MasticantiTutti i motivi per cui teniamo un chewing gum in bocca

Dalla notte dei tempi al dopo pranzo delle nostre settimane, l’atto di masticare ripetutamente senza scopo nutritivo è un’azione che sembra difficile da interpretare. Vi siete mai chiesti perché lo facciamo?

Immagine generata con IA

Potremmo soffermarci a lungo sul motivo per cui masticavamo chewing gum da adolescenti: per azzerare lo spettro della fiatella del sabato sera nella speranza di limonare qualcuno, per togliere il tanfo di sigaretta dalla bocca prima di rientrare a casa o, meglio ancora, per cancellare il riconoscibilissimo odore di cannabis. In quest’ultimo caso la gomma andava in combo con il collirio per l’arrossamento degli occhi.

Ma stando a un articolo dello scorso luglio sul New York Times, i ragazzi di oggi – la Gen Z – masticano chewing gum anche per fare i muscoli alle mascelle. Si chiamano gomme Facial Fitness, e sembrano avere la capacità di scolpire e squadrare la mascella in due settimane di masticamento. Muscle Mango e Jacked Watermelon sono alcuni dei gusti disponibili da una delle aziende che ne promuove il consumo che possiamo definire a scopo estetico.

Attenzione! Prima di pensare «quanto sono scemi sti giovani americani di oggi» vi invito a riflettere su quanto olio Johnson’s ci siamo spalmati addosso per abbronzare la pelle nelle prime estati del nuovo millennio.

A osservare bene il fenomeno della gomma da masticare, che certe volte ci fa somigliare a cammelli e altri ruminanti, viene a chiedersi per quale motivo passiamo molto tempo a masticare senza scopo nutrizionale.

Per capirlo, abbiamo approfittato della visita nello stabilimento di Perfetti Van Melle, la più grande industria italiana delle gomme da masticare, altrimenti chiamate anche chewing gum, masticante, gingomma, gingigomma, cicca, giungomma, gigomma ciunga, ciugomma, cicles e altri modi che potete segnalarci su Gastronomika, commentando il post sul tema.

Presente in circa centocinquantamila punti vendita al dettaglio (compreso il più sfornito tabaccaio di campagna) e ventimila negozi tra market e supermarket, il leader italiano della gomma da masticare è un colosso del settore (qui tutti i numeri di Perfetti) che ha iniziato la sua produzione nel 1957, dopo che il chewing gum arrivò in Europa attraverso le truppe americane che avevano in dotazione una gomma all’interno della razione K (il pasto giornaliero dei militari statunitensi) durante la Seconda guerra mondiale.

Masticare e aromatizzare la bocca è qualcosa che facciamo da prima dell’arrivo delle cicche. Ce lo dimostra l’archeologia, che ha messo in risalto come nella Grecia antica si masticasse resina di lentisco e lo stesso in Finlandia con la resina di betulla. Dalla Sicilia ci arriva la tradizione antica di portare alla bocca gli steli di Acetosella – volgarmente chiamata sucameli – da masticare raccogliendone i succhi per avere una sorta di passatempo aromatico.

Ma perché mastichiamo qualcosa che non ha lo scopo di essere mangiato? Un sondaggio di Astra Ricerca per Perfetti ha provato a rispondere a questa domanda partendo da un campione che, per l’89 per cento, si dichiara consumatore frequente di gomma da masticare. Di questi, il 23 per cento dice di consumarlo tutti i giorni o quasi.

Per tutto questo campione pare che masticare rappresenti un momento di piacere e relax, ma più della metà dei consumatori interpellati, il 54,8 per cento, associa il consumo del chewing gum al dopo pasto, quando non è possibile lavarsi i denti.

Sul tema dell’igiene dentale è utile chiarire cosa ci dicono le evidenze scientifiche riguardo gli effetti del chewing gum. Sappiamo sin da bambini che lo zucchero che mangiamo è responsabile delle formazioni cariose. Questo perché ha la capacità di abbassare il pH sulla superficie dei denti e innescare la proliferazione batterica. La saliva è la componente fisiologica che il nostro corpo mette in azione per difendersi da questo rischio ed è capace di ristabilire i valori, ma non basta.

Durante il giro in azienda, la professoressa Maria Grazia Cagetti, docente al dipartimento di scienze odontoiatriche a La Statale di Milano, ha raccontato i dati correlati alla masticazione delle gomme senza zucchero nei momenti in cui non è possibile usare lo spazzolino da denti. In particolare, dell’effetto positivo dato dalla presenza dello xilitolo, il dolcificante da fonte vegetale capace di inibire la crescita batterica che è responsabile della formazione di carie nei denti. La professoressa ci ha rassicurato sulla corposità di studi clinici relativi all’effetto dello xilitolo (il primo chewing gum con xilitolo risale al 1975) confermando che non si tratta solo di claim, ma di azioni efficaci e comprovate scientificamente, fermo restando che niente è sostituibile al lavaggio dei denti con spazzolino e dentifricio con fluoro.

D’altro canto, è facile intuire gli effetti non positivi che le gomme contenenti zucchero possono indurre sull’igiene dentale.

Tornando ai consumi, pare che siamo più inclini a masticare la gomma quando siamo in situazioni di attesa: lo afferma il 21,3 per cento degli intervistati. Lo stesso se ci sentiamo sotto stress e vogliamo smorzare la tensione. Sempre la scienza ci viene in soccorso con evidenze che confermano che «la masticazione ha influssi positivi sulla percezione dello stress e dell’ansia: il movimento contribuisce a rilassare i muscoli facciali e a ridurre la tensione, e aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, nella saliva».

Courtesy Perfetti

Mastichiamo il chewing gum per circa sedici minuti (il trenta per cento degli intervistati anche per più di trenta) e, quanto alle preferenze degli italiani, puntiamo sul formato confetto al gusto menta o menta extra forte. Quello della menta non è un gusto del tutto scontato in quanto si osservano preferenze molto diverse in giro per il mondo, che vanno dal fruttato dolce alle note spiccatamente acidule della mela verde nel mercato dell’Est o il Winter Green in America (il tipico sapore di collutorio).

Ma dopo la masticante alla menta degli adulti, seconda in classifica e tra le più amate dei giovani c’è lei, l’intramontabile bubble gum con cui da bambini facevamo palloni rosa fino a svenire. Big Babol, dal gusto classico di fragola (o panna e fragola per i più golosi) nato nel 1978, è senza dubbio icona del panorama delle gomme da masticare italiane.

Che sia confetto lucido, cubetto o lastrina come la Brooklyn, quello che è interessante sapere è che tutti mastichiamo un prodotto composto da resina, cera ed elastomero. Tutti elementi di sintesi che non hanno nessuna funzione nutritiva ma solamente meccanica, utile alla masticazione, appunto. L’aggiunta poi di aromi e dolcificanti hanno la funzione di renderla piacevole al palato e offrire aspetti funzionali come l’alito fresco – per l’aroma menta – o la protezione dai batteri – per lo xilitolo –.

Quella della gomma da masticare è un’invenzione geniale che si è migliorata nel tempo offrendo elementi funzionali utili, ma è innegabile come, per la natura dei suoi ingredienti e la pessima gestione di molti consumatori, abbia un impatto negativo sull’ambiente in quanto fonte di inquinamento che si definisce nascosto. Secondo l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (Aduc) si stima che annualmente, in Italia, si consumino circa ventitremila tonnellate di gomme da masticare. Di queste, oltre la metà non viene smaltita correttamente: finisce su strada dove impiega circa cinque anni per decomporsi. Per non parlare dei costi che i comuni devono sostenere per rimuovere le gomme dai marciapiedi, utilizzando per giunta agenti chimici inquinanti. Una soluzione a tutto questo, sarebbe una maggiore attenzione dei consumatori nello smaltimento, ma anche una direzione della ricerca e sviluppo dell’industria del chewing gum verso materiali biodegradabili e vegetali.

Mastichiamo pure le nostre gomme per preservare i denti, rilassandoci e assicurandoci di non prendere carie. Facciamo pure palloni rosa, ma ricordiamoci che è fondamentale smaltire in un cestino dell’indifferenziata la nostra cicca, perché non ce ne faremo certo molto di avere l’alito profumato mentre il mondo brucia.