Gli antiliberaliLa cancellazione di Lenzi nasconde il declino di una sinistra senza identità

La vicenda dell’ormai ex assessore di Livorno, accusato di transfobia per un tweet ironico, è il sintomo di un conformismo ideologico che soffoca il dissenso. Il mondo progressista ha dimenticato da tempo l’importanza della libertà di espressione e del confronto aperto

Andrea Bozzo

Cari compaesani italiani,
Mi rivolgo a voi con il cuore in tumulto e la mente inquieta, come spesso accade a chi osserva con lucidità un declino che sembra inarrestabile. Quella che stiamo vivendo oggi non è una crisi politica, non è una mera questione amministrativa legata alle dimissioni di un assessore. È qualcosa di più profondo, di più oscuro, che corrode le fondamenta stesse di ciò che dovrebbe essere il progetto culturale e democratico della sinistra italiana. Le dimissioni di Simone Lenzi, già assessore alla Cultura di Livorno, sono solo l’ultimo sintomo di una malattia che si annida ormai da tempo nelle viscere di una classe intellettuale e politica che ha smarrito la via.

Siamo davanti a un’epoca in cui la sinistra, un tempo baluardo della libertà di pensiero, si è piegata a un conformismo ideologico soffocante, schiavo di quel “narcisismo etico” di cui parla Lenzi nella lettera delle sue dimissioni. La sinistra si è tramutata in un meccanismo che non cerca più di emancipare, ma di regolare, censurare e uniformare. Non è più il dissenso a essere accolto e discusso, ma la sottomissione a un pensiero unico che si pretende infallibile.

Lenzi, costretto alle dimissioni dopo le accuse di transfobia per alcune sue dichiarazioni, non è altro che l’agnello sacrificale di un sistema che non accetta più la complessità del reale. Il suo caso è emblematico di una sinistra che, in nome di un progressismo sterile, sta diventando complice di ciò che ha sempre combattuto: l’autoritarismo delle minoranze dominanti. In Pirkei Avot, uno dei testi più amati della saggezza ebraica, è scritto: «Non giudicare il tuo prossimo finché non ti trovi al suo posto». Ma oggi sembra che la sinistra abbia dimenticato questo principio, impegnata com’è a erigere tribunali morali contro chiunque osi esprimere un’opinione divergente.

Ciò che inquieta di più non è tanto l’episodio di Lenzi in sé, quanto ciò che esso rappresenta: una sinistra che non tollera il dissenso e si avvia a diventare complice di quello stesso spettro autoritario che, da sempre, attribuisce ai suoi nemici. È paradossale, eppure tipico delle dittature, che una minoranza pretenda di imporre alla maggioranza cosa pensare, cosa dire, e come vivere. Il vero pericolo per la democrazia in Italia oggi non risiede solo nelle azioni di singoli politici, ma nell’incapacità della sinistra di confrontarsi con la libertà di espressione, di accettare il dissenso come parte integrante del processo democratico.

Come il Talmud ci insegna, «la verità è il sigillo di Dio» e solo nella pluralità delle voci si può trovare quella verità che porta al progresso e a una società equa e giusta. Ma oggi la sinistra italiana sembra avere paura di quella verità che non si conforma alle sue narrazioni, e preferisce il silenzio imposto al dialogo aperto. La vicenda di Lenzi, che ha avuto il coraggio di difendere la sua libertà di pensiero anche di fronte a un mare di accuse infondate, ci ricorda dolorosamente quanto siamo lontani da una vera democrazia inclusiva.

Per dolorosa esperienza personale so come vanno queste cose, e quale deriva ci aspetta se lasciamo passare tutto questo in silenzio: prima ti fanno sentire in colpa, poi ti dicono che hai ragione, infine promettono di aiutarti a stare in piedi, ma alla fine saranno loro stessi, con un accendino sovietico, a dare fuoco alla casa. Così come è stato per il mio popolo albanese, la cui cultura e libertà sono state soffocate sotto il peso di un’ideologia imposta dall’alto, anche voi rischiate di perdere tutto ciò che avete costruito, sacrificando la libertà sull’altare di un conformismo cieco e brutale.

Non è questo il futuro che vogliamo per l’Italia. Non è questo il percorso che può portarci a una società più equa e giusta. Il vero progresso nasce dalla pluralità, dal confronto aperto e sincero, dall’accettazione delle differenze, non dalla loro repressione. Mi rivolgo a voi, compaesani italiani, con la speranza che siate capaci di riconoscere i segni di questo declino e di reagire, prima che sia troppo tardi.

Che la sinistra italiana ritrovi la sua anima, e con essa, la libertà che tanto proclama di voler difendere.

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