Il mondo in una città BestEathnic Torino 2025 è già un successo

La guida – digitale e gratuita – ai migliori ristoranti etnici del capoluogo realizzata da Vittorio Castellani ci consiglia ristoranti e food shops con le specialità di trentuno diversi Paesi. Da provare soprattutto le novità dell’anno e i Lanzhou lamian “migliori d’Italia”

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Oltre tremila copie scaricate a ventiquattro ore dalla presentazione: la seconda edizione della guida BestEathnic Torino 2025 è già un successo. Del resto non potrebbe che essere così, con alle spalle l’inarrestabile giornalista e cantastorie Vittorio Castellani aka Chef Kumalé. Dal 1991 in giro per il mondo, pronto a raccontare le scoperte gastronomiche più interessanti dei cinque continenti, Vittorio Castellani dedica alla sua città una nuova mappa del mangiare etnico cittadino e lo fa in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino e Confesercenti Torino e Provincia.

Il volume, presentato nei giorni scorsi, segnala cinquanta ristoranti che rappresentano trentuno Paesi di Europa, Asia, Africa e America Latina in una guida digitale e gratuita, sostenibile e smart.

«Il mondo del giornalismo è in continua evoluzione – spiega Castellani – e con questa guida ho voluto raccontare in modo autonomo e indipendente il panorama delle cucine internazionali all’interno di una città che negli anni è cresciuta molto ed è in continua evoluzione». Del resto il successo della prima edizione, scaricata in 15.452 copie nell’anno della sua uscita, testimonia un’attenzione crescente nei confronti di una ristorazione di altri Paesi.

Vittorio Castellani
Vittorio Castellani, credits Ph. Andrea Guermani

«L’Asia è il continente preferito dai torinesi – commenta Chef Kumalé – e sempre più interesse è riscontrato per Cina e Perù. I ristoranti cinesi in città finalmente stanno seguendo l’onda milanese promuovendo in modo più costante la vera cucina cinese. La Cina è un continente che ha molto da offrire e che negli ultimi anni ho visitato una dozzina di volte: è bello vedere che la proposta si sta evolvendo anche sotto la Mole. Altra grande novità di quest’anno – aggiunge – sono le cucine dei Paesi caucasici come Georgia, Armenia e quelli dell’Asia centrale come Afganistan e Uzbekistan».

Qualità ristorativa in generale migliorata dunque, con un dato interessante emerso da una ricerca di Confesercenti: «A Torino oggi un ristorante su quattro è etnico e le proiezioni arrivano a ipotizzare che nel giro di poco tempo uno su tre che sarà gestito da stranieri. Le nuove generazioni si stanno aprendo a questo settore – spiega Castellani – e anche la fascia di età dei suoi consumatori riguarda sempre più giovani».

Ma quali sono le novità dell’anno? Feroza e Lo Straniero. «Feroza – racconta il giornalista – da piccolo street food di cucina afghana in San Salvario diventa ristorante in zona centrale, con piatti da provare come bolani, borani bademjane pilau, mentre Lo Straniero, aperto da pochi mesi, è interamente vocato alla cucina malesiana, unico in città, con proposte come loh bak, asam pedas o gli spiedini sate».

E proprio i sate de Lo Straniero sono uno dei piatti migliori a Torino: «Si tratta di spiedini di pollo con salsa di arachidi, latte di cocco e peperoncino, davvero gustosi come gli originali. Ma mi hanno emozionato – racconta Castellani – anche i Lanzhou lamian di Xi Ramen, per me i migliori in Italia. Li realizza Song, il cuoco originario della provincia di Gansu, maestro nella preparazione dei tradizionali noodles de La via della Seta».

Il nome lamian – si legge nella guida – deriva dall’unione dei termini , che significa tirare, e miàn che significa spaghetto, mentre Lanzhou è la città dove sono nati nel 1500.  I Lanzhou lamian vengono serviti in una zuppa di carne (tāngmiàn) con un brodo cotto per sei ore con coriandolo, ossa di manzo e pepe di Sichuan, oppure saltati al wok e serviti con una salsa (chǎomiàn), letteralmente “spaghetti fritti”.

Tra gli altri cinesi super consigliati da Chef Kumalé anche il nuovo Wasabi in corso Ferrucci e Shi Shang Xuan di corso Vercelli, indicati come autori della migliore cucina wenzhounese della città.

Una precisazione: «Con la definizione di cucina etnica – spiega Kumalé – ci si riferisce a tutta quella serie di locali che solitamente troviamo concentrati nei quartieri multietnici: a Borgo San Paolo o a Barriera di Milano, sovente a ridosso delle stazioni (San Salvario) o dei mercati (Porta Palazzo). Si tratta spesso di locali modesti, a volte scarni ed essenziali, frequentati prevalentemente dalle comunità migranti, che li preferiscono ad altri perché qui trovano i sapori dei piatti di casa delle diverse tradizioni, serviti in modo fedele all’originale, nel rispetto dei precetti religiosi. I locali di Cucine del Mondo, invece, li troviamo più facilmente nelle zone centrali, spesso nei quartieri “bene”, più distinti ed eleganti. A volte si tratta di ristoranti raffinati che ci fanno provare la sensazione di essere in viaggio. La gestione di questi locali è spesso italiana o mista, con menu e piatti che cercano di venire incontro al palato italiano, con un compromesso sull’aspetto della tipicità».

Come scegliere dove andare? «La mia regola è quella di essere scettico nei confronti dei locali troppo fighi, quando fanno lavorare più i designer e gli architetti rispetto ai cuochi. Questa – conclude Castellani – del resto è una guida centrata sul cibo, meno sul servizio e sull’ambiente, ed è dedicata a chi, come me, ama mangiare».

Vittorio Castellani
Vittorio Castellani, credits Ph. Michele D’Ottavio

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