Stretta di mano Cosa c’è dietro al memorandum sull’energia tra Italia e Arabia Saudita

I rapporti tra i due Paesi non si limitano ai combustibili fossili, ma si stanno allargando alle principali tecnologie per la transizione ecologica. Che Riad vuole sfruttare per consolidare il suo ruolo geopolitico

Gilberto Pichetto Fratin (ph. Roberto Monaldo / LaPresse)

Il memorandum d’intesa per la cooperazione nell’energia che l’Italia ha sottoscritto martedì con l’Arabia Saudita non riguarda i combustibili fossili, come ci si potrebbe immaginare dal “petrostato” per eccellenza, ma le risorse e le tecnologie per la transizione ecologica. Non si tratta necessariamente di greenwashing, quanto della conferma che Riad vede nella conversione energetica un’occasione per diversificare l’economia e mantenere la rilevanza geopolitica in un mondo che nel tempo ridurrà i consumi di petrolio.

L’accordo, dalla validità di cinque anni, è stato firmato dai ministri Gilberto Pichetto Fratin e Abdulaziz bin Salman al-Saud durante il Future minerals forum, la conferenza sui minerali critici in corso nella capitale saudita. Un evento che ribadisce la volontà del regno di diventare protagonista nell’industria del mining: vuole sfruttare i giacimenti di litio, uranio e rame, metalli fondamentali per le batterie, i reattori nucleari e l’elettrificazione; ha pure investito nel colosso estrattivo brasiliano Vale per assicurarsi il nichel.

Il memorandum con l’Italia riguarda dunque le energie rinnovabili, i metodi per la riduzione delle emissioni di metano, le infrastrutture di interconnessione elettrica, l’idrogeno e l’ammoniaca, i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. L’Arabia Saudita conta di fare leva sulle proprie riserve di gas naturale e sull’elevato potenziale solare per produrre idrogeno – più precisamente “blu”, a basse emissioni, e “verde”, a emissioni zero – da esportare via nave in forma di ammoniaca, un composto che può venire compresso in liquido con meno sforzi e ha una densità energetica maggiore. I giacimenti di idrocarburi esauriti, invece, sono riconvertibili in siti per l’iniezione e il deposito dell’anidride carbonica catturata dalle fabbriche.

Il ministro Pichetto ha collegato l’intesa con i sauditi all’ambizione del governo di Giorgia Meloni di trasformare l’Italia in un hub energetico tra il mar Mediterraneo e l’Europa settentrionale. Grazie alla sua posizione geografica, la nostra penisola «può essere un punto di ingresso dell’idrogeno e derivati nel mercato europeo molto più vicino, competitivo e strategico di altre alternative sul mare del Nord», ha detto. 

Anche l’area del mare del Nord, in effetti, ambisce a diventare un polo del gas fossile e dell’idrogeno pulito. Forse in questo è avvantaggiata rispetto all’Italia, potendo contare sia su un alto potenziale ventoso che sui depositi di idrocarburi, oltre che su formazioni geologiche adatte allo stoccaggio della CO2 e sulla prossimità ai paesi energivori europei. Ad oggi, comunque, il mercato dell’idrogeno blu e verde è paralizzato dai costi elevati, tanto che la Norvegia ha cancellato il progetto di una tubatura con la Germania e la Danimarca ha posticipato al 2032 un’infrastruttura simile.

Tornando all’Arabia Saudita, il paese è meno significativo di altri per le importazioni petrolifere dell’Italia, che provengono soprattutto da Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Iraq. Eni – controllata di fatto dal ministero dell’Economia – è però presente nel regno nei settori della raffinazione e della chimica e sta sviluppando delle iniziative sulla mobilità sostenibile, l’economia circolare e la trasformazione del gas.

Nel settembre 2023, durante la prima edizione del Forum italo-saudita sugli investimenti, la utility ACWA Power aveva avviato delle discussioni sulle tecnologie pulite con diverse aziende italiane: sui carburanti per l’aviazione con Eni, sull’idrogeno (anche per il trasporto marittimo) con A2A e Rina, sulla dissalazione con De Nora. Un paio di mesi dopo, a novembre, il ministro delle Imprese Adolfo Urso era andato a Riad per parlare di minerali critici e di possibili investimenti anche in Africa. La questione dell’accesso alle materie prime è stata sollevata anche nell’intervento di Pichetto al Future minerals forum: «Stringere alleanze e […] rendere più sicure le nostre catene di approvvigionamento per le tecnologie necessarie alla decarbonizzazione».

A portare avanti il piano nazionale per l’hub dell’energia è stata anche Giorgia Meloni, che durante la Sustainability Week di Abu Dhabi ha presenziato alla firma di un patto trilaterale con gli Emirati Arabi Uniti e l’Albania per la trasmissione di elettricità rinnovabile in Italia attraverso il Mediterraneo.

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