SmarcamentoL’indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca passa (anche) da un campo di calcio

Lo scorso maggio la federazione calcistica dell’isola ha presentato una richiesta di partecipazione alla Concacaf. Seguendo l’esempio di un altro territorio autonomo danese, le Fær Øer, la Nazionale di Nuuk intende svincolarsi da Copenaghen per guadagnare un riconoscimento internazionale

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Le qualificazioni ai Mondiali del 2026 in Centro-America sono già entrate nel vivo e, da qui a un anno, indicheranno i nomi delle Nazionali che prenderanno parte alla rassegna iridata, peraltro nell’inedita circostanza che vede i tre giganti della federazione, Stati Uniti, Messico e Canada, già qualificati a beneficio delle Nazionali solitamente costrette a lunghe maratone prima di arrivare al traguardo.

Non è, però, delle pur brillanti sorprese delle qualificazioni Concacaf (Suriname, Curaçao e perfino la martoriata Haiti) di cui si sta discutendo in questo momento nei quartieri generali della confederazione che svolge lo stesso compito dell’Uefa in Europa. Questo perché, dallo scorso maggio, la Groenlandia, attraverso la sua federcalcio Kak ha richiesto di diventare il quarantaduesimo membro della lega che raggruppa le Nazionali di calcio del Nord e del Centro-America.

La richiesta proveniente da Nuuk rientra in un progetto più ampio legato alla volontà dell’isola di ottenere, da territorio autonomo del Regno di Danimarca, l’indipendenza da Copenaghen. A sostegno della domanda inoltrata in primavera, ci sono una serie di precedenti favorevoli e il consenso popolare. Non mancano, però, le sfide e le situazioni ancora da risolvere.

La ricerca di un’identità in ambito calcistico non rappresenterebbe la prima volta in cui la Groenlandia si presenta come entità a sé stante nel panorama sportivo: la Federazione Groenlandese di Pallamano ha ottenuto il suo riconoscimento internazionale nel 1998, tanto che da allora la Nazionale ha preso parte a tre campionati mondiali maschili (l’ultima nel 2007, quando vinse una partita nel torneo di consolazione contro l’Australia) e due femminili.

La pallamano è uno degli sport più praticati sia nell’isola che nella Danimarca continentale e il più grande goleador di tutti i tempi della nazionale, Jakob Larsen, si è distinto con squadre di club sia in Danimarca che in Francia. Anche nella pallavolo, la nazionale è rappresentata attraverso la federazione europea Cec, ma non è attiva nelle competizioni internazionali.

Nonostante la popolarità della pallamano, l’accesso della Groenlandia alle competizioni calcistiche internazionali permetterebbe al popolo Inuit di esporsi nello sport più celebre e praticato al mondo, al pari dell’altro territorio autonomo danese, le Fær Øer, che gli appassionati di calcio hanno imparato a riconoscere anche grazie ai numerosi incroci con le principali Nazionali europee, inclusa l’Italia che, in entrambe le fredde trasferte a Torshavn, riuscì a vincere con un solo gol di scarto.

Proprio sull’esempio delle Fær Øer, la Groenlandia punta al medesimo riconoscimento, anche se ciò non avverrà in ambito Uefa per due ragioni: la prima è che l’Uefa ha stretto la cinghia sui nuovi possibili ingressi (l’ultimo è stato il Kosovo nel 2016), la seconda è che, pur essendo ben collegata con la Danimarca continentale (a breve aprirà il nuovo aeroporto di Nuuk che rimpiazzerà il remoto hub di Kangerlussuaq), la geografia impone la competizione con le Nazionali e i club dell’America Settentrionale e Centrale, con l’obiettivo di prendere parte alla Nations League che la Concacaf organizzerà nel 2025-26.

L’attuale assenza di riconoscimento internazionale non significa tuttavia che il calcio groenlandese sia inattivo: il campionato di calcio si gioca sin dagli anni Cinquanta (per gli appassionati, le due grandi rivali sono il B67 e il Nagdlunguaq-48) mentre la Nazionale maschile disputa numerosi incontri non ufficiali, inclusi i Giochi delle Isole dove ha ottenuto per due volte la medaglia di bronzo.

L’attuale commissario tecnico Morten Rutkjær, in previsione delle prime gare ufficiali all’interno della Concacaf, sta setacciando i campionati danesi alla ricerca di giocatori con antenati in Groenlandia per poterli convocare alla prima occasione utile: al momento giocano nella terza serie danese Nemo Thomsen e Adam Ejler, mentre la giovane punta Rene Eriksen è tesserato per il KI Klaksvik, campione in carica delle Fær Øer e che lo scorso anno ha giocato la fase a gironi di Conference League.

Il riconoscimento ufficiale permetterebbe anche ai club della Groenlandia di accedere alle competizioni internazionali sotto l’egida della Concacaf, come ad esempio la Champions League del Nord e Centro America, e lo stesso potrà valere per la nazionale femminile e quella di calcio a cinque, quest’ultima già virtualmente in grado di disputare gare ufficiali grazie alla presenza di impianti al coperto.

E qui arriva il primo tasto dolente, ovvero l’assenza di uno stadio con gli standard adeguati per le competizioni internazionali. L’unica struttura con un campo in erba, ovviamente sintetica date le temperature proibitive, è situata nella città vecchia ed è priva di tribune, mentre il progetto di un nuovo stadio in grado di ospitare duemila spettatori, da costruirsi nelle vicinanze dell’aeroporto sul terreno oggi occupato da un deposito per imbarcazioni, è fermo al palo da anni a causa della mancanza di risorse economiche. 

La risoluzione al problema, attualmente, sarebbe nella costruzione di tribune nell’impianto attuale, in virtù sia del fatto che gli standard della Concacaf sono meno restrittivi rispetto a quelli Uefa, sia dei possibili introiti in arrivo dalla Fifa che ha già contribuito al finanziamento degli stadi delle Isole Vergini Americane e delle Saint Vincent and Grenadines, impianti dalla capienza ridotta, ma assolutamente in grado di soddisfare le esigenze delle rispettive nazionali.

Il secondo problema deriva proprio dalla natura economica di questo progetto: con un’economia basata sulle esportazioni della pesca e un quarto del PIL derivante da sussidi statali provenienti da Copenaghen, lo spazio di manovra è relativamente ridotto in numerosi elementi del settore pubblico, peraltro caratterizzato dalla profonda frammentazione geografica.

A questo si aggiunge la difficoltà nel reperire personale qualificato in settori chiave, anche a causa dell’emigrazione verso la Danimarca continentale. L’esempio più pratico di questa contrazione si è visto nei mesi scorsi quando la federcalcio si è vista costretta ad annullare le fasi di qualificazione al campionato nazionale a causa delle scarse risorse dei club, limitandosi a organizzare solo la fase finale, mentre ad agosto è stato annunciato che il piano per un torneo internazionale di calcio a cinque, che doveva tenersi presso il Palazzetto dello Sport, verrà presumibilmente posticipato per mancanza di fondi.

Proprio la dipendenza economica da Copenaghen è ciò che caratterizza l’attuale motivo di dibattito sul definitivo distacco dal Regno di Danimarca: pur avendo una maggioranza schiacciante (al parlamento di Nuuk, ventisei deputati su trentuno appartengono a partiti indipendentisti), ci si divide fra chi vorrebbe che l’indipendenza si concretizzasse nell’immediato e chi vorrebbe prima rendere la Groenlandia economicamente autonoma, anche in considerazione delle possibili esplorazioni per l’estrazione di petrolio e gas, al momento sospese per le preoccupazioni generate dal cambiamento climatico.

Il percorso compiuto fino ad ora indica un lento, ma progressivo distacco dalla Danimarca: dopo essere stata elevata da colonia a provincia nel 1953, la Groenlandia ha ottenuto una prima autonomia nel 1978, le cui funzioni sono state ampliate nel 2008 dopo l’approvazione di un referendum con il settantasei per cento dei consensi. Il prossimo passo verso l’indipendenza potrebbe essere compiuto proprio su un campo di calcio.

 

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