Dopo oltre un secolo, il Comune di Salò ha ufficialmente revocato la cittadinanza onoraria al dittatore fascista Benito Mussolini. La mozione presentata dal consigliere di maggioranza Tiberio Evoli del Partito Democratico, è stata approvata dal Consiglio comunale con dodici voti a favore, tre contrari e un’astensione. «Le idee rappresentate dalla cittadinanza onoraria a Mussolini non hanno più spazio nell’Italia e nella Salò di oggi», ha dichiarato Francesco Cagnini (Pd), ventinovenne sindaco della città lombarda che dal settembre 1943 all’aprile 1945, durante la Seconda guerra mondiale, fu la capitale della Repubblica Sociale Italiana. Il sindaco ha spiegato le ragioni della decisione: non un atto divisivo, ma come una riaffermazione dei valori democratici sanciti dalla Costituzione.
Il Consiglio comunale si è espresso sulla questione per la terza volta, trovando ora finalmente un voto positivo. L’attuale amministrazione di centrosinistra, in carica dal 2024 dopo vent’anni di governo del centrodestra, ha deciso di anticipare il voto, che avrebbe potuto coincidere con il 25 aprile, anniversario della Liberazione. Gruppi di destra e alcune liste civiche locali hanno criticato la mozione come un atto di revisionismo storico. «Nessun provvedimento locale potrà mai cancellare i seicento giorni della Repubblica Sociale Italiana, che resta un fatto storico indelebile», ha dichiarato il gruppo “Difendi Brescia”, accusando l’amministrazione di concentrarsi su temi ideologici piuttosto che su problemi concreti come il turismo e la sicurezza urbana.
L’onorificenza era stata concessa a Mussolini il 23 maggio 1924, pochi giorni prima dell’omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti, come accaduto in tante città italiane durante il Ventennio per compiacere il dittatore fascista. A Brescia, ad esempio, una mozione per la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini, presentata dal consigliere Pd Andrea Curcio, è ferma dal 28 ottobre scorso.