Yahya Sinwar, uno dei leader più influenti e temuti di Hamas, è stato ucciso mercoledì durante un raid delle forze israeliane a Gaza. Secondo quanto riportato dall’Idf (Forze di Difesa Israeliane), l’operazione ha colpito un edificio in cui si trovavano Sinwar e altri membri dell’organizzazione.
I soldati israeliani hanno recuperato un corpo che sembrava essere quello del leader del gruppo terroristico. Nella sera di giovedì, dopo aver «completato il processo di identificazione del corpo» (il corpo è stato portato in un laboratorio israeliano per effettuare il test del dna), l’esercito ha dichiarato che Sinwar era stato «eliminato».
Secondo il Times of Israel, i soldati dell’Idf non sapevano che il leader di Hamas si trovasse nella zona dell’attacco, e ne sarebbero venuti a conoscenza solamente in un secondo momento, ispezionando i danni causati dal raid.
Le forze israeliane hanno sottolineato che non è stata trovata alcuna traccia di ostaggi all’interno della struttura.
Sinwar, considerato il principale artefice degli attacchi del 7 ottobre, era il ricercato numero uno di Israele. La sua carriera all’interno di Hamas era iniziata con la fondazione del movimento al fianco dello sceicco Yassin, primo storico leader, e come comandante della sua ala militare. Sinwar era il leader di Hamas dallo scorso agosto, quando aveva preso il posto di Ismail Haniyeh, il capo diplomatico del gruppo terroristico morto il 31 luglio a Teheran . Prima di diventare il leader di Hamas, Sinwar era il capo politico del gruppo all’interno della Striscia di Gaza. E per ventitré anni aveva guidato l’apparato di sicurezza di Hamas.
A differenza di altri leader di Hamas che operavano all’estero, Sinwar non aveva mai lasciato Gaza, era rimasto lì per combattere lo Stato di Israele. Nato nel 1962 nel campo di Khan Younis, era stato arrestato per la prima volta nel 1982 e nuovamente nel 1988, condannato a quattro ergastoli per aver partecipato a un attacco in cui hanno perso la vita due militari israeliani e per aver ordinato l’esecuzione di quattro uomini palestinesi accusati di collaborazionismo con lo stato ebraico. Era stato in carcere per ventitré anni, fino alla sua liberazione nel 2011 durante lo scambio di prigionieri con il soldato Gilad Shalit, che era stato rapito dalle brigate Ezzedin el Qassam nel 2006.