Una hỳbris maledetta spinge Benjamin Netanyahu a comportamenti odiosi che purtroppo si riverberano su Israele, danneggiandone l’immagine anche tra chi gli è amico. Esemplare il caso Unifil. Il fallimento del contingente Onu in Libano è agli atti. Doveva garantire che il sud del paese fosse libero da milizie e armamenti; invece, ha permesso che sia stato trasformato in un enorme bunker di Hezbollah, che per di più usa come scudo proprio le strutture Unifil.
Non solo, Unifil, che ne era perfettamente a conoscenza, non ha neanche denunciato le centinaia di tunnel, magazzini, casematte, anche accanto e sotto le proprie strutture, che Hezbollah ha disseminato sul territorio che doveva controllare. È questa una realtà scandalosa stra nota e denunciata da anni da molti analisti. Su Linkiesta l’abbiamo analizzata a inizio agosto. La realtà di ottomila missili e razzi lanciati da questo territorio contro Israele dopo il 7 ottobre lo conferma. Netto e definitivo il giudizio obiettivo del generale Nato Giorgio Battisti: «In questi diciotto anni Hezbollah si è rafforzato, Unifil non ha fatto niente per evitarlo, per l’accondiscendenza dell’Onu».
Ora, a fronte di questa situazione, Israele avrebbe dovuto fare di tutto, tranne quello che ha fatto: colpire a colpi di cannone le strutture periferiche delle basi Unifil. Un modo incredibile per passare dalla ragione al torto. Dunque, Israele, che ha una rete straordinaria di spie e corrispondenti in Libano, avrebbe dovuto denunciare pubblicamente da anni la trasformazione del Libano del sud in una casamatta, così come la scandalosa permissività nei confronti di Hezbollah da parte di Unifil. Ma non l’ha fatto.
Poi, una volta penetrate le sue truppe in Libano, Israele avrebbe dovuto scatenare una campagna di stampa accompagnando i giornalisti a vedere come i tunnel di Hezbollah siano stati scavati a ridosso delle strutture Unifil (l’ha fatto, ma dopo averle colpite, annullando così l’effetto della denuncia) e avrebbe dovuto poi fare passi formali, diplomatici presso il Consiglio di Sicurezza Onu denunciando la provata complicità obiettiva con Hezbollah. Insomma, avrebbe dovuto lanciare già da anni una campagna diplomatico-mediatica contro la complicità obiettiva dell’Onu con Hezbollah.
Invece, ha sparato cannonate, ferito alcuni soldati Onu, azioni del tutto dimostrative, inutilmente provocatorie, militarmente marginali, per ottenere niente, se non la reazione indignata dell’Italia, che fornisce il grosso del contingente Onu, e dei paesi europei. Un capolavoro di masochismo israeliano.
Tra i governi europei, infatti, quello italiano era tra i più solidali con Israele e forte era il legame di solidarietà personale tra Giorgia Meloni e Bibi Netanyhau, anche perché il Likud aderisce al Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei di cui la presidente del Consiglio italiana è presidente. Ma il premier israeliano, nonostante un colloquio telefonico diretto, ha tirato tanto la corda che Giorgia Meloni lo ha seccamente avvertito che l’Italia non difenderà Israele in sede Onu. Un allontanamento netto dell’Italia da Israele, senza precedenti con un governo di centro destra a Roma.
In conclusione, il premier israeliano, con la sua aggressività da mastino che carica sempre e comunque a testa bassa ha ottenuto un risultato opposto: il contingente Unifil non verrà spostato e continuerà a fare da scudo oggettivo alle strutture militari di Hezbollah e anzi, con tutta probabilità, verrà portato dal Consiglio di Sicurezza Onu a diecimila uomini. Inoltre – questo è il punto dolente per chi ama Israele – nell’opinione pubblica europea si è ulteriormente allargato il fosso e sempre meno vengono comprese e condivise le ragioni del popolo ebraico che pure sta combattendo una guerra decisiva, in cui l’Iran e i suoi alleati terroristi puntano cinicamente a «eliminare l’entità sionista».