilisi, a sostenere le ragioni di chi si batte per proseguire il tragitto europeo, recidendo il cappio che la Russia ha stretto al collo di questo Paese colmo di speranze.
Sbaglia chi pensa che sia una questione che riguarda solo i georgiani, riguarda ogni cittadino d’Europa, riguarda tutti noi. Con questa consapevolezza stiamo seguendo dalle piazze e dalle strade della capitale, nei seggi, ora dopo ora, il divenire delle notizie che non promettono nulla di buono.
L’enorme e pesante piede russo (sovietico prima) schiaccia da tempo immemore questo angolo del Caucaso incastonato tra il Mar Nero e il Mar Caspio.
Alla fine del 1999, quando Putin prese la guida del Cremlino, la seconda guerra alla Cecenia raccontò al mondo chi era ed è il ricercato dalla Corte Penale Internazionale. Grozny, che dista meno di duecento chilometri da qui, fu rasa al suolo nel silenzio della comunità internazionale. Noi, con il Partito Radicale, provammo in ogni modo a tenere accesa una fiammella. Con la volontà di non dimenticare, la mattina del giorno delle elezioni georgiane abbiamo voluto rendere omaggio a un grande uomo, a un grande giornalista: Antonio Russo. Antonio il 16 ottobre del 2000 fu torturato e ucciso dai servizi segreti russi a pochi chilometri dalla capitale della Georgia perché aveva trovato le prove inconfutabili dei crimini di guerra commessi dai Russi in Cecenia. Abbiamo deposto tre rose rosse accanto all’appartamento dove viveva a Tbilisi, che fu aperto da chi lo aveva pedinato e ucciso e dal quale venne trafugato tutto il suo materiale. Le corrispondenze di Antonio Russo da Radio Radicale sono un pezzo di storia, sconosciuta ai più, che dovrebbe essere studiata e fatta vivere.
Nel pomeriggio gli incontri con alcuni leader della opposizione, riconoscenti per il nostro sostegno, ci hanno consegnato un futuro possibile di libertà, democrazia, prosperità e pace. Un futuro europeo che si scontra frontalmente contro i brogli elettorali messi in campo da Sogno Georgiano che trasformano tutto in un vero e proprio incubo russo.
I numerosi brogli di cui si è venuti a conoscenza nel pomeriggio, il tentativo si irruzione nella sede del principale partito d’opposizione, i caroselli organizzati dai filogovernativi con moto e automobili, pochi minuti dopo la chiusura dei seggi, segnano ancora di più un solco che diviene incolmabile.
Le opposizioni decideranno oggi come rispondere, noi saremo con loro esponendo il nostro striscione “Georgia is not Russia”.
Vladimir Putin sa che una Georgia europea, come una Ucraina europea, sono un antidoto al suo nuovo ordine mondiale di repressione, intolleranza, violenza, sopraffazione. La resistenza europea oggi lotta anche qui, nelle piazze di Tbilisi.