
Imran Khan è seduto a una scrivania, ha un panciotto nero su una camicia bianca: nel video comincia a parlare, ha la voce un po’ robotica e per prima cosa ringrazia chi l’ha votato. Imran Khan dice che era fiducioso, sapeva che sarebbe stato votato e gli elettori hanno confermato questa sua sensazione; accusa il partito al governo di aver fatto di tutto per toglierlo di mezzo, mentre nel video scorrono immagini di persone in fila ai seggi e poi di festeggiamenti. Quello di Khan è il tipico discorso di un candidato che ha appena ottenuto un risultato straordinario, durante una campagna elettorale in Pakistan nella quale il suo partito è stato fortemente osteggiato dalle autorità che, di fatto, hanno provato a impedire la sua partecipazione alla contesa elettorale.
Solo che il victory speech di Imran Khan è fatto con l’intelligenza artificiale: in realtà lui è in carcere. Khan è una celebrità in Pakistan, è sempre stato un personaggio molto chiacchierato e il primo utilizzo dell’intelligenza artificiale durante le elezioni pakistane non poteva che essere suo. Capitano della Nazionale che per la prima volta, nel 1992, ha conquistato il titolo mondiale nel cricket, Imran Khan nel 2022 aveva vinto le elezioni in Pakistan.
Era diventato premier grazie all’appoggio dei militari, un endorsement fondamentale per chiunque aspiri a una vittoria elettorale in Pakistan. Poi, però, il suo stile di governo populista ha provocato la rottura con l’esercito. Il risultato è stato duplice: prima una mozione di sfiducia l’ha esautorato dalle cariche politiche. Poi è stato arrestato con numerosi capi di imputazione, tra cui corruzione e divulgazione di segreti di Stato. Infine è stato condannato a quattordici anni di carcere.
Dalla prigione, Kahn ha assistito impotente alla campagna elettorale che ha preceduto il voto del marzo 2024: il suo partito ha faticato non poco a portare avanti la sua proposta politica, considerando che le autorità, oltre ad averne incarcerato il leader, avevano anche proibito di mostrare sulla scheda elettorale il suo simbolo, una mazza da cricket: un particolare non da poco considerando che in Pakistan il quaranta per cento dei votanti è analfabeta. E così ecco l’intelligenza artificiale: prima è uscito un video di invito al voto e poi il discorso di ringraziamento agli elettori. In questo modo il partito di Kahn ha potuto incrociare il vasto pubblico pakistano presente sui social network e ottenere un risultato straordinario, per quanto non sufficiente a formare un governo.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in contesti elettorali non lo si ritrova solo in Pakistan. Anche la vicina India nel corso delle elezioni del 2024 ne ha fatto un grande uso, benché in modo decisamente particolare. Il 23 gennaio 2024, per esempio, un’icona del cinema e della politica indiana, Muthuvel Karunanidhi, è comparso su un grande schermo: di fronte a lui c’era un vasto pubblico. Karunanidhi era vestito come se lo ricordavano i suoi fan: occhiali da sole neri, camicia bianca e uno scialle giallo intorno alle spalle. Il suo stile era perfetto. Ha parlato otto minuti: si è congratulato con il suo amico ottantaduenne e collega politico T. R. Baalu per il lancio del suo nuovo libro autobiografico e ha calorosamente lodato l’abile leadership di Mks (Muthuvel Karunanidhi Stalin), suo figlio e attuale leader dello Stato del Tamil Nadu. L’unica nota stonata era che Karunanidhi, in realtà, è morto nel 2018. E questa sua apparizione contemporanea realizzata grazie all’intelligenza artificiale non era neanche la prima, bensì la terza.
Senthil Nayagam è il fondatore di Muonium, la società di tecnologia multimediale basata sull’intelligenza artificiale che ha realizzato il video di Karunanidhi. Secondo lui in India, ma non solo lì, esiste un mercato che si sta aprendo per questi nuovi modi di comunicare. Per l’India, tra l’altro, la versione ai di Karunanidhi non è una novità perché, fin dal 2020 – e per la prima volta in assoluto –, sono stati utilizzati dei deepfake (ovvero dei contenuti creati utilizzando l’intelligenza artificiale generativa) durante le campagne elettorali. Fino ad allora, l’Ai era stata usata da alcuni politici per diffondere discorsi in lingue che non erano in grado di parlare fluentemente.
Ma in Asia, Pakistan e India non sono i soli paesi ad aver visto l’utilizzo dell’Ai a scopi politici: qualcosa di analogo era stato fatto dall’attuale presidente Yoon Suk-yeol in Corea del Sud. Il suo team, composto per lo più da attivisti molto giovani, aveva creato con l’intelligenza artificiale un suo avatar in grado di rispondere alle domande di chiunque con un linguaggio moderno, utilizzando slang e formule linguistiche prese direttamente dal mondo dei giovanissimi sudcoreani. Non erano mancate critiche, come non sono mancate in Pakistan e in India: in un mondo nel quale la disinformazione ha un peso piuttosto rilevante nella formazione dell’opinione pubblica, questi strumenti rischiano di peggiorare le cose.
Il video di Khan, di fatto, è uno dei deepfake più comuni. Ma ne esistono anche altri ben più pericolosi, come quelli nei quali il volto di una persona nel video viene scambiato con il volto di un’altra. La tecnologia oggi consente di farli apparire realistici. Ma sono falsi. Non è un caso che, in un continente alle prese con diversi tentativi nazionali di razionalizzare questo settore, il divieto più rigido nei confronti delle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale sia arrivato dalla Cina. Immaginarsi un avatar di Xi Jinping che pronuncia parole contrarie ai mantra del Partito comunista cinese sarebbe impensabile. Ed ecco che Pechino, nel 2023, ha presentato una regolamentazione che è considerata ancora oggi una potenziale guida anche per altri paesi.
Questa prima legge fa parte di un più ampio sforzo per regolamentare diversi settori tecnologici che hanno a che vedere con l’intelligenza artificiale, come per esempio gli algoritmi di raccomandazione – cioè i software di filtraggio dei contenuti, che danno suggerimenti personalizzati per aiutare l’utente nelle sue scelte in tema di libri, musica, film, video, notizie e social media –, che di recente sono stati proibiti. Per quanto riguarda i deepfake, la Cina ne ha vietato espressamente la produzione senza il consenso dell’utente e ha richiesto che venga esplicitamente dichiarato che il contenuto è stato generato utilizzando l’intelligenza artificiale. Quest’ultimo punto accomuna la legge cinese al recente Ai Act dell’Unione europea approvato nel marzo 2024. Ma i deepfake e l’uso dell’intelligenza artificiale per scopi politici o elettorali sono solo la superficie di qualcosa di molto più profondo che si sta muovendo in questo mondo. Un mondo nuovo, di cui ancora non conosciamo precisamente i confini, e perciò molto complicato da disciplinare.
Tratto da “2100” (Mondadori) di Simone Pieranni, pp. 155, 18,50€
