Da Tarvisio al monte HasanQuanto lontano si può arrivare andando a sciare con i mezzi pubblici?

Il cortometraggio “Going east” racconta l’esplorazione sostenibile di un team che, partendo dall’Italia con gli sci in spalla, ha raggiunto la Turchia utilizzando solo treni, autobus, metropolitane e tram

courtesy of Arc’teryx

Cercando pendii innevati da sciare, quanto lontano ci si può spingere spostandosi solo con i mezzi pubblici? In tre settimane prendendo trentacinque treni, ventiquattro autobus, sette metro e due tram, per un totale di circa centoquaranta ore di viaggio, si può arrivare fino ai 3.268 metri di altitudine del monte Hasan, in Turchia. A raccontare questo viaggio di esplorazione sostenibile è “Going east”, uno dei corti dell’Arc’teryx winter film tour 2024, che per la prima volta nella storia del festival ha fatto tappa anche a Milano.

I protagonisti del film sono Silvia Moser, Max Kroneck, Joi Hoffmann e Loic Isliker, che è anche il regista. Partendo rispettivamente da Cortina D’Ampezzo, Germania, Austria e Svizzera, con gli zaini carichi e gli sci in spalla, i quattro volti del team Arc’teryx si sono trovati a Tarvisio, il Comune più orientale della provincia di Udine, punto di partenza dell’avventura. 

Courtesy of Arc’teryx

«Il viaggio è nato dalla curiosità di scoprire fin dove sarebbe stato possibile arrivare a sciare usando solo il trasporto pubblico, in una determinata finestra di tempo», racconta a Linkiesta Silvia Moser, sciatrice professionista e stella italiana del freeride. «Inizialmente volevamo andare nel Mediterraneo, sempre con i mezzi pubblici, ma non c’era neve: quindi, qualche settimana prima di partire, abbiamo deciso di andare verso est».

Da Tarvisio si sono spostati a Semmering in Austria, a Poprad in Slovacchia, a Caransebes in Romania, a Sofia e Borovets in Bulgaria e infine a Istanbul, Ankara e Kayseri in Turchia. Anche su questa rotta orientale in realtà la neve talvolta si è fatta desiderare, ma «ne è valsa comunque la pena per il viaggio in sé. In questo genere di avventure la neve finisce in secondo piano: se poi se ne trova di fresca, è la ciliegina sulla torta».

Imprevisti, coincidenze e lunghe attese
«Da brava italiana, partivo parecchio scettica», prosegue Moser. «Nelle grandi città siamo collegati abbastanza bene, ma fuori? Pensavo avremmo impiegato moltissimo tempo per spostarci, sciando ben poco. Invece, alla fine sono rimasta sorpresa dal fatto che in realtà si viaggia bene. In Slovacchia, ad esempio, ci sono posti dove con il treno si arriva proprio alla base delle stazioni sciistiche». 

Courtesy of Arc’teryx

Ovviamente non sono mancati gli imprevisti e le fatiche note a chi frequenti i mezzi pubblici con una certa assiduità: attese, coincidenze da non perdere, notti insonni nelle cuccette e, specialmente se c’è una barriera linguistica di mezzo, grandi sforzi per capire se il treno in partenza è effettivamente quello giusto oppure no. In Turchia – dove è stato più difficile spostarsi e solo la presenza di una donna del posto ha permesso di non perdersi – Kroneck è stato tra l’altro protagonista di uno degli incubi ricorrenti dei backpacker di tutto il mondo: rimanere a terra mentre l’autobus parte con tutti i tuoi amici e le tue cose a bordo, smartphone incluso. 

«A Tarvisio invece, dopo aver sciato, abbiamo camminato un bel po’ per arrivare fino al paese, ma lì abbiamo scoperto che non c’erano autobus che ci avrebbero portati in tempo alla stazione», racconta Moser. «Quindi, abbiamo camminato per un’altra ora. Abbiamo provato a chiedere dei passaggi, ma in quattro, con sci e zaini, non era facile».

L’infrastruttura fa la differenza
Prima della partenza, di certo c’erano solo i giorni a disposizione (una finestra di tre settimane, calcolando anche il tempo di ritorno) e l’obiettivo (andare verso est), con una vaga idea della Turchia come destinazione finale. «Sicuramente c’era l’intenzione di fermarsi in Slovacchia sui monti Tatra, in Austria, in Bulgaria», spiega Silvia. «Però il viaggio ha preso forma anche cercando contatti e consigli da chi ci seguiva sui social e in base alle connessioni dei treni». 

Courtesy of Arc’teryx

Treni su cui, in Italia e fuori, lo stupore degli altri passeggeri nel vedere l’attrezzatura da sci incastrata a fatica nelle cappelliere è rimasta una costante. «Sicuramente non è affatto frequente muoversi così per andare a sciare. Dalle mie parti (sulle Dolomiti, ndr) non è assolutamente comune spostarsi con i mezzi, purtroppo, anche se sarebbe bellissimo e veramente utile». 

Come per la ciclabilità, anche in questo caso sono le infrastrutture che condizionano le scelte delle persone, non viceversa: se un impianto sciistico o più in generale una località di montagna non è servita adeguatamente dai mezzi pubblici, è evidente che l’auto resterà la prima o unica scelta possibile, di certo la più comoda. «In Slovacchia invece ci sono montagne che sono proprio collegate direttamente con un treno che parte dalla città: lì sì che c’erano tantissime persone con gli sci».

«Sono sicura che se avessimo fatto questo viaggio in macchina non avrebbe avuto per niente lo stesso brio e lo stesso gusto», conclude Silvia. «Ovviamente, in macchina sarebbe stato più comodo: guidi, ti fermi, vai a dormire in hotel, riparti. Ma è bello vedere le altre persone in treno: cosa fanno, cosa mangiano, come si vestono… Muoversi con i mezzi pubblici sicuramente permette di entrare più a contatto con la cultura locale».

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