
Dopo la fine della crisi finanziaria sei anni fa, oggi la Grecia si trova di fronte ad un’altra grande sfida, questa volta a livello sociale: il declino demografico. Secondo le proiezioni della Commissione europea, la popolazione greca potrebbe ridursi del venticinque per cento entro il 2070. Complice la grave crisi economica, che ha comportato un’emigrazione di massa in un Paese dove i salari sono ancora troppo bassi per creare una famiglia e mantenere un lavoro stabile.
«La Grecia ha subito un forte peggioramento della condizione dei giovani dopo la crisi finanziaria del 2009 – spiega Alessandro Rosina, professore di Demografia e statistica sociale all’università Cattolica di Milano –. Molti giovani sono emigrati a cercare opportunità altrove. Questo ha ridotto ulteriormente la loro presenza e si sta riducendo la popolazione in età riproduttiva».
Nel Paese, i villaggi sono vuoti e i giovani scelgono di andarsene dalla propria patria. Chi decide di restare deve confrontarsi con salari bassi e un mercato del lavoro complicato, che non rendono possibile la prospettiva di costruire una famiglia stabile ed economicamente sicura.
In Grecia ci sono bassi tassi di fertilità, contro un aumento dell’aspettativa di vita: di conseguenza, la popolazione è sempre più vecchia. Una popolazione anziana numerosa che in futuro dovrà essere sostenuta da un numero di lavoratori sempre minore, come chiarisce Rosina: «Il problema della Grecia è che, a fronte dell’aumento della popolazione anziana, andrà a ridursi la popolazione che produce ricchezza e benessere in età lavorativa, perché la bassa natalità quando rimane bassa a lungo, va progressivamente a ridurre non solo i giovani, ma anche la forza lavoro. Questo significa meno ricchezza, meno sviluppo e più difficoltà a redistribuire le risorse, perché saranno sempre meno per sostenere il sistema di welfare. Occorre considerare poi che la Grecia, come l’Italia, ha un alto debito pubblico, che in futuro andrà a pesare sulle nuove generazioni».
Tra le cause che hanno comportato una diminuzione così drastica delle nascite, sicuramente la crisi finanziaria, il costo delle case, l’emigrazione di massa, e la tendenza dei giovani a fare figli sempre più tardi. Il calo delle nascite viene sottolineato dai dati: nel 2022 la Grecia ha registrato meno di settantasettemila nuove nascite. Inoltre, secondo alcune stime, la popolazione greca andrebbe diminuendo almeno fino al 2029, passando dai 10,45 milioni di abitanti nel 2023 fino ad arrivare a un numero pari a 10,38 nel 2029.
Inoltre, aggiunge il professor Rosina, «dal punto di vista demografico, Paesi del sud Europa come Grecia, Italia e Spagna registrano un numero medio di figli per donna molto al di sotto di 1,5, a differenza di altri Paesi europei come la Francia, la Svezia e l’Olanda dove si hanno mediamente due figli. La crisi demografica si ha quando questo numero scende sotto l’1,5 e ci rimane a lungo. In Grecia l’ultimo dato è di 1,26».
Il problema demografico della Grecia non è isolato in Europa: nel 2023 si è registrata una natalità particolarmente bassa anche in Italia, Bulgaria, Lettonia, Ungheria, Polonia e Slovacchia. «Questi cambiamenti demografici si legano anche al fatto che si vive sempre più a lungo un po’ in tutta Europa – prosegue Rosina –. La crescita della popolazione anziana è comune e trasversale: tutti i Paesi europei hanno davanti la sfida di garantire pensioni adeguate, e la spesa per la cura sia di assistenza che previdenziale andrà fortemente ad aumentare in futuro».
La situazione demografica in Grecia è così preoccupante che anche l’imprenditore Elon Musk ne ha fatto riferimento in un suo post su X, sorprendendosi del fatto che il numero delle morti nel 2022 sia stato il doppio rispetto al numero delle nuove nascite.
Il fenomeno è talmente accentuato che potrebbe cambiare in futuro la struttura economica e sociale del Paese. Il governo greco ha presentato diverse misure per ridurre la denatalità, attraverso bonus economici, benefici destinati all’infanzia, riduzione delle tasse e sgravi fiscali per i neogenitori.
Nel 2023 è stato istituito il primo ministero dedicato ad affrontare la sfida demografica. Sono stati introdotti sgravi fiscali e più assegni statali per i neonati. Tendenzialmente la spesa è di un miliardo all’anno per le misure destinate alla crisi demografica, che però non stanno mostrando gli effetti sperati nell’immediato.
Tra le soluzioni, occorre aumentare la produttività del Paese, implementare la tecnologia, incoraggiare il flusso di immigrati. «Servono soprattutto opportunità di crescita e di sviluppo che mettano al centro la qualità del lavoro delle nuove generazioni – continua il professor Rosina –. È questa combinazione che consente ai giovani di decidere di rimanere. È necessario che le nuove generazioni sentano che si sta investendo su di loro, sulla loro formazione e sulle politiche attive del lavoro, su quelle abitative e sulla loro valorizzazione all’interno dell’azienda, e che questo investimento sia stabile. A preoccupare oggi è anche il dato dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano».
La denatalità all’interno dell’Unione Europea viene in parte controbilanciata dai movimenti migratori e dai rifugiati che trovano protezione in Europa, ma per Alessandro Rosina due aspetti sono ormai certi: «Uno è che la popolazione dei Paesi del Sud Europa andrà a diminuire, perché si è già indebolita fortemente la popolazione più giovane. La struttura demografica in cui già si sono inseriti i Paesi del Sud Europa ed è già tale da non poter più avere la capacità endogena di crescita. L’obiettivo sarà quindi contenere la diminuzione della popolazione, e questo dipenderà da due elementi: i flussi migratori, leva fondamentale per alimentare la popolazione, e le politiche familiari, ma anche generazionali, che consentiranno alla natalità di non rimanere su livelli così bassi».
Il futuro della Grecia, caratterizzato da una popolazione per la maggior parte anziana e da una ristretta contribuzione fiscale, potrebbe essere caratterizzato da tensioni nella sicurezza sociale e nella stabilità economica, che possono a loro volta essere mitigate. «La combinazione tra flussi migratori e politiche familiari potrebbe riuscire a contenere la riduzione della popolazione in età lavorativa – conclude Rosina –, e quindi a rendere la Grecia in grado di assicurarsi condizioni di sostenibilità economica e sociale, che possano evitare il formarsi di squilibri insostenibili, che peggiorino generazione dopo generazione».