Piove sul bagnatoTutti gli errori del governo sull’alluvione in Emilia Romagna

Il 19 settembre gli abitanti delle province di Ravenna e Forlì-Cesena hanno rivissuto l’incubo del maggio 2023. Mancanza di interventi e lungaggini burocratiche hanno impedito di mettere in sicurezza il territorio, dando invece seguito al dramma psicologico di migliaia di persone

AP/Lapresse

La terribile alluvione che tra il 16 e il 17 maggio 2023 ha colpito le province di Ravenna, Forlì-Cesena e, in maniera minore, quelle di Rimini, Pesaro-Urbino e Bologna ha segnato un confine netto nella storia della Regione Emilia-Romagna. Da allora il territorio versa in una situazione di grande fragilità e ogni evento piovoso di medio-alta intensità rischia di diventare una catastrofe. La pioggia caduta la settimana scorsa, ad esempio, in condizioni normali non avrebbe portato a particolari criticità. E invece allerta rossa e grande preoccupazione, che fortunatamente questa volta non si sono tradotte in gravi danni a cose e persone.

Purtroppo non è andata così tra il 18 e il 19 settembre quando di acqua in Romagna ne è caduta tanta e gli abitanti delle province di Ravenna e Forlì-Cesena hanno dovuto rivivere l’incubo dello scorso anno. Il caso più emblematico è quello di Borgo Durbecco, quartiere di Faenza a est del fiume Lamone, i cui residenti si sono ritrovati a dover spalare via il fango dalle proprie case per la terza volta in meno di un anno e mezzo. Nella zona del faentino negli ultimi mesi sono stati eseguiti lavori di rafforzamento degli argini, oltre alla costruzione di un muro di trecento metri e di un ponte. Interventi importanti ma che, evidentemente, non sono stati sufficienti. Anche stavolta, esattamente come un anno fa, a far esondare il Lamone è stata la piena del torrente Marzeno, che confluisce nel fiume a monte di Borgo Durbecco.

Molti degli abitanti erano appena rientrati nelle proprie case dopo essere riusciti a sistemare parzialmente i danni dell’alluvione del 2023. E nella maggior parte dei casi lo hanno fatto autonomamente, visto che le procedure troppo complicate e i tempi lunghi hanno reso inefficaci i rimborsi stanziati dal Governo. Per questo motivo gli eventi atmosferici del 19 settembre, seppur di portata minore rispetto allo scorso anno, hanno rappresentato una batosta psicologica difficile da digerire.

Le responsabilità sono diverse, a partire dal Governo i cui ritardi nello stanziare i fondi necessari — aggravati dall’immancabile surplus burocratico — hanno impedito di dare risposte immediate ai bisogni dei cittadini. Una situazione che si è riversata anche sui Comuni che non sono stati messi nelle condizioni di intervenire in maniera rapida sulla messa in sicurezza del sistema idraulico della zona.  

«Alla prova dei fatti — scrive il Sindaco di Faenza Massimo Isola in una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella — iter e procedure amministrative messe in campo in questi mesi si sono dimostrate inadeguate e insufficienti. In parallelo, manca ancora l’approvazione delle linee guida di quei piani speciali di messa in sicurezza dell’intero territorio romagnolo che probabilmente solo i nostri figli vedranno realizzati». Il Comune di Faenza stavolta non attenderà oltre e «forzerà regole e burocrazia che in questi mesi non hanno funzionato in una sorta di disobbedienza istituzionale».

Una situazione che sta esasperando i cittadini e le cui responsabilità sono da condividersi, seppur in fasi diverse, tra i vari livelli della politica. A spiegarlo a Linkiesta è Michele De Pascale, Sindaco di Ravenna e candidato del centrosinistra a guidare la Regione Emilia-Romagna per i prossimi cinque anni: «È necessario distinguere le situazioni: esiste un pre-alluvione di maggio 2023, per il quale il dibattito è più che legittimo. Non ci possiamo raccontare che la condizione della rete fluviale in Romagna fosse perfetta. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di dirlo: si poteva far meglio. Detto ciò, dobbiamo anche riconoscere che si sono verificati eventi fuori scala che nella nostra Regione negli ultimi cento anni non si erano mai visti. Questi sono gli elementi oggettivi dai quali è necessario partire». Si poteva e si doveva fare meglio, dunque.

De Pascale sembra avere le idee molto chiare anche sull’atteggiamento dell’esecutivo, che dopo il 19 settembre non si è ancora fatto vedere in Romagna: «La reazione del Governo anche questa volta è stata sbagliata, non mi aspettavo la speculazione politica che c’è stata nei giorni immediatamente successivi, soprattutto da parte dei Ministri. L’esecutivo tenta di deresponsabilizzarsi anche se nell’ultimo anno ha commesso tre macro-errori che hanno rallentato la messa in sicurezza del territorio. In primis non lasciare che il commissario fosse espressione della Regione Emilia-Romagna. La mia non è una critica a Figliuolo ma è oggettivo che per un anno abbiamo avuto un commissario part-time basato a Roma. Il secondo errore è stato scaricare tutto sui Comuni, mettendo quelli più piccoli in grande difficoltà. Il terzo è stato quello di voler affrontare la messa in sicurezza idraulica del territorio con la procedura ordinaria. Questo ha inevitabilmente rallentato i lavori che andavano realizzati sin da subito, a partire dall’estensione degli argini dei fiumi. Invece ci sono state presentate seicento pagine di relazione che contenevano soluzioni nel medio periodo ma che non restituivano risposte concrete nel breve».

Ora occorrerà mettere da parte le strumentalizzazioni politiche che si sono viste in questi mesi e intervenire in fretta per la messa in sicurezza della rete idraulica regionale. Serviranno interventi celeri che diano risposte immediate anche perché, a differenza del maggio 2023, stavolta c’è l’inverno da dover fronteggiare e ogni evento piovoso di media intensità potrebbe trasformarsi in qualcosa di più grave. 

«Con l’inverno alle porte e una situazione molto più fragile — continua De Pascale — abbiamo bisogno dell’immediato supporto del Governo sia in termini di risorse che di mezzi, anche eventualmente, trasferendo la figura del commissario alla Regione Emilia-Romagna. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità, nelle proteste della piazza di Faenza c’era una carriola di fango per ogni livello istituzionale. Dobbiamo, tutti quanti, fare un salto in avanti per dare una risposta a quella piazza. Quindi si parta subito con la procedura straordinaria per la messa in sicurezza del letto dei fiumi» conclude De Pascale.

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